Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell’impresa Opere pubbliche e ambiente Spa di Roma, e suo cognato Pierfrancesco Gagliardi, detto “Gargamella”, entrambi molto vicini ad Angelo Balducci, l’ex-vice di Bertolaso nell’emergenza G8 della Maddalena ridevano a telefono mentre gli investigatori li intercettavano. Lo facevano alle spalle delle vittime del terremoto dell’Aquila, sulle quali speculavano. Ora sicuramente hanno smesso di ridere. Gli investigatori che li hanno ascoltati, e hanno “seguito” i loro soldi, lo hanno definito come un «sistema gelatinoso» quello che, dal 1999, ha consentito la metodica assegnazione di rilevantissimi appalti pubblici, gestiti dalle strutture dirette d all’ex provveditore alle opere pubbliche di Roma nonché presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci e concessi ad un numero chiuso di imprese favorite, in primis quelle facenti capo all’imprenditore Diego Anemone, a fronte di illeciti benefici economici personali per i membri della “cricca” guidata dallo stesso Balducci. Ora sicuramente hanno smesso di ridere tutti. Numerosi beni immobili, autoveicoli, motoveicoli, quote societarie e conti bancari, per un valore complessivo di oltre 13 milioni di euro: è quanto le Fiamme Gialle del Comando provinciale di Roma e hanno sequestrato questa mattina ad Angelo Balducci e degli altri componenti del suo nucleo familiare.
LE INDAGINI – L’operazione arriva a distanza di meno di un mese da un altro maxi-sequestro, con il quale la Guardia di Finanza ed i Carabinieri del Ros avevano già messo i sigilli a buona parte del patrimonio personale di Balducci. Il sequestro, disposto dal Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica della Capitale, è il risultato di minuziose indagini svolte dal Nucleo di Polizia tributaria capitolina seguito delle quali il Tribunale di Roma ha riconosciuto in Balducci una persona stabilmente dedita ad attività delittuose. L’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici avrebbe, infatti, tratto enormi benefici economici per sé e per i propri familiari tanto che il sequestro ha riguardato, oltre ad Angelo Balducci, anche la moglie Rosanna Thau e i figli Lorenzo e Filippo.
LE CONCLUSIONI DEL TRIBUNALE – Gli illeciti contestati ad Angelo Balducci risalgono al periodo in cui rivestiva le funzioni di presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici nonché nella sua veste di figura apicale del dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo istituito presso la presidenza del Consiglio dei ministri, con competenza in materia di assegnazione degli appalti relativi ai cosiddetti “Grandi eventi”. In particolare Bladucci ha curato l’organizzazione dei Mondiali di nuoto 2009, il vertice G8 all’isola de La Maddalena e le Celebrazioni del 150esimo anniversario dell’unità d’Italia. Le conclusioni delle indagini hanno portato il Tribunale ad emettere la sentenza di condanna, nonché misure cautelari personali e reali nei confronti di Balducci per gravissime e ripetute condotte di corruzione, abuso d’ufficio ed associazione a delinquere.
UN PATRIMONIO ENORME – Tra i beni sequestrati a Balducci ci sono svariati immobili di lusso, come la sua abitazione romana, appartamenti sulle Dolomiti e in provincia di Pesaro, nonché un lussuoso casale con piscina e relativi terreni a Montepulciano (Si), la cui edificazione e ristrutturazione è stata curata proprio dall’impresa Anemone. Sigilli anche per i conti bancari e le automobili di Balducci e dei suoi familiari e per la società di produzione cinematografica Edelweiss production s.r.l., che ha beneficiato di ingentissimi finanziamenti dell’imprenditore Anemone e che ha prodotto alcuni film interpretati dal figlio Lorenzo Balducci. L’operazione, oltre che per l’oggettiva rilevanza dei beni sequestrati e del contesto investigato, si connota anche per essere uno dei primi casi di applicazione di una misura di sicurezza a carattere patrimoniale nei confronti di soggetti la cui pericolosità deriva non dall’appartenenza al crimine organizzato ma dal ripetuto coinvolgimento nei cosiddetti reati dei “colletti bianchi”.
Roberto Capocelli