Opinioni e commenti

L’Italia e i giovani che vivono per lavorare

  • Secondo l’Istat, nel secondo trimestre 2026 gli occupati sono arrivati a 24,363 milioni, +246 mila rispetto a un anno prima

Con l’ingiallirsi delle foglie sugli alberi e l’avviarsi dell’autunno, qui in Italia si comincia già a parlare della prossima manovra finanziaria. Come ogni anno, questo spettro arriva puntuale nel dibattito pubblico del paese e si aggira per il tempo debito nei talk show e nei palinsesti televisivi, ingrigendoli e incupendoli all’inverosimile. Non è un caso che il termine ultimo per l’approvazione della legge in parlamento sia il 31 Dicembre, si vede che il governo prende Halloween molto sul serio.

Scherzi a parte, la prossima legge di bilancio infatti dovrà, previo l’invio del DPB (Documento Programmatico di Bilancio alla Commissione europea) essere presentata in Parlamento entro il 20 ottobre 2026 e dovrà essere approvata definitivamente entro il 31 dicembre 2026.  Sebbene ancora in via di definizione, sarà con il Documento Programmatico di Finanza Pubblica che il Governo fisserà i primi punti fermi sul pacchetto di novità da inserire nella prossima legge. Dal bollo auto, passando per la detassazione delle tredicesime la Manovra 2027 rappresenta il banco di prova di molte promesse fatte negli anni, molte delle quali destinate ai giovani.

Ma proprio sui giovani è giusto aprire una parentesi a parte.

Secondo l’Istat, nel secondo trimestre 2026 gli occupati sono arrivati a 24,363 milioni, +246 mila rispetto a un anno prima. Il tasso di occupazione è salito al 63,4%, mentre la disoccupazione è scesa al 5,9%. Sono numeri effettivamente positivi.

Ma contemporaneamente le retribuzioni contrattuali nel primo semestre 2026 sono cresciute del 2,6%, mentre ad agosto l’inflazione è arrivata al 3,3% su base annua.

Considerando che la disoccupazione giovanile è salita al 20,3%, +0,6 punti in un solo mese, tra agosto 2025 e agosto 2026, inoltre, gli occupati sono aumentati tra i 25-34enni, mentre sono diminuiti tra i 15-24enni. Questo potrebbe sembrare un dato incoraggiante se non fosse che Nel 2025 il tasso di occupazione dei 15-34enniitaliani era appena del 43,9%, contro il 58,1% della media UE27.

Sono quasi 14 punti percentuali di differenza.

E c’è un dato ancora più interessante: anche tra i 25-34enni laureati, il tasso di occupazione italiano era del 74%, contro l’86,5% della media europea. L’OCSE collega direttamente le basse prospettive salariali e occupazionali dei giovani al rischio di povertà e alla dipendenza economica dai genitori fino ai trent’anni. Tutto questo senza considerare i giovani inseriti nella fascia dei NEET presenti in Italia, questione che meriterbbe una serie di riflessioni a sé.

Proprio per questo si sta valutando di inserire nella manovra una serie di misure destinate ad intervenire sulla situazione, precaria non solo per modo di dire, dei giovani in Italia: Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha indicato una possibile flat tax sugli aumenti salariali dei giovani under 35. L’idea è tassare in maniera agevolata gli incrementi di stipendio, anziché intervenire direttamente sul livello complessivo della retribuzione. La misura è ancora allo studio e dovrebbe essere definita nella manovra. Allo stesso modo la ministra del Lavoro Elvira Calderone ha parlato di una possibile misura specifica per sostenere i giovani che rientrano dall’estero e i loro redditi, favorendo un “rientro di cervelli”,  senza però aver ancora definito lo strumento concreto. Accanto a ciò vi è anche una proposta proveniente dalla maggioranza, che si sta valutando se inserire nella manovra che prevede zero tasse per tre anni per i giovani al primo contratto di lavoro. Sul tavolo ci sono quindi strumenti molto diversi: sgravi alle imprese che assumono, detassazione degli aumenti, incentivi per chi rientra dall’estero e persino l’ipotesi di azzerare la tassazione per i giovani al primo impiego.

L’Italia oggi ha più occupati, una disoccupazione generale ai minimi e un mercato del lavoro che, almeno nei numeri complessivi, mostra segnali di miglioramento. Eppure per molti giovani il lavoro continua a non coincidere con l’autonomia.

La nuova Legge di Bilancio prova a intervenire con incentivi alle assunzioni e, nelle intenzioni del Governo, con una tassazione più favorevole sugli aumenti salariali degli under 35. Sul tavolo ci sono inoltre proposte sulla casa e sul rientro dei giovani dall’estero.

Ma il problema è più grande di un’aliquota. Un giovane diventa economicamente autonomo quando può trovare un lavoro, vedere crescere il proprio reddito, pagare una casa e immaginare di rimanere nel territorio in cui ha studiato.

La vera misura della politica giovanile, allora, non sarà soltanto quanti giovani riuscirà ad assumere. Sarà quanti giovani riuscirà a mettere nelle condizioni di costruirsi una vita.