Corsivo

La censura alla satira dei finti intellettuali di sinistra

 

L’altro giorno su questo giornale è stato pubblicato un articolo di costume, detto in gergo di colore, sui giovani ragazzi democratici. Un pezzo sagace, divertente e decisamente ironico. Con la diffusione virale dei social network ha avuto immediatamente un boom di lettori, che hanno subito deciso come schierarsi. La maggior parte di questi ha apprezzato le qualità sopra descritte, a prescindere dal loro schieramento politico; persino alcuni dei diretti interessati e nominati nell’articolo si sono fatti portavoce intelligenti di tale pezzo, citandolo e riprendendolo in dettagli e particolari che, sebbene decisamente irriverenti, trovavano evidente spazio nella realtà.

Altri ne hanno fatto questione personale: e giù di lì sono iniziati insulti e improperi nei confronti dell’autrice dell’articolo e del nostro giornale che la ospita. Si è iniziato tentando di screditare la nostra testata definendola lavitoliana, senza sapere evidentemente che il nostro giornale nulla c’entra con l’imbroglio messo in piedi dall’esule volontario e dal fuggiasco Lavitola. Il buon Valter con ingegno criminale mise in piedi un’operazione per accedere ai finanziamenti per l’editoria pubblicando un falso Avanti!, registrando una testata di egual nome alla nostra storica. Chiarito il punto una volta per tutte, torniamo al pezzo.

Schivate le infamie sulla nostra integrità morale e professionale, i detrattori dell’articolo hanno spostato l’attenzione sull’autrice e, trascurando il buon senso, le hanno dedicato attacchi infamanti e insulti di ogni specie. Inutile dire che il particolare che sia una donna ha fatto sì che le parole rivoltele potessero avere anche le solite allusioni sessuali e maschiliste. A questo non vale neanche la pena rispondere, se non fosse che simile attacchi sono arrivati anche da ragazze e donne che avrebbero potuto loro trovarsi nella medesima posizione. Allora ho pensato: forse è proprio vero, la satira è un’ombra gigantesca da usare a piacimento non nei confronti del potere tutto o della rappresentanza partecipata di politica e cultura. No, non è così.

La satira delle vignette allusive, dei comici da prima serata e delle canzoni deridenti è qualcosa che deve esistere solo quando ad essere colpiti sono i bersagli predefiniti, quelli considerati politicamente scorretti e per i quali l’attacco è dovuto. Diverso è se ad essere derisi sono i moralizzatori e i detentori della satira tutta, coloro che siedono sugli scranni di ruoli più o meno dirigenziali e dall’età più o meno giovane. Ecco, questi non bisogna nominarli, perché è politicamente scorretto, è fuori moda, non è abbastanza radical chic.

Allora noi siamo scorretti, ci definiamo démodé e mai chic. Ci contentiamo dei nostri lettori, andiamo dritti per la nostra strada, tenendo ben presente in testa che la gente è solo in parte quella che critica sui social e nei blog il pensiero assai diffuso e molto poco rivelato pubblicamente dai più. La gente è quella che si è stancata della stagnante pochezza di queste persone che si credono intellettualmente e culturalmente superiori. La gente ha voglia di partecipare e di sentirsi libera, così come scriveva un grande poeta in una canzone tanto decantata proprio da coloro che si sono vestiti in questi giorni da censori. Da parte mia e della redazione tutta vera solidarietà alla nostra autrice. Fieri di essere Avanti! e convinti dell’uguaglianza nel poter esprimere tutti il proprio pensiero.