I sondaggi restano uno strumento utile. Sarebbe sbagliato demonizzarli o considerarli inutili soltanto quando restituiscono numeri che non ci piacciono. Ma forse è arrivato il momento di ripensarli. O, almeno, di chiedersi se i criteri con cui viene fotografata la politica italiana siano ancora sufficienti a raccontare ciò che accade nel Paese reale.
La questione diventerà ancora più importante se nella prossima legge elettorale entreranno le preferenze. Perché, in quel caso, non basterà più misurare la notorietà televisiva di un simbolo o la frequenza con cui un leader compare nei talk show. Bisognerà tornare a leggere i territori, gli amministratori, le reti locali, la capacità di mobilitazione e il consenso personale.
Avanti Psi è, da questo punto di vista, un caso emblematico. Alcuni istituti ci rilevano, altri sembrano non accorgersi della nostra esistenza. Eppure, nelle stesse rilevazioni, trovano spazio sigle come Ora!, i Liberal Democratici o, in parte, Noi Moderati. Realtà che meritano naturalmente rispetto, così come Sud chiama Nord, che ha una presenza significativa ma fortemente concentrata territorialmente. Il punto non è chiedere di cancellare qualcuno dai sondaggi. Al contrario: è chiedere di allargare lo sguardo.
Perché Avanti Psi esiste nel Paese reale. Ha amministratori da Nord a Sud, una struttura organizzata sui territori e una storia politica riconoscibile. Pochi giorni fa ha promosso una mobilitazione contemporaneamente in oltre cento piazze italiane, raccogliendo firme su giovani, casa e lavoro autonomo. In ogni regione sono in programma le Feste dell’Avanti!, mentre dall’11 al 13 settembre a Campobasso si terrà la Festa nazionale.
E i numeri elettorali, quando si vota davvero, raccontano spesso una realtà diversa da quella prevista.
In Campania, alle ultime regionali, ci attribuivano circa il 2 per cento e abbiamo sfiorato il 6. A Salerno ci assegnavano intorno al 4 per cento e abbiamo raccolto più del doppio. In Calabria possiamo contare su amministratori e su un radicamento importante, fino alle città di Cosenza e Rende. In Puglia, nelle competizioni amministrative, la presenza socialista ha continuato a esprimere percentuali significative. E persino nella recente raccolta firme, una delle risposte più interessanti è arrivata proprio dalle regioni del Nord.
Non sono argomenti per sostenere che i sondaggi siano sbagliati. Sono elementi che dovrebbero suggerire ai sondaggisti e agli strateghi politici uno sforzo ulteriore.
Forse bisogna cambiare qualche domanda. Forse occorre interrogarsi su come viene indicato un partito: Psi, Avanti Psi, socialisti. Forse bisogna affiancare alla notorietà nazionale altri indicatori capaci di pesare radicamento, amministratori e capacità di mobilitazione. Perché un elettore può non riconoscere immediatamente una sigla proposta al telefono e, contemporaneamente, conoscere e votare il proprio sindaco, assessore o consigliere socialista.
È un problema che riguarda soprattutto i partiti più piccoli. Alle prossime elezioni politiche potrebbero essere proprio loro a fare la differenza. In un sistema sempre più competitivo, uno, due o tre punti possono decidere collegi, equilibri e persino maggioranze.
Per questo chi saprà leggere prima e meglio questo mondo avrà un vantaggio. I sondaggisti nel fotografarlo, gli strateghi nel comprenderlo, le coalizioni nel valorizzarlo.
Continuare a misurare soltanto ciò che appare in televisione rischia invece di produrre lo stesso errore già visto tante volte alle amministrative e alle regionali: scoprire il giorno dello scrutinio che, mentre si guardava il palazzo, nel Paese reale stava succedendo qualcos’altro.