Cultura

“La sete dei pesci” l’ultimo romanzo dell'”Uomo Sandwich”

La sete dei pesci-Bellucci

La sete dei pesci-BellucciPer raccontare a tutti i suoi lavori – e farli arrivare lontano – ha girato l’Italia come “Uomo Sandwich”, portando davanti la copertina e dietro la quarta, prezzo incluso. Ha viaggiato dal confine con la Francia a quello con la Slovenia, dal lago Maggiore a Matera, facendo presentazioni come un cantastorie, e raccogliendo centinaia di fotografie. «Un’avventura tra gli scenari più belli del nostro Paese» ha raccontato all’Avanti! Devis Bellucci, classe ’77 e fisico modenese. Ne “La sete dei pesci” – suo quarto e ultimo romanzo – l’autore parla di giovani ai giovani, e racconta una storia surreale in un mondo dove piove sempre, e nel quale il giovane personaggio, duro e cinico, si affanna alla ricerca di una donna che ha perduto (www.devisbellucci.it).

Bellucci, come è nata l’idea di proporsi come “Uomo Sandwich”?

Circa due anni e mezzo fa uscì il mio romanzo “L’inverno dell’alveare”, cui ero molto affezionato. Ebbi paura non arrivasse lontano, e ho pensato di inventarmi un modo garbato, e al contempo metaforico, per farlo “muovere”. Così mi è venuta in mente l’idea dell’“uomo sandwich”: un uomo che cammina con la copertina e il retro del libro. Il romanzo cammina e dentro c’è l’autore.

Quale lo scopo di questa scelta?

In un momento in cui il decadimento letterario è evidente, mi piaceva l’idea del libro che cammina con le gambe. E che va lontano. Amo viaggiare, e impegno il tempo libero a disposizione – comprese le ferie – a camminare in modo silenzioso. Cercavo di richiamare l’attenzione della gente semplicemente camminando. Poi ho iniziato a fermarmi nelle principali piazze italiane, mi toglievo il sandwich e, di giorno, accendevo una candela. E scattavo fotografie.

La gente come ha reagito?

In senso reale nessuno si è mai avvicinato per chiedermi qualcosa. Un grande viaggio nell’indifferenza attraverso folle rapide e compunte, dominate dalla fretta o dal timore che volessi vendere qualcosa. Poi, ogni volta, il ritorno a casa. I racconti online. Facebook. Solo qui la gente si è fatta sentire. In questo mondo elettronico e globalizzato capita quindi di attraversare la realtà in silenzio, passare delusi alla realtà virtuale, e qui finalmente sollevare parole, tornando alle persone “reali” attraverso il ponte virtuale. Ora in molti mi scrivono e vogliono sapere come sia stato possibile che io fossi là, nelle nostre piazze, nei nostri bar, sotto i nostri portici, e nessuno mi abbia visto. È così anche per la letteratura, per la poesia. Inutili come una candela accesa di giorno.

Quali le prossime intenzioni?

Riprenderò presto a camminare per l’Italia. Se un libro non ha gambe per arrivare lontano, è giusto che le gambe le metta l’autore. Sto già scrivendo “Memorie di un Uomo Sandwich”, che è più di un diario di bordo. È un itinerario quasi turistico in un’Italia appartata e silenziosa. Il viaggio continua.

Silvia Sequi