Esteri

Grecia salva. Aiuti per 130 mld di euro e stretta sul commissariamento

Grecia salva. Aiuti per 130 mld di euro e stretta sul commissariamento

Per ora la Grecia è salva. Dopo oltre 13 ore di estenuanti trattative i ministri economici e finanziari dell’Unione europea (Eurogruppo) hanno raggiunto un accordo per sbloccare i 130 miliardi di euro del secondo pacchetto di aiuti internazionali, da erogare fino al 2014, che dovrebbe consentire ad Atene di evitare il fallimento il mese prossimo. L’intesa prevede anche la cancellazione di una parte importante del debito greco – 107 miliardi di euro –  detenuto dai creditori privati. Tuttavia il commissariamento del Paese sarà rafforzato da una maggiore presenza della Troika (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale), che sarà di fatto permanente.

MONTI SODDISFATTO – Iniziato alle 16.00 a Bruxelles, l’incontro si è prorogato fino alle 4 del mattino, con ulteriore conferenza stampa a partire dalle 5.20.  «L’accordo garantisce la tenuta della Grecia nell’euro e le dà il tempo di tornare su un percorso di crescita sostenibile, assicurando la credibilità della zona euro nel suo complesso» ha dichiarato al termine dei colloqui il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Junker. E anche il nostro presidente del Consiglio Mario Monti, membro del gruppo in quanto ministro dell’Economia, ha definito l’accordo «un bel risultato per la Grecia, per l’Eurozona e per i mercati». C’è voluto «un lungo lavoro», ha aggiunto ma alla fine «l’Europa è in grado di funzionare».

RIDUZIONE “VOLONTARIA” – Per dare via libera al secondo salvataggio in meno di due anni l’Eurogruppo ha chiesto ai greci  di portare il rapporto debito/Pil (Prodotto interno lordo, l’intera ricchezza prodotta da un Paese) dal 160% di oggi al 120,5% nel 2020, lievemente sopra l’obiettivo iniziale di 120%. In particolare, come spiegano le agenzie economiche, i creditori privati della Grecia (banche, assicurazioni e fondi) hanno accettato una riduzione “volontaria” del 53,5% nel valore nominale dei titoli di stato greci detenuti nei loro portafogli, mentre il piano iniziale prevedeva un taglio del 50%.

SWAP E FMI – L’accordo raggiunto rende inoltre possibile un’operazione di swap (scambio di flussi di cassa) tra bond greci e titoli a più lungo termine e con tassi di interesse più bassi: lo scopo è arrivare così a un taglio del debito pubblico greco di circa 100 miliardi di euro. Sempre per evitare il fallimento, la Banca centrale europea ha accettato di versare alle banche centrali nazionali dei Paesi dell’euro i profitti registrati sui bond greci negli ultimi due anni. A loro volta, le banche centrali nazionali trasferiranno i profitti ai rispettivi governi che li gireranno alla Grecia «per garantire ulteriormente la stabilità delle finanze pubbliche». Resta da capire come si muoverà Il Fondo monetario internazionale (Fmi). Christine Lagarde, alla guida dell’organismo finanziario, ha detto che i vertici si riuniranno la seconda settimana di marzo per decidere il loro contributo al nuovo salvataggio della Grecia. Il prossimo 20 marzo andranno in scadenza 14,5 miliardi di bond ellenici. Senza il salvagente europeo, il Paese non avrebbe avuto le risorse per rimborsarli e sarebbe ufficialmente andato in bancarotta. Ieri tutte le Borse europee avevano chiuso in rialzo, scommettendo sul sì agli aiuti, mentre questa mattina, dopo la maratona notturna, hanno aperto all’insegna della cautela.

LE TAPPE DELLA  CRISI – La crisi della Grecia, il cui debito pubblico ammonta oggi a circa 315 miliardi di euro, ha radici lontane e profonde.  Il patto di stabilità e crescita, ratificato nel 1997, stabiliva le norme per il bilancio degli Stati membri dell’Unione Europea ma quasi la metà lo hanno violato, tra cui il governo greco, che però ha nascosto la vera entità del debito per proteggere il Paese dalla crisi del  2008. A dichiarare il rischio di bancarotta è stato lo stesso presidente George Papandreou nel 2009 subito dopo le elezioni. Nel 2010 e 2011 il Paese è sprofondato nella crisi nonostante piani di austerità e manovre finanziarie, evidentemente non efficaci per scongiurare il default. A novembre 2011 il premier George Papandreu si è dimesso lasciando il posto all’economista Lucas Papademos, designato alla guida di un governo provvisorio di coalizione. In una lunga e contrastata seduta il 12 febbraio il parlamento greco ha approvato un nuovo, importante piano di austerity per scongiurare il default, in un’atmosfera segnata da disordini e scontri di piazza con centinaia di feriti. Il piano, che prevede tra le altre  cose il 22% di riduzione del salario minimo, pensioni più basse e tagli ai posti di 15.000 dipendenti statali, era conditio sine qua non  per ottenere dalla Troika i 130 miliardi di euro.

Luciana Maci