Alessio Aragno

L’esonero di Ranieri e l’articolo 18

Dopo sei mesi sulla panchina dell’Inter, Claudio Ranieri è stato esonerato. Ennesima vittima del post-Mourinho, ha lasciato spazio a Stramaccioni – promettente allenatore della Primavera e fresco vincitore della Next Gen Cup la (la Championsdei giovani) ovvero dell’unico titolo che il club aggiungerà in bacheca quest’anno.
Benitez e Leonardo l’anno scorso; Gasperini, Ranieri e Stramaccioni quest’anno; e per il prossimo si parla già di un nuovo cambio: 6 allenatori nel giro di 24 mesi. E Moratti non è l’unico presidente col vizio dell’esonero: anche Zamparini a Palermo e Cellino a Cagliari hanno cambiato allenatore più di una volta. Insomma, anche nel calcio, se le cose vanno male a pagare sono i dipendenti. Nonostante tutti questi cambiamenti, i risultati stentano ad arrivare sia a Milano che sulle isole. Mi chiedo allora: è sempre colpa dell’allenatore oppure, almeno qualche volta, le colpe vanno cercate altrove?

Certo, sarebbe interessante capire cosa accadrebbe all’inter se Moratti facesse autocritica, assumendosi parte della responsabilità di ciò che accade nella “sua” società. Ma, tant’è, Moratti cambia allenatore ogni quattro mesi e si tiene ben stretto Marco Branca – direttore tecnico e responsabile del mercato. Ed è questa la cosa che mi fa riflettere, l’affinità tra il calcio e la situazione generale del nostro paese: è mai possibile che quando le cose vanno male, sono sempre i dipendenti a pagare? Siamo veramente sicuri che le aziende non crescano a causa dei lavoratori e dei loro contratti? Non è che magari sono le scelte imprenditoriali sbagliate a impedire al paese di crescere? E in quel caso, a cosa serve licenziare un lavoratore se poi l’imprenditore continua a sbagliare?
Pensiamoci prima di dire che la colpa è dei lavoratori, che il paese non cresce a causa dell’articolo 18. Pensiamoci, perché le strategie sbagliate di una società sportiva, al massimo rattristano i tifosi, mentre le scelte sbagliate di un’imprenditore rovinano famiglie e territorio.