Da piccola si vestiva come Michael Jackson, emulandolo nel canto e nel ballo. Riceveva strumenti musicali e si cimentava nella danza. La passione per la musica in Natalia Green ha preso forma sin dalla giovane età. Nata in Brasile, a quasi 14 anni si è trasferita a Desenzano del Garda con un bagaglio musicale già consistente considerato che, poco più che adolescente, componeva a Rio musica funky-hip hop, con alcune apparizioni che le avevano permesso di avere alcuni passaggi televisivi e una certa notorietà. Nel nostro Paese ha completato gli studi musicali, laureandosi al Dams Musica di Bologna e diventando musicoterapeuta dopo gli studi di Musicoterapia all’Università Jean Monnet di Bruxelles. Ora sta per terminare la facoltà di Produzione fonografica a Rio. Non si ferma la ricerca artistica della giovane artista carioca, naturalizzata italiana, cantautrice polistrumentista e poliglotta: suona la chitarra acustica e le percussioni, ha cantato in inglese e portoghese, anche se in realtà quando era molto giovane le prime canzoni erano incise in italiano, “lingua con la quale riesco a fluire, esprimermi più fedelmente. Nelle mie prossime intenzioni c’è quella di comporre e cantare in italiano” confida all’Avanti! Natalia Green (www.nataliagreen.com) che – dopo due Extended play (l’Ep è quel disco il cui contenuto è superiore al singolo e inferiore all’album, ndr) ha realizzato “Mania” il suo primo album, prodotto da Clemente Magalhaes, uscito l’anno scorso in Brasile, registrato in un noto studio di Rio De Janeiro, presente su SoundCloud, e a breve in vendita su iTunes.
Natalia, perché hai deciso di cambiare cognome, optando per “Green?
Un giorno mi trovano in un posto sul lago di Garda, immerso nel verde. Stavo suonando la chitarra e ho avvertito una forte sensazione di benessere, quasi di magia, di connessione con il verde e con gli alberi. Pervasa da questa sensazione, per gioco, mi sono iscritta a un social network con il mio nome e con il cognome “Green”. Il verde è diventato la mia àncora: l’odore dell’erba, il fruscio delle foglie richiamano facilmente quella profonda sensazione di gioia e ispirazione.
Quale genere musicale hai voluto sperimentare nel tuo primo album “Mania”?
Mi piace definirlo un genere “world-pop” con contaminazioni etniche, folk e sonorità elettroniche. Si tratta di dieci brani inediti e di un remix di Paula Pedroza, dj piuttosto in voga in Brasile. “Mania” è anche il titolo del singolo che questa volta ho proposto in una versione meno acustica, più moderna ed elettronica.
Cosa rappresenta questa mania?
Rappresenta quell’ossessione che spesso gli esseri umani provano verso l’Altro, e che imprigiona. E’ quella paura di perdere il controllo sulla persona. Tutto ciò determina un forte senso di angoscia. La fine del brano sfiora una dimensione catartica: chiedo infatti all’ipotetico dottore di darmi una pasticca innovativa per togliermi dalla testa la persona che mi tormenta. Ma la pillola non esiste.
Silvia Sequi