
Salvato dalla Lega, e chi lo avrebbe mai detto. Tempi duri per il governo di Enrico Letta che, giorno dopo giorno, vede allargarsi la schiera dei detrattori, rafforzarsi il ‘partito delle elezioni’, visto che se nell’ultimo voto di fiducia al Senato l’Esecutivo aveva incassato 235 sì, questa volta la legge sulle riforme costituzionali incassa solo 218 voti a favore. Appena 4 voti in più rispetto alla fatidica soglia di 214. Le larghe intese tra Pd, PdL e Scelta Civica si allargano per l’occasione indossando la camicia verde. Tempi duri per il governo e nuvoloni neri all’orizzonte. Anche perché, sul fronte delle vicende giudiziarie del signor Berlusconi le cose sembrano precipitare dopo l’ultimo rinvio a giudizio del Cavaliere, a Napoli, in merito al caso De Gregorio e alla compravendita di senatori.
Un quadro ingarbugliato, dunque. Il senatore socialista Enrico Buemi all’Avanti! aggiunge un’altra lettura della situazione: «In effetti dovremmo considerare quanto avvenuto non come un indebolimento, ma come un rafforzamento dell’Esecutivo. All’indebolimento numerico corrisponde, infatti, un rafforzamento sul piano politico. Innanzitutto la maggioranza è ben solida visto che, nel caso specifico si trattava di una legge costituzionale che richiede una maggioranza dei due terzi. In più c’erano molte assenze, ma soprattutto dobbiamo considerare che le divisioni interne al Pdl rappresentano si un punto di debolezza per la maggioranza, ma anche un momento di chiarificazione dei rapporti che favorisce un adesione più solida delle forze politiche che scelgono di stare dalla parte di Letta».
Di fatto le “colombe” del delfino Alfano, che sembra voler nuotare con le sue pinne, fanno quadrato intorno all’esecutivo di grande coalizione: capitanati dal ministro per le Riforme istituzionali, Gaetano Quagliariello, annunciano che sarebbe già pronto un gruppo parlamentare autonomo a Palazzo Madama con tanto di firme di 24 senatori del PdL. Tanti quanto bastano mantenere in vita la Grosse Koalition “all’amatriciana” anche qualora il Cav decidesse di staccare la spina.
Uno scenario che ben sintetizza il segretario socialista Riccardo Nencini che definisce il governo «senza alternativa, ma pieno di spifferi». Nencini analizza gli equilibri politici che tengono in piedi il governo sottolineando che l’esecutivo di Letta è «gravato da due fattori negativi e uno positivo. I due negativi sono, da un lato, un accidente, cioè la questione della decadenza di uno dei leader a sostegno del governo». L’altro, forse più importante, riguarda l’essenza stessa dei governi di responsabilità che, ricorda il senatore socialista, «si tengono se c’è un riconoscimento reciproco che manca in Italia. E questo provoca difficoltà a non finire». Ma allora qual è il fattore positivo? «Semplice, che non ci sono alternative. Anche perché c’è un altro elemento che garantisce la tenuta: fino a che non ci sarà una nuova legge elettorale e finché i due schieramenti non sono pronti a presentarsi agli elettori, e ad oggi non lo sono, non si andrà al voto».
Insomma, analizza Nencini, la legge elettorale, per ora, non si cambia perche i grandi partiti, e lo stesso Grillo in testa, «fanno come i ladri di Pisa che il giorno litigavano e la notte andavano a rubare insieme, sostengono che la legge sia obbligatorio modificarla, ma in concreto non lavorano in questo senso perché così com’è la legge consente loro di scegliere i propri parlamentari».
Tatticismi a parte, però, il segretario del Psi ribadisce che «un conto è la tenuta, un altro l’efficacia dell’azione di governo. Misurarne l’efficacia significa anche valutarne la durata perché se il governo è destinato a produrre pochi effetti positivi allora si logora e si spegne».
Roberto Capocelli