L'editoriale

Merkel da’ (forse) retta a Monti

La coesione europea  non si misura solo sulla difesa dell’euro e sull’impegno a politiche di risanamento dei bilanci nazionali, ma soprattutto sulla determinazione a favorire la crescita dell’occupazione, unico volano di autentico sviluppo economico. Almeno a parole, ne sono sembrati convinti Angela Merkel e Mario Monti al termine del loro incontro a Berlino.  Merkel ha detto che sul patto di bilancio c’è stato «un progresso nella nostra discussione. Ci sono buone prospettive e il 30 gennaio al prossimo Consiglio europeo ci saranno passi avanti».

In questo senso, si è concordato sul rafforzamento del  fondo salva Stati europeo (Efsf) e sul modo in cui la Banca centrale europea può dare il suo contributo per renderlo  operativo. Il cancelliere tedesco ha aggiunto, appunto, che accanto al bilancio ci si deve occupare anche della crescita.  Monti ha confermato che «la crescita è un tema che sale nell’agenda europea» e ha aggiunto che l’Italia «è pronta a fare pienamente la propria parte nella conduzione dell’Europa verso lo sviluppo e la stabilità».

All’apparenza, un sostegno alla posizione italiana sembra venuto anche dai numeri. L’Istat ha comunicato che nel terzo trimestre 2011 il saldo primario, cioè l’indebitamento al netto degli interessi passivi, è risultato positivo e pari a 6.615 milioni di euro (+2.148 milioni di euro nel corrispondente trimestre del 2010). L’incidenza sul prodotto interno lordo (pil) è stata dell’1,7 per cento, rispetto allo 0,6 per cento nel corrispondente periodo del 2010. Nei primi nove mesi del 2011 si è registrato un saldo primario positivo pari allo 0,3 per cento del pil, con una netta inversione di tendenza rispetto al -0,3 per cento dello stesso periodo del 2010.

Sembrerebbero dati positivi, se non altro sul piano dei conti pubblici, se non fosse che a determinarli e viziarli è la mancata crescita. In particolare, sono diminuiti i redditi da lavoro dipendente e la capacità di spesa delle famiglie. Analoga situazione, peraltro, si registra nel complesso dei Paesi dell’euro. L’Eurostat ha rivisto oggi al ribasso la stima della crescita del pil dell’eurozona nel terzo trimestre del 2011 portandola dallo 0,2 allo 0,1 per cento. Nel secondo trimestre del 2011 era stata dello 0,2 e nel primo dello 0,8. Tale rallentamento mostra la necessità di puntare non solo alla tenuta dei conti e della moneta, ma soprattutto alla creazione di posti di lavoro indispensabili alla crescita.

Odisseo