Le ferie stanno per finire, ma in politica l’estate non ha portato alcuna tregua. Anzi. Mentre gli italiani cercavano refrigerio tra ventilatori, condizionatori e qualche bagno al mare, nei partiti le braci hanno continuato ad ardere. A Destra come a Sinistra.
E le scintille che si sono viste in agosto lasciano immaginare un autunno tutt’altro che tranquillo. Sul fronte dell’opposizione, Giuseppe Conte sembra avere ormai ingranato la marcia verso le primarie, deciso a giocarsi fino in fondo la partita della leadership e a proporsi come il candidato in grado di guidare il campo progressista contro il centrodestra alle prossime elezioni politiche.
La questione, però, non è soltanto conquistare la leadership. È riuscire a convincere gli alleati che quella coalizione esista davvero e non sia, almeno per ora, una costruzione più visibile nei sondaggi che nella realtà politica. A Destra, intanto, il quadro non appare molto più tranquillo.
Roberto Vannacci si muove in una posizione sempre più autonoma, osservando con attenzione gli equilibri della Lega e il possibile spazio politico che potrebbe aprirsi alla destra della destra. Un progetto che, se dovesse trasformarsi in una vera operazione di conquista, rischierebbe di creare non pochi problemi a Giorgia Meloni e alla maggioranza. La premier si avvicina a un traguardo significativo: il 4 settembre il suo governo raggiungerà la durata che lo porterà a essere il più longevo della storia repubblicana. Un risultato politico importante, ma che arriva in una fase nella quale gli alleati sembrano avere sempre più interesse a marcare le proprie differenze che a mostrare compattezza.
Sul versante progressista, Elly Schlein dovrà invece fare i conti con una doppia partita. Da una parte, tenere insieme un Partito democratico nel quale non mancano tensioni e posizioni differenti; dall’altra, contenere l’iniziativa di un Conte che sembra intenzionato a conquistare uno spazio sempre maggiore nella futura coalizione. Il rischio è che, quando arriverà il momento di costruire un’alternativa alla maggioranza, il problema non sia più soltanto come battere la Destra, ma soprattutto chi debba guidare quella battaglia e con quale alleanza. Intanto, però, fuori dai palazzi la politica sembra parlare sempre meno agli italiani.
Gli elettori assistono da lontano a uno spettacolo che tende a ripetersi: migranti, guerra in Ucraina, Medio Oriente, scontri tra partiti, dichiarazioni incrociate e polemiche quotidiane. Anche le battute di Donald Trump sembrano ormai aver perso parte della loro capacità di sorprendere. A forza di riproporre gli stessi copioni, il rischio è che il pubblico finisca semplicemente per cambiare canale. Ed è forse questo il dato politico più importante.
Il Paese reale non vive soltanto di leadership, primarie, alleanze e posizionamenti. Vive di salari, tasse, sanità, pensioni, lavoro, imprese, sicurezza e futuro. Vive delle preoccupazioni quotidiane di milioni di persone che dalla politica si aspettano soprattutto risposte. La sensazione, invece, è che i partiti siano spesso più interessati a stabilire chi debba occupare il centro della scena che a spiegare quale soluzione intendano offrire ai problemi del Paese.
Così, mentre la politica continua a discutere su chi debba fare il pompiere e chi il piromane, gli elettori rischiano di stancarsi dell’incendio. Il caldo, prima o poi, passerà. La stagione politica, invece, è appena cominciata. A settembre potrebbero riaccendersi tutte le tensioni accumulate durante l’estate: la leadership dell’opposizione, gli equilibri del centrodestra, il futuro della Lega, lo spazio del Centro e la capacità del governo di mantenere compatta una maggioranza nella quale le ambizioni personali e le strategie dei partiti sembrano diventare sempre più evidenti. Il vero pericolo, però, è un altro. Che mentre i politici continuano a contendersi il ruolo di pompiere o di piromane, gli italiani decidano semplicemente di spegnere la televisione. E quando un Paese smette di ascoltare la propria politica, non è detto che dalle ceneri nasca qualcosa di nuovo. Potrebbe anche voler dire che, questa volta, l’incendio ha bruciato la fiducia.