Lazio

La differenza tra opportunismo e opportunità

REGIONE LAZIO

Quando si fa politica, si dovrebbe avere ben chiaro in mente un principio fondamentale che regola la res publica: la differenza tra opportunismo e opportunità. Si fa politica per creare opportunità per il territorio, per creare opportunità nel mondo del lavoro, per creare opportunità di integrazione, coesione sociale e tutela ambientale. L’opportunità è in nuce al dettato politico, liberale o progressista che sia, al pari delle categorie kantiane che determinano lo spazio vitale dell’uomo civile.

L’opportunismo è esattamente il contrario e non può essere un valore su cui poggiare le fondamenta di una società democratica come quella italiana. E’ paradgmatico, quanto aberrante, che ancora oggi molti politici, o presunti tali, si dilettino a veicolare opportunismo e opportunità a seconda dei casi. E’ una consuetudine abietta, non machiavellica (il rapporto tra virtù e fortuna si gioca per cogliere l’occasione e non il particolare, tanto che senza l’occasione la virtù si spegne e senza la virtù l’occasione viene sprecata), ma stolida, distopica, umiliante e dannosa.

Abusare per mere finalità particolaristiche di un ruolo assegnato, con suffragio dalla comunità, è una sconfitta per la politica, è l’anticamera dell’illecito, è un atto sovversivo che va stigmatizzato condannato e sanzionato. Non è concepibile, specialmente oggi con i valori della cultura e società occidentale ripetutamente sotto attacco, continuare a perpretare tali consuetudini.

E’ oltremodo un affronto a questo territorio, il Lazio, martoriato da crisi sociali, corroso da veleni e svenduto al miglior offerente. Uno schiaffo a queste genti che oggi soffrono e con dignità chiedono rispetto. Basta. Si abbia il coraggio di intervenire. Il basso Lazio va difeso con il coltello tra i denti e non barattato per trenta denari o per un incarico affidato a qualche congiunto come purtroppo succede costantemente.

Barbara distribuzione dei pani e dei pesci declinata e reiterata anche da questa amministrazione regionale, per ogni qualsivoglia ente non necessario che invece di venire soppresso acquisisce, nel tempo, status e rivalutazione di costi non indifferenti, sempre a carico dei cittadini.

Basta vedere il caso delle ASP. Le originarie IPAB (legge Crispi) sorte in epoca sabauda, regno di Italia, avevano un senso e hanno avuto un peso specifico fino agli inizi degli anni 50 del secolo scorso contribuendo ad alleviare le sofferenze di una moltitudine di famiglie italiane afflitte da povertà endemica e disagi derivanti dalle tante guerre succedutesi ripetutamente dal 1860. Oggi, 2026, sulla necessità di strutture e enti come le ASP (ex Ipab) c’è molto da dire. Rappresentano uno scolorito e costosissimo retaggio socio-politico al pari dell’ex ONPI, almeno questo è stato definitivamente soppresso e messo in liquidazione nel 1978 perchè anacronistico e inutile.

Non diversa sorte doveva essere riservata alle IPAB, perccato che la politica cogente, abituata alla sportula, perde il pelo ma non il vizio e le Asp le cui competenze potrebbero, o meglio, dovrebbero essere gestite direttamente dagli enti locali, comuni e province, proliferano e sono ambite da una ridda di famelici politici di seconda fascia che fanno la fila per una “cadrega” comoda e remunerativa.

Torniamo sempre al solito discorso, l’ente regione statuito dal titolo V della costituzione va rivisto. La regione è una struttura farraginosa, da costi di gestione assurdi e da competenze duplicate o condivise in malomodo, fortemente burocratizzata. E’ una struttura elefantiaca, molto distante dai territori, che a sua volta disperde risorse erariali in un mare di enti secondari e consorzi le cui funzionalità sono limitate se non inesistenti. Se non si torna alla centralità e alla premialità degli enti di prossimità, Comune e provincia, il welfare e l’efficienza della macchina dello stato sarà sempre deficitaria. Si inizi a tagliare gli enti inutili a partire da orpelli quali le Asp e si proceda a riassegnare le deleghe a chi originariamente è deputato alla tutela della comunità che ne gioverebbe notevolmente.

Lorenzo Fiorini