Società

Luigi Crespi torna in Rai con “La Scelta”: la storia d’Italia attraverso le campagne elettorali

  • Ci sono comunicatori che interpretano ciò che accade e altri che provano ad anticiparlo, inventando linguaggi, format e spazi nuovi. Luigi Crespi appartiene alla seconda categoria.

Ci sono comunicatori che interpretano ciò che accade e altri che provano ad anticiparlo, inventando linguaggi, format e spazi nuovi. Luigi Crespi appartiene alla seconda categoria. Innovatore della comunicazione politica, autore, sondaggista e uomo di radio, ha costruito nel corso degli anni esperienze spesso fuori dagli schemi, con una costante: cercare una strada che prima non c’era.

Ora torna in Rai, a Rai Radio1, con La Scelta, il nuovo programma che conduce insieme a Francesca Capannolo, con la regia di Filippo Mosticone e la collaborazione di Rai Teche. L’appuntamento è ogni lunedì alle 23.30.

«La Scelta, il programma che conduco con Francesca Capannolo, rappresenta per me un punto d’arrivo. Ma anche un nuovo inizio», racconta Crespi.

È un ritorno alle origini. Crespi non era ancora maggiorenne quando cominciò a collaborare con Radio Popolare, nella vecchia sede di corso Buenos Aires a Milano, e successivamente con Radio Regione. Dopo una lunga parentesi lontano dal microfono, negli ultimi anni è tornato alla radio con diversi programmi su Giornale Radio, prima dell’esperienza con Zapping, lo storico programma condotto da Giancarlo Loquenzi.

Adesso una nuova sfida: raccontare le 19 campagne elettorali che, in 78 anni, hanno accompagnato e trasformato l’Italia. Ma sarebbe riduttivo pensare a una trasmissione sulla sola politica.

«Non sarà un programma di numeri e percentuali. Sarà un affresco emotivo dell’Italia», spiega Crespi. Politica ed elezioni saranno il filo conduttore per attraversare costume, cinema, moda, musica e società, recuperando attraverso le testimonianze dei protagonisti e il patrimonio delle Teche Rai non soltanto gli avvenimenti, ma il clima delle diverse stagioni della Repubblica. «Proveremo a restituire l’atmosfera e persino l’odore dei momenti che hanno costruito la nostra storia».

Ed è proprio qui che si riconosce la cifra di Crespi: costruire qualcosa di nuovo mettendo insieme mondi apparentemente lontani. La comunicazione politica con la memoria, i risultati elettorali con le canzoni, le urne con il cinema e il costume. Non una successione di date, leader e percentuali, dunque, ma il tentativo di raccontare perché gli italiani, in un determinato momento della loro storia, abbiano compiuto una determinata scelta.

Anche il punto di partenza della prima puntata è insolito. Crespi ha scelto La vita è meravigliosa, il capolavoro di Frank Capra del 1946, legandolo a un ricordo personale: fu suo nonno, molti anni fa, a imporgli quasi di guardare quel film insieme.

«Quel film ha cambiato il mio modo di vivere. Mi ha consegnato l’idea che sia necessario attraversare la vita delle persone lasciando un segno. Essere un enzima, uno stimolo, il punto di passaggio tra un prima e un dopo».

Una convinzione che Crespi lega anche alle pagine più difficili della propria vicenda personale e professionale. Racconta di avere incontrato persone capaci di aiutare e costruire, ma anche chi ha provato a «ferire, bloccare e, qualche volta, tentare di distruggere». E ricorda un momento nel quale sembrava che questo potesse accadere anche a lui. Poi la svolta.

È anche per questo che il ritorno in Rai assume per Crespi un significato che supera il dato professionale. «È un grande salto e una grande responsabilità: la responsabilità della memoria».

Forse è proprio questo il paradosso più interessante della nuova avventura di un comunicatore che ha trascorso buona parte della propria carriera cercando di anticipare il futuro: utilizzare il passato per comprendere ciò che viene dopo.

«Per uno come me, da sempre proiettato verso il futuro, raccontare il passato non significa tornare indietro. È il modo giusto di guardare avanti».

Al debutto, insieme a Luigi Crespi e Francesca Capannolo, ci saranno Filippo Mosticone, Nicolò Randazzo e Alessandro Arrighi. Una nuova squadra per un progetto che parte dalla memoria, ma prova ancora una volta a costruire qualcosa che prima non c’era.