Cultura

Karl Stengel, da una matita di carbone alle mostre internazionali

Credit "StudioAbba"

La collezione Stengel, che si trova a Firenze per volontà del pittore ungherese e di sua moglie Camilla, è una gemma nascosta nelle ricchezze artistiche della città.

Se volete visitarla e avete deciso di vivere Firenze lentamente, vi invito a perdervi nelle strade dell’Oltrarno. Lasciatevi cullare dall’atmosfera residenziale e popolare di Via dei Serragli, una delle arterie storiche più importanti del quartiere. Questa via unisce i prestigiosi palazzi delle famiglie nobiliari – che la scelsero perché più salubre rispetto alla riva nord dell’Arno – alle botteghe storiche di antiquari, orafi, falegnami e showroom di arte contemporanea. Il tutto a pochi passi da Santo Spirito e San Frediano, quartieri animati da ristoranti veraci dove i residenti si mescolano amabilmente ai turisti.

Arrivati al civico 17 di Via dei Serragli, alzate lo sguardo per ammirare la facciata del prestigioso Palazzo Rosselli Del Turco. Questo edificio in stile barocco fiorentino, dal nudo intonaco chiaro, si distingue per le decorazioni, le modanature in pietra serena e le file simmetriche di finestre ad arco dei piani principali, le cui stanze custodiscono gli splendidi affreschi del Dandini.

Mostra a Tokyo

Oltrepassato l’elaborato portale d’ingresso principale, attraverserete il cortile interno, custode di un antico pozzo, per poi salire al piano nobile. Qui vi troverete nello spazio espositivo permanente dedicato ai dipinti e ai disegni di Karl Stengel (1925-2017). La visita assume oggi un significato ancora più profondo, poiché ricorre a giorni il centounesimo anniversario della nascita dell’artista: un omaggio speciale all’arte e alla memoria del pittore ungherese che ha attraversato il Novecento europeo, riversando nelle sue opere un’intensa storia umana. A darvi il benvenuto troverete la calorosa accoglienza di Vito Abba, direttore dello Studio Abba.

La prima sala si apre con una breve introduzione all’opera del pittore, affiancata da una sua fotografia. Nonostante la storia tormentata di un artista senza compromessi, sopravvissuto ai gulag, lo scatto restituisce un volto dai tratti decisi ma gentili, del tutto privo di vanità, in cui alberga una dolcezza risoluta. Chi lo ha conosciuto, del resto, lo descrive proprio come un uomo dall’aura di umiltà e rigore.

Charles Bukowski scriveva: «Innamoratevi almeno una volta nella vita, non importa per quanto, come o di chi, ma innamoratevi. È tutto un gran casino, ed è bellissimo». E Stengel si è innamorato, sì: dell’arte, di sua moglie, della vita.
Esiste un’affinità intellettuale e artistica che unisce Stengel e Bukowski. Quasi coetanei e totalmente immersi nell’arte, entrambi celebrano il disordine dell’esistenza e dell’amore: Bukowski scrivendo della vita senza filtri, Stengel concependo i suoi disegni come un diario dell’anima. Entrambi vedono nel coinvolgimento totale l’unica via per non restare indifferenti al mondo.

Stengel non solo amava Bukowski, ma ha dedicato parte della sua produzione artistica proprio alle suggestioni nate dalla lettura delle sue poesie, in una sorta di dialogo ideale. A completare questo legame ci sono i versi scritti dalla moglie Camilla Paul-Stengel, che ha immaginato le risposte del marito al Dirty Old Man, unendole ai ricordi di vita vissuta. Nell’opera Leggendo alcune delle tue poesie, Charles Bukowski edito da Edizione Galerie C.C. Paul, München, il segno grafico di Stengel si fonde con la parola scritta, creando un’esperienza emotiva ed estetica profonda.

Nato nel 1925 a Novi Sad, Stengel manifestò fin da bambino il bisogno viscerale di esprimersi attraverso il disegno, affascinato dal contrasto tra luci e ombre. La sua giovinezza, tuttavia, venne spezzata dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. A soli sedici anni fu arruolato a forza nell’esercito ungherese e spedito a combattere sul fronte orientale. Catturato dalle truppe sovietiche, sopravvisse per anni nei brutali campi di prigionia in Siberia, dove l’arte si trasformò nella sua unica ancora di salvezza.
La svolta arrivò quando un ufficiale del campo lo scoprì a disegnare con un pezzo di carbone su un sacco di cemento, e gli ordinò un proprio ritratto. Il successo di quel primo disegno spinse anche gli altri ufficiali a farsi ritrarre, portando paradossalmente alla nascita della sua prima mostra personale, allestita proprio tra le baracche del gulag siberiano.
Terminata la guerra, riuscì a rientrare a casa solo nel 1947. Il regime comunista, tuttavia, lo guardava con sospetto. Le sue origini borghesi gli preclusero l’accesso alle accademie d’arte nazionali, a meno di non piegarsi al Realismo Socialista di Stato, che negava qualsiasi forma di libertà espressiva. Così, nel 1956, con l’arrivo dei carri armati sovietici inviati a reprimere la rivoluzione ungherese, l’artista fuggì a Monaco.

La Germania divenne la sua nuova patria elettiva. Studiò all’Accademia di Belle Arti di Monaco e, in seguito, insegnò alla Pädagogische Hochschule. Sebbene fosse ormai immerso nella vivace scena europea del dopoguerra, Stengel rimase sempre convinto che la vera indipendenza nascesse dal non vivere di sola arte, al riparo dai capricci di galleristi e mercanti. Per lui, l’insegnamento rappresentò lo scudo ideale per proteggere la propria creatività da ogni compromesso.
Durante gli anni dell’insegnamento si innamorò di una sua studentessa, Camilla Paul, che divenne in seguito sua moglie, la sua gallerista e la sua più grande sostenitrice. Insieme scelsero di ritirarsi a Loro Ciuffenna, un borgo in provincia di Arezzo, dove acquistarono una casa rustica immersa nella natura. In questo luogo condussero un’esistenza semplice, quasi monastica: l’artista non ebbe mai bisogno dell’ammirazione altrui, tanto che la sua prima collaborazione con una galleria risale solo al 1977.

Nel 2006, grazie a un amico comune, il gallerista Vito Abba scoprì le opere di Karl Stengel e ne rimase profondamente colpito. Nacque così un legame che spinse Abba a convincere l’artista, da sempre molto riservato, ad affidargli la cura delle sue mostre. Stengel, infatti, era estremamente selettivo nella scelta dei contesti espositivi e dei colleghi con cui condividere gli spazi. Quel sodalizio, lungo e proficuo, culminò nel 2016 con una straordinaria mostra personale a Palazzo Loredan, a Venezia: un successo memorabile, definito dallo stesso artista come la migliore esposizione della sua carriera.

Nel 2017 Stengel scelse di affidare la sua intera eredità artistica allo Studio Abba e alla Karl Stengel Collection, poco prima di spegnersi all’età di 91 anni nella sua casa di Loro Ciuffenna.
Il suo stile oscilla costantemente tra l’espressionismo tedesco e l’arte informale, in un continuo dialogo tra astratto e figurativo. Nelle sue opere, questa urgenza dell’anima si traduce in tratti nervosi, colori primari intensi e composizioni che rifiutano la rigidità della forma per dare voce a un’emozione fisica e istintiva.
Le sue opere su carta – realizzate a matita, china o carboncino – testimoniano il confronto costante dell’artista con il mondo. Ritraggono un’umanità “stropicciata” fatta di prostitute e avventori che animano le taverne, figure che mostrano la propria fragilità emotiva e che, pur nel degrado o nel disordine, conservano una profonda bellezza. Se i disegni nascevano da riflessioni personali, letture di giornali, mutamenti politici e dalle pagine di autori come Shakespeare, Pessoa, Rilke, Beckett, Paz, Cendrars e Bukowski, i grandi dipinti erano invece ispirati dalle note di Bach, Stravinskij, Beethoven, Schumann, Prokofiev e dalla musica popolare. Karl dipingeva sempre ascoltando musica nel suo studio, trasformando l’atto creativo in una reazione vitale agli stimoli sonori.

Tra i suoi soggetti ricorrenti spicca una figura solitaria, statuaria e senza volto, stagliata contro uno sfondo che ricorda la pagina di un libro o un palcoscenico, mentre alle sue spalle un universo in tumulto evoca tutto il caos del Novecento.

L’esposizione permanente dedicata ai dipinti e ai disegni di Karl Stengel è visitabile esclusivamente su appuntamento, dal lunedì al venerdì, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00. Per prenotare, potete contattare lo Studio Abba al numero 055 051 6161 o scrivere a info@studioabba.com.

Inoltre, fino al 17 settembre, due opere dell’artista saranno esposte al Tokyo Metropolitan Art Museum in occasione della AJAC Exhibition, nel cuore del parco di Ueno a Taito-ku. La galleria è aperta tutti i giorni dalle 9:30 alle 17:30.