Fra le sfilate dell’Haute Couture parigina, ha piacevolmente stupito la scelta di Jean Paul Gaultier di dedicare la sua collezione a Amy Winehouse, definita dallo stilista «icona di stile assolutamente in sintonia con la mia filosofia eclettica e trasgressiva». Peccato che il padre della cantante non abbia gradito l’omaggio, accusando Gaultier, dalle pagine di un giornale inglese, di aver sfruttato l’immagine della figlia scomparsa a scopo di lucro. Un’imputazione insensata, se pensiamo che – per fama, talento, e creatività – monsieur Gaultier non ha certo bisogno di ricorrere a strategie promozionali di basso profilo. Truccate e pettinate come Amy – pur non avendo i bicipiti illividiti da tatuaggi, le abitudini della ragazza che ama inzaccherarsi la fedina penale, e i postumi espressivi di chi ha trascorso la notte a bere vodka in un covo semi-punk – le modelle di Jean Paul Gaultier, sulle note dei brani più celebri della cantante, indossano gonne strette al ginocchio e zeppe vertiginose. Non mancano i pezzi iconici e la trasgressione condita da ironia, che hanno reso famoso lo stilista francese nel mondo: richiami pin up, corsetteria, giacca-stola di gessato, bustier, e sovrapposizioni di tessuti contrastanti costruiti sul corpo con straordinaria tecnica sartoriale e gusto del colore. Un sex appeal mai volgare, incline a un «femmefatalismo» scimmiottato nelle parrucche colorate, nell’atteggiamento vezzoso, e nella sigaretta fra le labbra. Prima del sipario: vedove velate, e applausi del pubblico. Grazie a Jean Paul Gaultier, e al suo personalissimo intuito pioniere, anche sulle passerelle dell’ Haute Couture per la prossima primavera/estate, trionfa l’immortalità di Amy Winehouse.
Martina de Carli