In vista della giornata nazionale antibullismo del 7 febbraio, intervistiamo Andrea Vitello, vittima di bullismo, e autore del libro “Il bullismo nella società”. Storie di razzismo, omofobia, abilismo, sessismo, mobbing, bullismo giovanile e adulto. Come prevenire e contrastare il bullismo attraverso la didattica della Shoah.
(Multimage casa editrice, con prefazione di Emanuele Fiano, introduzione di Riccardo Noury e patrocinio di Pressenza e Amnesty International Italia, postfazione di Devis Dori e copertina di Mauro Biani).
L’autore nel suo libro definisce molto bene in cosa consiste il fenomeno sia giovanile che adulto, oltre a raccontare molte storie sparse in giro per il mondo di vittime che ce l’hanno fatta oppure no. Il 50% del ricavato dei diritti d’autore saranno inoltre devoluti in beneficenza ad Amnesty e Pressenza per il contrasto al bullismo.
Può darci un’idea sui numeri di questo fenomeno sia nell’ambito giovanile che adulto?
Nel 2019, l’UNESCO ha pubblicato un report titolato “Al di la dei numeri: porre fine alla violenza e al bullismo nella scuola” dove ha dato una panoramica generale sui numeri di questo fenomeno. Secondo il report, ben uno studente su tre nel mondo, subisce atti di bullismo. Tuttavia nonostante questi numeri spaventosi si tratta di un fenomeno ancora troppo sottovalutato. Per quando riguardo il Mobbing, il bullismo tra gli adulti, nel 2001, grazie a un sondaggio svolto tra 21500 lavoratori della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Fondazione di Dublino), fu stabilito che l’8% dei lavoratori dell’Unione europea, pari a circa 12 milioni di persone, era stato vittima di mobbing sul posto di lavoro. Se andiamo a vedere i dati più recenti, che secondo gli esperti sono pero sottostimati, riguardanti solo l’Italia, nel 2021 l’INAIL ha spiegato come siano circa un milione e mezzo i lavoratori italiani vittime del mobbing su circa 21 milioni di occupati, mentre siano 5 milioni il numero minimo stimato di persone in qualche modo coinvolte nel fenomeno, come spettatori o amici e famigliari delle vittime. I dati che ho riportato dimostrano quanto il fenomeno nella sua interezza sia giovanile che adulta, non debba essere assolutamente sottovalutato.
Quali posso essere le conseguenze negative, sulla salute, dovute dal fenomeno?
Ė stato appurato che il bullismo porta conseguenze negative per la salute fisica, psicologica e relazionale sia ai bulli, ma soprattutto e in maniera maggiore alle vittime. Tuttavia puo causare ripercussioni negative anche sugli spettatori. Il comportamento prepotente del bullo è associato a risultati scolastici scarsi, inoltre rappresenta un fattore di rischio per il consumo e l’abuso di droghe tabacco e alcol. In età adulta, può manifestare inoltre comportamenti antisociali, violenti e criminali, oltre ad avere più possibilità di sviluppare disturbi mentali. Le vittime a causa di quello che subiscono manifestano grossi livelli di ansia, stress e depressione, che possono portare a tentativi di suicidio. A causa della loro situazione hanno una buona probabilità si soffrire di disturbi psicosomatici, come mal di testa, mal di stomaco, disturbi del sonno e dermatiti. Tutto ciò porta la vittima ad avere una scarsa autostima e a soffrire di solitudine. Per evitare di soffrire, avendo paura del reiterarsi delle prepotenze, cerca di evitare la scuola, dove tra l’altro non riesce ad ottenere un rendimento alto, e le interazioni coi coetanei deprivandosi così di importanti esperienze sociali. Tuttavia bisogna considerare che la maggior parte delle volte sono i bulli a relegarla in una condizione di isolamento sociale. Raggiunta l’età adulta, la vittima tende a mantenere il comportamento evitante, che può finire per causarle un isolamento e un basso livello relazionale sia con la famiglia che con gli altri. Inoltre puo sviluppare delle malattie psichiatriche come la depressione, il disturbo ossessivo compulsivo e gli attacchi di panico. Tale situazione comporta difficoltà lavorative e una rischiosa inclinazione al suicidio. Risulta evidente come le conseguenze per le vittime siano maggiori rispetto a quelle dei bulli, che dai loro comportamenti aggressivi ottengono anche dei vantaggi come quello di avere un gruppo di sodali, di essere rispettati e considerati popolari. Il Mobbing può colpire molto duramente le persone, che al fine di non soffrire aumentano l’assenteismo con i giorni di malattia, dovuti anche ad una perdita di soddisfazione lavorativa, e infine una maggior propensione a lasciare l’azienda o il luogo dove lavorano. I problemi di salute sono caratterizzati dalla perdita dell’autostima, e dal presentarsi di sintomi depressivi, emicranie, ipertensione, dermatiti, dolori all’addome e al torace, tensioni e dolori muscolari, vomito, diarrea, tosse e asma, stress, problemi del sonno, sbalzi d’umore e idee autolesioniste. Inoltre possono anche presentarsi disturbi somatici gravi come pressione alta e trombosi.
Può spiegarci la situazione normativa riguardante il mobbing, in Europa e nel nostro paese?
I paesi nordeuropei sono stati i primi a riconoscere nei testi normativi il fenomeno del mobbing, grazie agli studi scientifici del Professor Heinz Leymann, pioniere degli studi di settore nel contesto lavorativo. Già dal 1975 in Danimarca e due anni dopo in Norvegia e Svezia, vi e un riferimento nelle leggi – alle conseguenze psicologiche che un ambiente di lavoro umanamente ostile può avere sulla salute delle persone -. Tuttavia il riferimento esplicito al fenomeno delle molestie morali, quindi al mobbing, nei testi normativi si e avuto soltanto tra il 1993 e il 1994 a seguito di nuovi studi. In Francia, dove si usa il termine harcelement moral, il 17 gennaio 2002 è stata approvata la legge n. 2002-73, che definisce uno strumento legislativo specifico per la lotta contro il mobbing, mentre negli altri paesi europei non è stata emanata alcuna legge in merito, nemmeno dal parlamento europeo. Per quanto riguarda il contesto italiano non esiste ancora, nonostante si tratti di un fenomeno sociale, una chiara e specifica definizione legislativa.
Nel suo libro propone un nuovo modo per contrastare il fenomeno. Può spiegarci brevemente in cosa consiste?
Si tratta della didattica della Shoah e dei diritti umani. Partendo dallo studio della Shoah e studiando tutte le differenti tipologie di vittime, che oltre agli ebrei comprese i rom e i sinti, gli omosessuali, i testimoni di Geova, i disabili psichici e fisici e gli oppositori politici, possiamo renderci conto quanto qualsiasi forma di violenza sia sbagliata verso qualsiasi persona. Certo in merito alla Shoah mi si potrebbe dire che vi erano gli indifferenti e gli aiutanti dei nazisti, figure presenti anche nel bullismo come indifferenti e aiutanti del bullo, ma io risponderei parlando dell’esempio dei Giusti tra le Nazioni. Lo studio dei diritti umani e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani viene dopo ed è una logica conseguenza, visto e considerando anche che, come riporto nel libro il bullismo e il mobbing rappresentano una grave violazione dei diritti umani. La stessa senatrice Liliana Segre, che io cito nel libro, ha condannato più volte il bullismo, le sue conseguenze, e coloro che rimangono indifferenti in luogo di denunciare. Inoltre ci tengo a sottolineare che bisognerebbe investire di più nella scuola, perché purtroppo l’Italia è il paese dell’Unione Europea che ci investe di meno, addirittura meno della Grecia.
Intervista a cura di Alessandro Silvestri