Cronaca

L’alfabeto dell’anno: fatti, Paesi, popoli e persone che hanno fatto la storia nel 2025

di Stefano Amoroso
L’alfabeto non basta, ma ci proviamo lo stesso a raccontare il 2025 attraverso le lettere che usiamo tutti i giorni. Così abbiamo deciso di salutare l’anno, riavvolgendo il nastro e cercando di spiegare i fatti, le persone e gli avvenimenti più importanti dell’anno che sta per lasciarci, attraverso le lettere dell’alfabeto.
Asset
Che siano freschi o congelati (come quelli russi in Occidente), liquidi o immobili, l’importante è che siano strategici. Ormai sembra diventata un’ossessione, questa degli asset. Dall’antico termine anglo-francese “assetz”, inizialmente indicava qualcosa di cui si ha a sufficienza. Oggi indica qualsiasi bene di proprietà di un’azienda che possa essere monetizzato e quindi usato per il pagamento dei debiti. In un mondo sempre più coinvolto nei conflitti, avere asset significa poter resistere meglio all’onda d’urto della crisi. Sempre che continui ad esistere un’economia ed un commercio su scala internazionale.
Un’altra “A” che conta, almeno per la comunità socialista, è quella di “Avanti”: un progetto politico nato quasi in sordina, ma che ha avuto un buon riscontro elettorale nelle elezioni regionali in Calabria e Toscana, una bella affermazione in Puglia ed un successo strepitoso in Campania, riuscendo a far eleggere 3 consiglieri regionali ed a far nominare Enzo Maraio come assessore al turismo della Regione.
Infine, una A che ci mancherà: lo scorso 4 settembre ci ha lasciati Giorgio Armani, noto stilista piacentino, ma milanese d’adozione, che grazie alle sue creazioni ed al suo estro è diventato un’icona di stile ed uno dei rappresentanti più famosi della moda italiana.
Bruxelles
L’unione fa la forza, soprattutto in tempi di crisi. La UE ha condotto in maniera soddisfacente una trattativa difficile sui dazi (vedi voce apposita a seguire) con la presidenza Trump, ha sbloccato i fondi per il riarmo dell’Europa, sostiene l’Ucraina, guida la politica europea nei confronti dell’Intelligenza Artificiale, ed è sempre più protagonista in ogni aspetto della vita degli europei. Il che, per noi sinceri federalisti europei, è una bellissima sorpresa. Infine, ma non meno importante, a Bruxelles si stanno rendendo conto che l’eccesso di regolamentazione rischia di far male e così, dalla revisione del Green Deal in poi, è partita una saggia deregolamentazione in salsa europea.
In chiave italiana, la B dell’anno è quella di Baudo: Pippo, storico conduttore della Rai, ci ha lasciati il 16 agosto di quest’anno. È stato l’indiscusso protagonista del varietà della televisione generalista, oltre ad aver condotto per tredici volte il Festival di Sanremo, di cui è stato a lungo anche direttore artistico. Pippo Baudo è stato uno dei simboli di una televisione, e di una società, che per certi versi non esistono più. Ma che, forse proprio per questo, guardiamo con una certa nostalgia in questi tempi difficili.
Conflitti
L’Onu ne conta 56 attualmente in corso, tra guerre internazionali, guerre civili ed insurrezioni: mai così tanti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. La retorica bellica, o comunque bellicista, accompagna ormai le nostre giornate. Non si parla solo di guerre: ci sono anche conflitti intergenerazionali, o tra generi. Il patriarcato, di cui è stata da più parti auspicata la fine, accompagna ancora il nostro modo di pensare, agire e parlare. E miete vittime, soprattutto tra i bambini e le donne. Il 2026 si preannuncia non meno conflittuale del 2025: dobbiamo lavorare ad una pace disarmata e disarmante, come ama ripetere Papa Leone XIV
Dazi
Pensavamo di averli messi in soffitta, insieme a tutta la retorica e la politica del primo Novecento, che ci ha portati dritti a due conflitti mondiali, alla tragica Rivoluzione Bolscevica ed allo stalinismo. E invece, grazie a Trump ed altri politicanti come lui, rieccoli tra noi. Inutile sottolineare che nessuna politica economica degna di questo nome annovera i dazi come strumento principale di azione politica, e che storicamente i dazi si sono sempre ritorti contro chi li ha imposti. Evidentemente, per il Presidente degli Stati Uniti d’America, i dazi sono uno strumento più politico, inteso come esercizio del potere, che economico in senso stretto. È tutto da vedere se favoriranno la reindustrializzazione dell’America profonda, e se cambieranno la bilancia commerciale tra Usa ed il resto del mondo. Per ora, gli unici effetti sicuri sono due: sul fronte interno, negli Usa, le merci importate costano di più, a tutto danno dei consumatori interni, e sul fronte internazionale i dazi (che non sono solo americani, va detto) stanno provocando un rallentamento della crescita mondiale, oltre che un raffreddamento del commercio. Qui prodest? Chi ne trae vantaggio? Questa è la domanda fondamentale a cui tentare di dare una risposta.
Epstein
Il magnate pedofilo è morto nel 2019, in circostanze mai chiarite, in un carcere della città di New York. Eppure, non è mai stato così importante e presente nella politica americana e mondiale come da morto. I cosiddetti “Epstein files”, dopo mesi di polemiche, finti scoop, accuse reciproche tra i due partiti principali, democratici e repubblicani, e sospetti che hanno finito per coinvolgere gran parte del mondo che conta, tra politici, finanzieri, imprenditori, artisti ed intellettuali, sono infine stati pubblicati. Largamente rimaneggiati e pieni di omissis, ma ora sono patrimonio pubblico. Trump ha usato come potente arma elettorale il sospetto che, a far compagnia al magnate pedofilo, sulla sua isola dei piaceri proibiti, ci fossero i vertici del mondo liberal e democratico. Poi, invece, si è scoperto che lui era ospite fisso, o quasi, di Epstein, e che lo abbia ospitato più volte nella sua magione di Mar-a-lago. Dunque, a che gioco giochiamo, caro Trump? Il Natale ha messo per ora a tacere la vicenda, ma c’è da scommettere che riemergerà, in tutta la sua drammaticità ed attualità, subito dopo. Ci sono ancora molte vittime che attendono giustizia, e molti orchi, là fuori, ancora a piede libero.
Francesco
Papa Bergoglio ci ha lasciati il 21 aprile di quest’anno. È stato un Papa che ha segnato un’epoca, anche perché è il primo che viene dal Sud del mondo e quindi non ha assunto un tono pedagogico o paternalista nei confronti dei poveri, ma si è presentato come uno di loro. Forse da noi c’è ancora chi ignora l’entusiasmo e le speranze che ha suscitato il Papa “venuto dalla fine del mondo”, come disse di sé l’ex vescovo di Buenos Aires. Eppure Papa Francesco ha segnato uno spartiacque: dopo di lui, o la Chiesa proseguirà sulla strada indicata dall’indomito argentino di origini piemontesi, oppure si ridurrà a rito, a tradizione, sostanzialmente inutile ed incapace d’incidere su una società in rapido mutamento. Il successore Papa Prevost (vedi voce a seguire), anche lui un pontefice con i piedi saldamente piantati nell’America Latina e nel Sud del mondo, pare avviato a seguirne le orme.
Giorgetti
Il Ministro dell’Economia e Finanze è l’indiscusso protagonista del Governo nel 2025, dopo la Meloni. Non ce ne vogliano i suoi colleghi, ma l’abilità con cui ha tenuto a bada gli appetiti clientelari delle varie bande e cordate della maggioranza, e la cocciutaggine con cui ha difeso, anche dal suo partito, l’impostazione della manovra finanziaria (vedi voce a seguire), hanno dell’eroico. Il più draghiano dei ministri della destra si muove su un sentiero ordo-liberista con qualche strizzatina d’occhio ai temi cari ai destrorsi patri. Di certo, la sua politica economica non è quella ufficiale del suo partito, la Lega, ed è lontana anni luce dai proclami roboanti del presunto economista Borghi, che vorrebbe l’uscita dall’Europa, dall’euro, dalla Nato (visto che vuole creare rapporti amichevoli con la Russia, che della Nato è il nemico numero uno) e, alla fine, appare solo vicino ad uscire di senno. Per fortuna che c’è Giorgetti. Ma vallo a spiegare a Salvini, che il suo principale nemico è un suo ministro padano.
J.D. Vance
Il vicepresidente degli Stati Uniti d’America, che secondo alcuni detta una buona parte dell’agenda all’anziano e bolso Donald Trump, guida la rivolta dei rozzi montanari contro le elites. Usiamo l’espressione “rozzo montanaro” non a caso e senza alcun intento offensivo: è la definizione che l’ex congressista dell’Ohio ha dato di sé stesso e della sua famiglia, quando ha intitolato la sua opera più famosa “Elegia del montanaro”, che in inglese si traduce con “Hillibilly elegy”. Poi tradotta in italiano, chissà perché, con il titolo di “elegia americana”. Insomma, il nostro montanaro, scarpe grosse e cervello fine, una volta arrivato in città ne ha avute per tutti: in primis per le elites corrotte, debosciate e decadenti, che abitano a Washington, a New York, in California e nelle principali città dell’Occidente. Poi ha innalzato il vessillo della classe media americana abbandonata e derelitta, a suo dire tradita dalle elites. Infine, ha cominciato a criticare sia lo spreco di denaro pubblico, sia la politica estera americana: se viene speso un dollaro del contribuente americano nel mondo, secondo il nostro ex montanaro, deve rientrare. Con le buone o le cattive. E se questo significa affondare il già traballante impero americano nel mondo, chi se ne importa: l’America deve pensare innanzitutto a sé stessa, diventando isolazionista e tornando ai suoi valori. Ecco una variante insolita dei mille modi in cui può crollare un impero: non un nemico esterno che lo invade, non una crisi economica che lo mette in ginocchio, e nemmeno una guerra civile che lo dissangua; basta un montanaro fortemente arrabbiato sulla tolda di comando.
Kessler
Le gemelle Kessler hanno indubbiamente segnato un’epoca della storia della televisione italiana, insieme a Pippo Baudo di cui erano coeve. Le donne con le gambe più belle della Germania (ed anche, almeno fino ad un certo punto, d’Italia), sono state a lungo in attività nel Belpaese ed hanno lasciato il segno con la loro grazia, il loro sorriso, la loro intelligenza ed il savoir faire. Mai un atteggiamento da dive, mai un gesto sopra le righe. Tanto per dirne una, i paparazzi nostrani, schierati in formazione da battaglia nelle notti romane, non le hanno mai pizzicate ubriache, od intente a litigare ad alta voce, o a picchiare qualcuno. Ben altri tempi, e ben altro modo di stare al mondo rispetto a certi divi e divetti dell’età contemporanea, che appena possono sbracano, urlano, si drogano e poi danno la colpa alla società cupa e malvagia. Le gemelle Alice ed Ellen sono morte insieme, così come sono sempre vissute, nella loro casa in Germani, il 17 novembre di quest’anno. È stato un doppio caso di eutanasia perché una delle due era gravemente malata, e l’altra non poteva pensare di vivere senza la sorella. Chapeau.
Israele
Vincere una guerra in inferiorità numerica è già difficile, vincerne due ancora più complicato, ma trionfare in otto conflitti contro un nemico numericamente strabordante, e pure ben armato, ha del miracoloso. Israele è riuscita in quest’impresa senza rinunciare alla sua preziosa democrazia, l’unica del Medio Oriente, e senza fare passi indietro sui diritti concessi ai suoi cittadini di tutte le fedi (Israele è infatti un Paese multiconfessionale, anche se qualcuno, soprattutto da noi, tende ad ignorarlo) e di ogni tendenza politica. Dopo il tremendo attacco del 7 ottobre 2023, messo ad opera da Hamas ma a cui hanno partecipato anche diversi civili palestinesi improvvisatisi giustizieri, si temeva per il tracollo di Israele. Sia come potenza militare, sia come Paese ma, soprattutto, come società. E invece, pur con perdite dolorosissime (i tanti giovani soldati israeliani caduti in guerra, ma anche i numerosi civili uccisi dai terroristi), Israele è ancora in piedi. Invece l’Iran, come ci dimostrano le cronache di questi ultimi giorni, è in ginocchio. Così come sono a terra Hezbollah, la Jihad islamica e le formazioni sciite che, dall’Iraq allo Yemen, hanno lanciato missili e droni su Israele, per cancellarlo dalla faccia della Terra. Ma, soprattutto, è stata praticamente annichilita Hamas, una delle principali organizzazioni terroristiche del mondo, e di questo dovremmo essere tutti grati ad Israele. E invece, soprattutto in Europa, i filopalestinesi hanno messo tutti nello stesso calderone: sia il governo di Netanyahu, sia l’opposizione, sia l’esercito che la società civile. Infine, come dimostrano i tragici fatti di Bondi Beach in Australia, i terroristi dell’Isis si sono sentiti legittimati a sparare su una folla inerme e festante di cittadini australiani di origine ebraica, facendo una strage. Certamente, anche le guerre di difesa d’Israele hanno provocato numerose vittime innocenti, ma non c’è paragone tra chi lotta per la sua sopravvivenza e chi vuole solo distruggere.

 

(continua)