Appartenere ad un sistema democratico significa poter godere dei diritti che quel sistema garantisce, ma non senza rispettarne i doveri. Come quello che obbliga i cittadini al rispetto dei diritti umani riconosciuti come fondamentali e inviolabili. Sulla scia di questo principio sacrosanto, il segretario del Psi, Riccardo Nencini, è intervenuto in Senato in occasione della votazione per l’approvazione del ddl di ratifica ed esecuzione della Convenzione di Istanbul relativa alla prevenzione e alla lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica. Dopo il via libera dei giorni scorsi della Camera, anche il Senato ha approvato all’unanimità la ratifica con 274 voti. Un passaggio importante per la democrazia italiana, rispetto al quale Nencini ha voluto sottolineare la «centralità dell’individuo sul genere» che caratterizza le società più avanzate ricordando, ancora una volta, che «la violenza sulle donne è sempre una violazione dei diritti umani».
NUOVE FORME DI VIOLENZA – Da sempre vittima di discriminazione, oggi, le donne vivono nuove e mutate condizioni di sopruso che vanno a sommarsi a quelle che Nencini ha definito «antiche forme di violenza ‘tradizionali’ non ancora superate». Un terreno sul quale l’essenza stessa dell’Europa e le sue radici culturali e politiche sono chiamate a confrontarsi. Proprio per questo, il segretario socialista sottolinea la necessità che la Convenzione di Istanbul, «prenda in considerazione anche, tra le forme di violenza, quello che di nuovo appare all’interno dell’Unione» dotandosi di «strumenti necessari per affrontare queste nuove forme di violazione». Strumenti ispirati ad «un principio che a mio parere è un valore in sé»: per Nencini, infatti, «il godimento delle libertà e dei diritti costituzionali in qualsiasi Paese dell’Unione» non può prevedere alcun tipo di eccezione che permetta violazioni perpetrate nel «nome della tradizione, di usi o di costumi e nemmeno nel nome di alcuna affermazione di natura religiosa. Tutelare le diversità culturali e religiose», per il segretario socialista, «vuol dire innanzi tutto non consentire a chicchessia di calpestare i diritti dell’individuo e quindi della persona».
IL TAVOLATO DEI DIRITTI UMANI – In linea con questi principi, Nencini ha proposto di lavorare, accanto alla Convenzione, affinché il «Governo italiano e il suo Presidente del Consiglio difendano nel cuore dell’Unione europea, e dunque a Bruxelles, una sorta di “tavolato di diritti comuni”, che debba essere considerato come ingrediente fondamentale per tutti quei Paesi che intendano aderire all’Unione». Un’idea che richiama quanto chiesto circa dieci anni fa dal Ralph Dahrendorf quando, rivolgendosi all’Unione europea, chiedeva di impegnarsi concretamente affinché fosse creato un tavolo di diritti comuni, diritti di base condivisi, che diventasse patrimonio di ciascun Paese. Punto rispetto al quale Nencini ha sottolineato che «ancora l’Europa non può ritenersi soddisfatta da questo punto di vista». Ma diritti significa anche strutture in grado di renderli effettivi. Senza questa prerogativa si tratterebbe di vuota retorica. Per questo il senatore socialista ha chiesto di «aumentare i fondi nei Servizi sanitari regionali per sostenere ed aiutare anche preventivamente» le vittime di violenze domestiche.
LA CREAZIONE DI UNA STRUTTURA CHE TUTELI I DIRITTI UMANI – Infine Nencini parla della necessità di creare una vera e propria istituzione che si occupi e segua della tematica dei diritti umani: una struttura che operi «a livello centrale» di cui l’Italia non è ancora datata che rappresenterebbe una sorta i sintesi «avrebbe un senso se sedesse nella sua sede dovuta, cioè quella della Presidenza del Consiglio».
LA RATIFICA DELLA CONVENZIONE DI NIZZA – Infine, l’ultima questione sollevata dal senatore Nencini riguarda «l’adozione delle singole parti della Carta di Nizza, adottata nel 2000 e fatta propria dal Governo italiano pochi anni dopo». Il leader del Psi ha ricordato, infatti, che «all’adozione di documenti comunitari spesso non segue l’adozione delle singole parti in norma», invitando «l’Assemblea a riconsiderare la Carta di Nizza di 13 anni fa, le parti che sono state scelte ed infisse in una norma e quelle che invece ancora vagano insolute». Un passo che rappresenterebbe «la chiusura di questo cerchio legato alla discussione della Convenzione di Istanbul» e che consentirebbe al nostro Paese di farsi portatore «in Europa di una misura di civiltà e di libertà che legherebbe la ratifica e l’adozione della Convenzione anche ad una serie di provvedimenti specifici».