Entro fine ottobre, salvo improbabili proroghe, l’Italia dovrà presentare all’Unione Europea un piano per impiegare le risorse del programma Safe che ha richiesto, pari a 35 miliardi. A quel punto, finalmente, sapremo che cosa vuol fare il Governo uscente su Difesa ed Ambiente, ovvero due dei dossier più trascurati dal Governo Meloni, ma che non fanno altro che crescere sempre più d’importanza. I nodi vengono sempre al pettine, come ci insegna un vecchio adagio, ed alla fine anche il Governo degli indecisi a tutto, dopo quattro anni impiegati a parlare d’altro (l’autonomia differenziata che non si può fare se prima non vengono assicurati i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) in tutto il Paese, la riforma del premierato che è incostituzionale, e la riforma della giustizia che è stata bocciata dagli italiani con un referendum), dovrà fare i conti con la realtà.
E la realtà è fatta, purtroppo, di guerre e conflitti internazionali che ci coinvolgono direttamente, così come di una crisi climatica che ci investe in pieno. Al Governo ora hanno finalmente capito che devono affrontare questioni come Difesa ed Ambiente, o almeno provarci seriamente, se non voglio che la loro esperienza governativa, anche se la più lunga della storia della Repubblica, passi alle cronache come una delle più inutili.
I 35 miliardi di euro prenotati dal Mef a guida Giorgetti, a quanto si apprende, saranno così suddivisi: 21 miliardi per la Difesa e la Sicurezza, e 14 per l’Ambiente e la Transizione Energetica. Le spese per il comparto difesa, a nostro parere, andrebbero destinati innanzitutto a creare una vera e propria filiera nazionale di droni di tutti i tipi (aerei, marini e terrestri): le guerre in corso, sia in Ucraina che in Medio Oriente, hanno dimostrato quanto i robot siano diventati ormai indispensabili in tutte le fasi dei conflitti: ricognizione, riconoscimento degli obiettivi, bombardamento, attacco e difesa.
L’Italia è sostanzialmente priva di droni e pertanto se ne dovrebbe dotare. La seconda cosa da fare è dotarsi di fabbriche per costruire munizioni: anche in questo caso, le guerre in corso ci stanno dimostrando a quanto poco servano le tecnologie più sofisticate, se si ha carenza di munizioni. È il motivo principale alla base della sconfitta degli Usa in Iran. In terzo luogo, servono risorse per assoldare e formare le truppe: nessuno può pensare di vincere le guerre senza soldati, ed è la ragione alla base dell’incapacità dell’Ucraina di trasformare i suoi successi bellici in rapide e durature conquiste. Se la Germania prevede di avere un esercito di circa 500 mila uomini entro pochi anni, noi, che abbiamo solo 20 milioni di abitanti in meno, dovremmo arrivare ad averne almeno 380 mila. Attualmente siamo fermi a 160 mila unità.
Capitoli Ambiente e Transizione Energetica. Nella versione originaria del Pnrr erano previste diverse misure di riforestazione, di messa in sicurezza degli argini dei fiumi, di riqualifica del verde urbano, e di maggiore tutela dell’ambiente: sono state quasi tutte cancellate in nome del Dio Cemento. Peccato che la scienza dimostri come la presenza di alberi sia decisiva per ridurre gli effetti del riscaldamento: gli alberi offrono ombra e frescura anche nelle giornate più afose, ed un ambiente protetto e ben tenuto, oltre ad essere esteticamente gradevole, ci protegge dagli effetti delle piogge intense, dalle frane e dalle alluvioni.
In Italia, invece, ogni minuto che passa viene cementificata od asfaltata una superficie pari ad un campo di calcio, si abbattono gli alberi, si soffoca il terreno e si offre maggiore superficie riflettente ai raggi solari. In questo modo, come hanno purtroppo dovuto constatare i tanti lavoratori che quest’estate, lavorando all’aperto, hanno sofferto di malori o sono addirittura morti per il caldo, gli effetti delle ondate di calore vengono potenziati e diventano, purtroppo, perfino letali.
C’è poi l’aspetto della Transizione Energetica che chiama in causa direttamente le Fonti di Energia Rinnovabile (FER). E qui si tocca il tasto più dolente in assoluto: il Governo Meloni, infatti, a differenza dei 9 (nove!) Governi che lo hanno preceduto, di ogni orientamento politico, ha emesso un Decreto FER privo di risorse e che conteneva solo delle generiche promesse. Il risultato è che l’obiettivo fissato dal Governo Draghi, di installare 7 Gw di produzione elettrica rinnovabile all’anno, è stato sistematicamente mancato, e per arrivare all’obiettivo di 56 Gw al 2030 ora dovremo correre.
Nel frattempo, naturalmente, sono aumentate le importazioni di petrolio e gas naturale, quest’ultimo soprattutto in forma liquida, da Paesi come Qatar e Stati Uniti, che non sono esattamente due campioni della Transizione Energetica. L’Italia, insieme agli Usa di Trump (chi si somiglia, si piglia, dicevano i nostri bisnonni), sono gli unici due Paesi del G7 che hanno aumentato le emissioni nocive negli ultimi quattro anni. Il che fa veramente ribollire il sangue dalla rabbia, se si pensa che, tra geotermia, fotovoltaico, eolico, idroelettrico e bioenergie, l’Italia avrebbe il potenziale per produrre elettricità ed energia termica (quella che serve per riscaldare e rinfrescare gli ambienti) quasi solo da fonti rinnovabili, che sono pulite, ma anche nostrane, non sequestrabili e non soggette a conflitti.
È troppo, chiedere a questo Governo di occuparsi un po’ del futuro del Paese e degli italiani, dopo essersi occupato quasi solo del futuro politico dei suoi membri, a cominciare dal suo capo, Giorgia Meloni?
Stefano Amoroso