Opinioni e commenti

La fortezza del Cremlino: la mutazione capitalista dell’URSS e la sfida del socialismo tecnologico

geopolitica russa

C’è un filo rosso – o per meglio dire, un filo di finto rosso – che unisce il declino del tardo impero sovietico all’autocrazia russa contemporanea di Vladimir Putin e del suo partito, Russia Unita.

Per noi socialisti, analizzare la Russia odierna significa svelare una gigantesca mutazione storica: la metamorfosi reazionaria dell’Unione Sovietica. Una mutazione nata non per liberare i popoli, ma per salvare le strutture profonde di un potere burocratico giunto a uno stallo fatale.

Quando la paralisi economica degli anni ’80 ha reso insostenibile il vecchio modello pianificato, la Nomenklatura non ha cercato una via verso la democrazia o l’emancipazione dei lavoratori. Al contrario, ha scelto di privatizzare lo Stato a proprio favore. Coloro che ieri erano i burocrati del PCUS, oggi sono i miliardari di Russia Unita che controllano i colossi energetici e le ricchezze siberiane.

Il presunto “crollo” del 1991 non è stato una rottura, ma lo strumento per superare lo stallo attraverso la nascita di un capitalismo di Stato iper-classista e oppressivo. Oggi la Russia di Putin usa i simboli sovietici come anestetico per le masse. Agita la bandiera della Vittoria del 1945 per nascondere una realtà drammatica: l’abolizione di ogni diritto di sciopero, la distruzione del welfare e disuguaglianze sociali che farebbero inorridire i pionieri del movimento operaio.

Questa metamorfosi mette a nudo la storica lezione del socialismo democratico italiano, da Filippo Turati a Giacomo Matteotti, fino all’autonomismo di Pietro Nenni e Bettino Craxi: quando si cancella la libertà civile in nome dello Stato, l’esito finale non è mai il riscatto sociale, ma una dittatura pronta a convertirsi al peggior capitalismo selvaggio pur di mantenere i propri privilegi. Ma la sfida odierna si gioca su un terreno ancora più insidioso, che investe direttamente il concetto di socialismo tecnologico.

Per la sinistra del XXI secolo, il socialismo tecnologico rappresenta l’uso dell’automazione, dell’intelligenza artificiale e delle reti digitali non per sorvegliare, ma per liberare il tempo umano, redistribuire la conoscenza e democratizzare le decisioni economiche. Al contrario, la metamorfesi dell’URSS in Russia Unita ha partorito un mostro speculare: un tecno-autoritarismo patriottico.

Il Cremlino usa gli algoritmi, il controllo algoritmico della rete (Runet) e il tracciamento digitale dei flussi finanziari per blindare il consenso oligarchico e reprimere il dissenso operaio. Il socialismo tecnologico vuole la pianificazione partecipativa e orizzontale attraverso i dati; il putinismo usa la tecnologia per la sorveglianza verticale e la guerra cibernetica.

Di fronte a questo sistema blindato che unisce la violenza bellica dell’imperialismo e la sorveglianza digitale, il socialismo italiano deve rifiutare ogni forma di “rosso-brunismo” e riscoprire la propria vocazione originale. La Russia Unita di Putin non è un’alternativa all’Occidente capitalista: è un regime reazionario, clericale e anti-operaia. La nostra risposta deve essere un internazionalismo democratico e tecnologico.

Raffaele Amendola