Non è necessario essere profeti per verificare quanto scritto su questo giornale il 20 marzo “ Per Trump le alternative in Iran sono solo del diavolo”. Era chiaro che l’alleanza Epstein avrebbe perso la guerra e che i cessate il fuoco erano nell’interesse dell’alleanza per evitare guai peggiori . Restava sul tavolo la soluzione diplomatica, impossibile da raggiungere per l’opposizione di Israele e delle lobby sioniste americane, e quindi per esclusione resta la madre di tutte le soluzioni quella nucleare su cui puntava Israele da molti anni prima di questa crisi.
Gli USA sono militarmente una tigre di carta
Non sono un esperto militare e utilizzo fonti riconosciute per competenza e indipendenza per avere una idea precisa della situazione sul campo come l’Eisenhowar Media Network ( EMN) e del Center for Strategic & International Studies (CSIS). Da quello che scrivono mi sono fatto l’idea che qualsiasi altra soluzione non è più possibile da realizzare in questo scenario di guerra. Gli Stati Uniti non sono nelle condizioni militari di continuare a condurre una campagna di bombardamenti in quanto sono a corto di munizioni e soprattutto di missili di precisione che gli possono permettere di colpire obiettivi senza dover usare l’aviazione fortemente minacciata dai nuovi sistemi radar e antiaerei forniti dalla Cina. Non hanno la forza di avviare una operazione di terra per occupare anche simbolicamente del territorio persiano, per gli esperti dell’ EMN sarebbe “un massacro di uomini e mezzi”. La soluzione negoziale non è più praticabile. Il Memorandum di intesa con i 15 punti firmato in pompa magna da Trump a Versailles era chiaramente sbilanciato sull’Iran e i sionisti hanno dovuto lavorare poco per mandarlo all’aria. Le trattative in corso che vengono annunciate dai media occidentali non esistono, l’unica trattativa in corso è quella sulla gestione dello stretto di Hormuz fra Iran e Oman, che è stato minacciatio dagli USA di essere bombardato se firma un accordo senza il loro avallo. Trump non ha mai trattato ma sempre fatto finta di trattare per prendere tempo o per attaccare di sorpresa. La minaccia di questi giorni di un isolamento finanziario ed economico totale dell’Iran, e di chi lo aiuta, non sono servite negli ultimi 7 anni di sanzioni e continueranno a non funzionare. I petrolieri americani hanno scoraggiato Trump dal togliere dal mercato il petrolio iraniano e russo, oltre a quello dei petrostati del Golfo, per evitare una impennata ulteriori dei prezzi e una scarsità di petrolio “dolce” da cui produrre gasolio per i trasporti e kerosene per gli aerei. Le riserve strategiche sono al disotto dei minimi e non ulteriormente utilizzabili.
Tra ottobre e novembre si vota in Israele e Stati Uniti
A novembre si vota negli USA ma in ottobre in Israele e sia Trump che Netanyahu non possono presentarsi all’elettorato nell’attuale situazione militare ed economica. Per provare a ribaltare il tavolo resta quindi la soluzione nucleare. Una soluzione dai risvolti imprevedibili, drammatici e imponderabili e ho cercato fonti che la confermassero o la escludessero. Con sorpresa ho trovato solo conferme in quantità insospettabili. L’alternativa su cui si dibatte non è se utilizzare o meno una arma nucleare, e che tipo di escalation innescherebbe, ma sul tipo di bomba nucleare tattica si potrebbe utilizzare fra quelle a disposizione dell’arsenale statunitense e soprattutto su che obiettivo. Israele ha sempre puntato sull’arma nucleare e ora anche nell’amministrazione americana non vi sono più voci dissonanti o contrarie rispetto ad una svolta tanto drammatica. Fuori Joe Kent, Marjorie Taylor Greene e Tulsi Gabbard, che rappresentavano la base MAGA della prima ora, ai margini il Vicepresidente Vance non c’è più nessuno nell’amministrazione che pone gli interessi degli Stati Uniti al primo posto. Ora anche Andy Baker, vice di Rubio alla National Security Agency , si è dimesso dopo le forti critiche ricevute per avere avallato un report dell’intelligence che dichiarava apertamente di non fidarsi più delle informazioni dei servizi israeliani . L’atto finale è stata l’ ignominiosa fuga di Trump , in un container per il catering all’ aeroporto di Ankara, per una informazione su un possibile attentato all’Air Force One da parte degli iraniani, che si è scoperto proveniva dell’intelligence israeliana.
Si sta preparando l’opinione pubblica all’uso della bomba
A minacciare apertamente l’uso di una bomba nucleare tattica è stato proprio Trump che nel giro di tre giorni ha dichiarato due volte: “se l’Iran non si arrende e si adegua alle condizioni poste da noi liberando e rinunciando per sempre allo stretto di Hormuz gli Stati Uniti useranno un’arma che non è mai stata utilizzata dalla seconda guerra mondiale” . Marjorie Taylor Greene, una che stava fino a poco tempo fa dentro “il cerchio magico” di Trump, ha dichiarato che nella Situation Room dell’utilizzo di una arma nucleare si è già discusso e che il Gen. Dan Kaine, comandante dello Stato Maggiore congiunto , quello che ha la seconda chiave degli arsenali nucleari, ha dovuto convincere Trump dal non sganciare una bomba B61 sul centro nucleare di Pickaxe Mountain per il semplice motivo che non cambierebbe in alcun modo il decorso della guerra. Lascerebbe solo una impronta scura larga 100 metri sul dorso della montagna ma non intaccherebbe per oltre 1 o 2 metri il granito . A quel punto, oltre al contesto internazionale totalmente negativo, si aprirebbe una fase della guerra assolutamente incontrollabile e imprevedibile con Hormuz sempre di più chiuso. Se interpreto bene le fonti l’escalation iraniana si riverserebbe sulle basi americane ancora in piedi fino all’Europa, e sulla flotta al largo del Mar Rosso. Questi obiettivi sarebbero sotto possibile attacco dei missili terra mare cinesi e balistici iraniani di ultima generazione assolutamente impossibili da abbattere tutti… Scrive Scott Ritter, ex alto ufficiale dei marines ed esperto di sicurezza nucleare: “Le portaerei Lincoln che sta per essere sostituita dalla Washington nel Golfo Persico e che si unirà alla G.W. Bush non sono attrezzate per una guerra moderna. Progettate negli anni ‘70 e varate 40 anni fa non sono concepite per un’area di guerra in cui un nemico aveva la capacità militare di attaccarle direttamente e in modo massiccio la flotta americana. Le difese sarebbero saturate da sciami di migliaia di droni e missili di media portata, che se non li neutralizzi procurano comunque danni enormi agli obiettivi, e aprono la strada a missili con testate da una o due tonnellate a doppia esplosione che bucano i ponti delle portaerei ed esplodono nei ponti sottostanti. La portaerei Ford è da due mesi negli Stati Uniti in riparazione per un incendio in una lavanderia, ma circola insistente la voce che è bastato che un solo drone iraniano arrivasse a segno per far scoppiare un grosso incendio. Un solo drone”. Il Tenente Colonnello Anthony Aguilar esperto di strategia militare afferma: “ sganciamo una o anche due o tre bombe tattiche su Pickaxe Mountain , dove presumiamo che vi sia l’uranio arricchito, anche, o soprattutto, con lo scopo di dimostrare la nostra determinazione, è presumibile che l’Iran, anche se già avesse bombe nucleari, darebbe una risposta convenzionale attaccando sia la 5à flotta nel Mar Rosso, che le navi americane al largo delle coste di Israele a difesa dai missili iraniani. Sarebbero sotto attacco tutte le basi americane da Incirlik in Turchia a quelle del sud est dell’Europa e probabilmente la base Diego Garcia nell’Ocano Indiano che controlla una parte rilevante dell’emisfero sud occidentale e da cui partono i bombardieri B52, i B1 e i B2. A quel punto che fa Trump? in termini militari l’ulteriore escalation sarebbe l’utilizzo di testate atomiche vere sui centri abitati iraniani”. Come si chiama questa se non terza guerra mondiale su base nucleare?. Effetti collaterali minimi assolutamente irrilevanti per l’alleanza Epstein: prezzo dei carburanti, come affermato da Tabarelli di NONISMA ENERGIA, a 5 euro al litro, anche contingentato, costi di gas e elettricità triplicati o quadruplicati, inflazione alle stelle. Eppure tutto è partito da una operazione messa in piedi per evitare una possibile ma non certa minaccia nucleare iraniana. Con una guerra nucleare si vorrebbe eliminare una minaccia nucleare.