
Classe ’77, Giorgia Meloni è una politica italiana che ha i giovani nel dna o comunque nel suo destino. A partire dall’“esordio” a soli 15 anni, a 23 consigliere della Provincia di Roma, a 27 prima presidente donna di un’organizzazione giovanile di destra, a 29 la più giovane donna parlamentare della XV Legislatura e di tutta la storia della Repubblica Italiana. E non a caso pensando a lei per un dicastero la scelta è stata obbligata: ministro della Gioventù nel governo Berlusconi. Fino a ieri quando all’età di 35 anni Giorgia Meloni per rispettare il valore della coerenza che per lei è “sacrosanto” smette di chiedersi “cosa farò da grande?” e lo comincia a fare da subito lasciando il ruolo di presidente della Giovane Italia, lei che di strada ne ha percorsa tanta e magari sogna un ruolo “da adulto” nel Pdl che verrà. Giorgia Meloni ha fatto il punto con l’Avanti!online proprio sul futuro prossimo del Popolo della libertà, in cerca della ricetta giusta per uscire dall’empasse del momento tra post amministrative disastrose e grillini che non mollano di rosicchiare elettorato, tra primarie in casa Pdl che si avvicinano e mal di pancia duri a morire.
Ha lasciato con rammarico il ruolo di presidente della Giovane Italia, cosa farà “da grande”?
Non mi pongo mai problema di cosa farò da grande. Contesto la cultura per cui si debba rinunciare a una poltrona solo perché ce ne ha un’altra, nella mia decisione non c’e’ dietrologia. Penso che oggi ci sia un’altra generazione alla quale lasciare spazio. È da tempo che voglio lasciare la Giovane Italia: ho 35 anni e il segretario del mio partito ne ha 42, e avrei voluto che questa scelta fosse presa dal congresso nazionale. Il punto è questo: non sarei credibile se nel quotidiano continuassi a fare battaglie per il rinnovamento generazionale in politica e poi alla mia età continuassi a ricoprire la carica di presidente della Giovane Italia dopo più di 10 anni.
Ha ribadito che non lascia una poltrona per occuparne un’altra, ma se la candidassero alle primarie del Pdl?
Non ho preso in considerazione l’idea.
In queste ore circolano rumors circa l’intenzione di Berlusconi di spacchettare il Pdl in tante liste civiche capitanate da giovani o persone espressione della società civile. Chi vedrebbe bene per questi ruoli?
Non ne ho in mente. Se si parlasse di spacchettare il Pdl sarei contraria come confermato dalla stessa Direzione nazionale del partito pochi giorni fa. L’intenzione invece è quella di affiancare al Pdl una serie di liste con all’interno e capitanate da persone nuove e capaci di intercettare consensi e non colleghi del Pdl che hanno litigato col partito o che potrebbero drenare voti al Popolo della Libertà.
Il sostegno al governo in questi giorni traballa più del solito, siamo sempre più vicini ad elezioni anticipate?
Penso di non aver sbagliato il mio giudizio iniziale su Monti. Non ha portato i risultati sperati. Gli abbiamo dato mandato pieno per fare riforme innovative tali da rilanciare l’economia italiana e quindi o fai queste cose oppure vai a casa. Finora le scelte fatte dal premier non sono sufficienti a giustificare il passo indietro di Berlusconi. E’ un gota di professoroni. Sono convinta che un governo politico anche di centrosinistra avrebbe fatto riforme più profonde con la maggioranza forte che si ritrova Monti.
Cosa promuove e cosa boccia del lavoro svolto ad oggi dal governo?
A parte lo spiacevole caso degli esodati, la riforma delle pensioni merita rispetto: è stata coraggiosa. Ma il resto è insufficiente. Al governo è mancato il coraggio su liberalizzazioni e lavoro. Tra le cose ancora non fatte dal governo non dimentichiamo il cambiamento del rapporto tra il nostro Paese con l’Unione europea: andrebbero rinegoziati i trattati perché siamo considerati poco e male. E poi va affrontata la questione del debito pubblico, va aggredito senza rimandare il problema ancora una volta.
Dove pensa andrebbero recuperate le risorse economiche per mettere in pratica le riforme che lei propone?
Le risorse vanno trovate anche con la vendita del patrimonio pubblico ma senza svendere niente e con la lotta agli sprechi.
Tra le ipotesi più accreditate è quella che a Pd e Pdl convengano le elezioni anticipate per evitare una ulteriore crescita di consenso dei grillini. Che ne pensa?
Non mi pongo il problema: occorre andare a votare per l’interesse dei cittadini e quando il governo Monti non sarà più in grado di assolvere al proprio compito.
Lucio Filipponio