Cultura

Lampi sull’Eni: la verità ritrovata sul delitto che cambiò il destino d’Italia

Ci sono libri che si limitano a raccontare la storia e ci sono inchieste capaci di riaprirla dalle fondamenta, scardinando con la forza dei fatti decenni di comode e rassicuranti menzogne di Stato. Lampi sull’Eni, pubblicato nel 2026 da Feltrinelli  e firmato dall’ex magistrato Vincenzo Calia — il pubblico ministero che riaprì le indagini sulla strage di Bascapè nei primi anni Novanta — e dal giornalista d’inchiesta Giuseppe Oddo, appartiene a questa seconda, rarissima e preziosa categoria di opere.

Già dal titolo, il saggio evoca con potente forza simbolica una delle metafore più celebri e inquietanti della letteratura italiana contemporanea: quella formulata da Pier Paolo Pasolini nel suo romanzo monumentale e incompiuto, Petrolio. Nella struttura dell’opera pasoliniana, l’Appunto 21 era intitolato proprio “Lampi sull’ENI” (o “Lampi su ENI”), una sezione misteriosamente mai più ritrovata o trafugata dopo l’omicidio dello scrittore, destinata a svelare i retroscena del potere politico-petrolifero ed evocare l’ombra di Eugenio Cefis, grande rivale interno di Mattei e suo immediato successore. Raccogliendo idealmente la voce spezzata del poeta, Calia e Oddo trasformano la sua intuizione in un saggio d’indagine rigorosissimo che si legge tutto d’un fiato con la tensione di un grande thriller politico, capace di gettare luce sulla pagina più buia e decisiva della Repubblica: l’assassinio di Enrico Mattei.

​Il valore straordinario e la forza dirompente di questo libro risiedono interamente nel suo ineccepibile metodo d’indagine. Gli autori rifiutano categoricamente la scorciatoia delle suggestioni scandalistiche, delle deduzioni astratte o delle vaghe teorie del complotto che per decenni hanno intorbidato le acque attorno a Bascapè. Al contrario, Calia e Oddo mettono in campo una ricostruzione documentale impeccabile e monumentale, frutto di anni di scavo negli archivi e del riesame minuzioso delle carte giudiziarie, dei verbali d’epoca, delle perizie tecniche e delle testimonianze troppe volte messe a tacere. È proprio seguendo a ritroso la lunga e contorta scia dei depistaggi — cominciati nella nebbiosa e tragica sera del 27 ottobre 1962 nelle campagne pavesi e protrattisi per oltre trent’anni con scientifica, fredda e sistematica precisione da parte di settori deviati dei nostri apparati di sicurezza e dirigenti infedeli della stessa Eni — che il libro riesce a risalire la corrente fino a identificare con precisione la matrice e i veri mandanti del delitto.

​La narrazione risponde con straordinaria nitidezza agli interrogativi storici e politici che per decenni erano rimasti privi di una spiegazione logica e documentata: per quale motivo fu necessario eliminare fisicamente Enrico Mattei se la Democrazia Cristiana aveva già pianificato la sua progressiva estromissione dal comando dell’ente petrolifero, e se persino le potenti “Sette Sorelle” americane si mostravano pronte a concedergli una clamorosa tregua, destinata a essere sigillata a breve in un vertice a Washington con il presidente John Fitzgerald Kennedy? La risposta fornita dagli autori porta direttamente e inequivocabilmente a Parigi. Lampi sull’Eni dimostra con dovizia di prove come l’imminente accordo economico che l’Eni si apprestava a firmare con il governo provvisorio dell’Algeria post-indipendente rappresentasse un insostenibile casus belli per gli apparati d’Oltralpe e per l’intelligence transalpina, pronti a qualsiasi mezzo pur di non vedersi sottrarre il monopolio assoluto sulle imponenti riserve di idrocarburi del deserto del Sahara all’indomani degli accordi fissati a Évian.

​La prosa stringente e priva di fronzoli mette impietosamente a nudo il drammatico, lacerante contrasto tra la visione profetica di un patriota industriale capace di immaginare un’Italia energeticamente indipendente e rispettosa dei paesi del Terzo Mondo, e l’azione opaca di uno Stato che, all’indomani del boato di Bascapè, preferì contribuire a seppellire la verità pur di riallinearsi rapidamente ai comodi equilibri internazionali e alle direttive del cartello petrolifero dominante. Un riallineamento incarnato proprio dalla figura di Cefis, che della morte di Mattei fu il principale beneficiario gestionale e politico, traghettando l’ente verso una nuova stagione di conformismo strategico. Saldando il rigore delle carte giudiziarie all’intuizione civile che fu già di Pasolini, Lampi sull’Eni non è dunque soltanto la cronaca minuziosa di un omicidio politico rimasto a lungo impunito, ma rappresenta la mappa genealogica di una sovranità nazionale mutilata: una lettura fondamentale e imprescindibile per chiunque voglia comprendere fino in fondo cos’è stata, e cosa invece avrebbe potuto essere, la posizione dell’Italia sul tabellone della geopolitica globale.

Antonio LARAIA