Sono state definite le ultime elezioni della Seconda Repubblica. Di sicuro le amministrative confermano la volontà degli elettori italiani di girare pagina, di intraprendere una nuova strada che rilanci l’Italia. Una volontà di discontinuità che ha portato al crollo del PdL e della Lega, allo sfaldamento del terzo polo e ad una affermazione del centrosinistra. In questo scenario il risultato dei socialisti supera le aspettative attestandosi intorno al 3% e riaffermando la propria di una forza politica e del suo radicamento territoriale. “C’è in generale una sensibilità dell’elettorato al richiamo del socialismo europeo come espressione di una proposta diversa per promuovere l’uscita dalla crisi: una proposta capace di riequilibrare il rigore e lo sviluppo”, afferma il senatore Gerardo Labellarte del Partito Socialista Italiano. Un risultato, quello delle amministrative, che rilancia l’attualità della proposta laica e riformista incarnata dal progetto della “Casa dei riformisti e dei democratici”.
Senatore, le ultime elezioni amministrative hanno visto un’affermazione dei socialisti intorno al 3% con risultati importanti in Italia centrale che, unita all’elezione di Hollande e alle dinamiche europee, confermano il ruolo riformista dei partiti socialisti motore di una sinistra riformista viva e radicata sul territorio. Come legge il dato delle amministrative rispetto alla situazione italiana?
Nelle ultime amministrative come Socialisti abbiamo ottenuto un risultato importante nel Centro, più debole nel Nord e discreto nel Sud. Naturalmente è un risultato che va inserito anche nel generale successo delle forze del Centrosinistra e delle liste inserite nella coalizione rappresentando un insediamento storico socialista. C’è in generale una sensibilità dell’elettorato al richiamo del socialismo europeo come espressione di una proposta diversa per promuovere l’uscita dalla crisi: una proposta capace di riequilibrare il rigore e lo sviluppo. È il Psi in Italia a rappresentare questa tradizione. Rispetto alla politica nazionale è necessario riorganizzare i soggetti politici italiani in chiave europea perché mancano sullo scenario italiano soggetti politici che abbiano un chiaro riferimento europeo. Non li troviamo nè nello schieramento socialista nè in quello popolare. C’è una proposta rivolta alle forze socialiste, al Pd come a Sel, alle organizzazioni sociali, ai sindacati e alle singole personalità del mondo riformista e laico: questa proposta è la “Casa dei riformisti e dei democratici”, un’iniziativa lanciata perché le dimensioni e l’insediamento sociale delle forze socialiste somiglino più a quelle dei socialisti europei che a una realtà frammentata come la nostra.
A quale necessità risponde la proposta della “Casa dei riformisti e dei democratici”?
La proposta interpreta la necessità di lanciare nuovi contenuti, non solo in materia di politica economica, ma anche in merito a temi più generali come quelli della modernità e della laicità. In paesi come gli Usa, la Francia e la Spagna il dibattito in merito a questi temi è già in fase avanzata. Sono punti che devono essere affrontati per definire le caratteristiche di un soggetto nuovo che abbia maggiore attenzione alle tematiche centrali e alle sfide in questo campo. E’ un processo che deve mettersi in moto e il Psi ha la responsabilità di essere uno dei motori che lo inpulsano. Poi c’è il tema della politica economica che va affrontato sia a livello sovranazionale che rispetto alla specificità nazionale.
Uno dei dati emersi dalle elezioni riguarda la questione della “antipolitica”, incarnata sia dall’astensionismo che dal successo di forze come il movimento 5 stelle. Qual è il ruolo di una realtà socialista e riformista nell’affrontare l’emergere di queste dinamiche?
Per quello che riguarda il tema dell’antipolitica, penso che questo vada affrontato con serietà prendendo in esame alcuni punti fondamentali. Il primo è quello della riforma costituzionale rispetto alla quale però il Governo in carica è fuori tempo massimo; oltretutto, per un tema così delicato è il caso di aspettare l’insediamento di un esecutivo che abbia una maggiore legittimità perché espressione del voto dei cittadini. Il secondo aspetto riguarda la riforma del funzionamento dei partiti e la legge elettorale. Sono maturi i tempi per promuovere, finalmente, una gestione più trasparente delle forze politiche e rivedere i meccanismi di finanziamento, innanzitutto riducendolo, e poi impostando meccanismi di limitazione delle spese?
E in quale altro modo?
La riforma elettorale: di volta in volta sono stati proposti modelli alla francese o alla tedesca che non si addicono alla specificità nazionale. Oltretutto, queste proposte sono spesso legate alla contingenza dei calcoli elettorali. Ma una legge elettorale, per essere credibile, deve essere espressione di un’impostazione politica che, innanzitutto, rispetti la volontà dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti attraverso il voto di preferenza. La legge elettorale deve rispecchiare la necessità che dalle elezioni esca fuori un governo per il Paese che non sia frutto di trattative postume. Quello che deve essere evitato sono i modelli pasticciati: meglio adottare politiche di voto proporzionali equilibrando i risultati con premi di maggioranza che garantiscano la stabilità.
Roberto Capocelli