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La festa del lavoro che non c’è

Lavoro

LavoroNon è solo una festa, ma anche una giornata di lotta. Una giornata che serve ai lavoratori per prendere coscienza della propria forza. E, ai datori di lavoro, per ricordare loro che senza l’apporto decisivo e fondamentale del lavoro non si raggiunge nessun obiettivo economico. La Festa dei lavoratori, o meglio la Festa del lavoro, è un particolare momento celebrativo che ricorre annualmente e viene attuata per rammentare soprattutto l’impegno del movimento sindacale ed i traguardi conseguiti in campo economico e sociale dai lavoratori. La festa del lavoro è per questo riconosciuta in molte nazioni della terra, ma non ancora in tutte.

Il Mondo del lavoro cambia repentinamente ed è in rapida, costante trasformazione. In fabbrica, pochi operai lavorano in maniche di camicia in compagnia di tanti robot. Anche i lavoratori acquistano dignità sul posto di lavoro ma tutto ciò accade, mentre l’eccessiva, inesorabile flessibilizzazione del mercato del lavoro continua a produrre ulteriore, persistente precarietà. Una sorta di instabilità permanente e dannosa non compensata peraltro nemmeno da adeguate e sufficienti tutele e protezioni previdenziali e assistenziali. Manca insomma nel panorama normativo nazionale il tanto ventilato (e invero anche trasversalmente auspicato da tutte le formazioni politiche, almeno a parole) statuto dei lavori. In pratica, una efficace,  aggiornata e più attuale revisione della legislazione del lavoro da sovrapporre a quella oramai datata e non più al passo dei drastici mutamenti nel frattempo intervenuti, sancita nello statuto dei lavoratori licenziato all’inizio degli anni settanta a seguito – giova sottolinearlo – delle eroiche lotte operarie del 68-69.

A questo si aggiunga poi che i datori di lavoro illuminati sono davvero pochi, e, come se non bastasse, c’è sempre chi trova nuovi e più subdoli modi per sotto retribuire il più possibile il lavoro. Da questo punto di vista non si può mai abbassare la guardia, anzi, occorre, al contrario, controllare con maggiore attenzione e più puntuale frequenza le nuove forme di lavoro, proprio per contrastare con successo la pericolosa tentazione, mai sopita, di instaurare nuove forme di sfruttamento. Ma soprattutto bisogna instancabilmente vigilare per  impedire, a chi sfrutta i lavoratori, di fare concorrenza sleale a chi invece riconosce i loro diritti, chi ci governa dovrebbe difatti agevolare  espressamente i datori di lavoro osservanti e rispettosi delle leggi e perseguire con severità ed in maniera esemplare chi ha come unico scopo  l’utile a tutti i costi e senza scrupoli. E’ per questo che il primo maggio deve essere una giornata di festa ma anche una giornata di lotta e di rivendicazione dei diritti dei lavoratori e principalmente dei giovani aspiranti tali, un esercito sconfinato formato da intere generazioni alle quali viene purtroppo ingiustamente negata (sebbene scevri da ogni colpa e nonostante ogni impegno profuso) la possibilità di vivere decorosamente e di costruirsi un avvenire certo e dignitoso, senza dimenticare quello che è stato nel corso del tempo ma guardando con grande ponderazione, intelligenza e lungimiranza al presente ed al futuro del mondo del lavoro.

PENSIERI DA TWITTER E NON SOLO – “Noto sempre una certa disparità tra il giorno dedicato alla festa dei lavoratori e i 365 sacrificati alla disoccupazione”

“Il 40% dei giovani è senza lavoro, il restante 60% è senza futuro”

“L’Italia è quel paese dove finisci di studiare e ti ritiri dal mondo del lavoro nello stesso momento”

Sono riflessioni che alcuni nostri giovani hanno messo in giro sul web in questi giorni: meriterebbero delle risposte. Ricordiamocene.

Carlo Pareto