Moda, Costume e Satira

Milano Fashion Week – 4 giorno

Milano Fashion Week – 4 giorno
JIL SANDER – Due sono le tendenze principali della sfilata di Jil Sander: una – dalla silhouette morbida – con abiti che rispettano le regole dell’abbigliamento, come gli ampi cappotti di flanella e cashmere double, e le destrutturate vestaglie giocate sui toni del rosa languido, del bianco, del cammello, del cipria, che si avvicinano ai concetti e alle forme dell’Alta moda, fermati dal solo gesto della mano che si chiude a pugno sul petto. L’altra – dal profilo più seducente, pervasa da un’aria adolescenziale – caratterizzata da sottovesti in maglia sottile, da tailleur neri con gonna a pannelli aperti, e da vestiti in crepe intarsiato di pelle o in vernice dalla linea vagamente informale. In passerella, ad armonizzare la scena, fiori color pastello. A fine sfilata, una lunghissima standing ovation per salutare lo stilista Raf Simons: che lascia Jil Sander per andare, secondo indiscrezioni, da Dior. Voto 10.

 

DOLCE & GABBANA – Un passaggio spericolato da un corpo all’altro: dai paramenti pesanti delle regine della cristianità opulenta – portate in processione il Venerdì Santo – al tulle e al velluto delle femmine di Dolce & Gabbana. La Moda, come metempsicosi, come momento ritrovato, come esigenza primaria di quel potere narrativo che solo Domenico Dolce e Stefano Gabbana riescono a dare alle loro creazioni. Provocanti e austere, le devote indossano abiti neri in tulle trasparente, impreziositi da perle, cristalli, e ghirigori in filigrana dorata simili a quelli dei manti delle Madonne, e scrivono una nuova pagina di letteratura siciliana. Feste di ruches di chiffon, mantelle di visone, cappe di velluto, paltò neri con martingala ricamata, e applicazioni a piccolo punto che disegnano arazzi floreali. Il decoro, prima di tutto: putti e cherubini pendenti dai lobi, e sandali con zeppa rifinita con boccioli in ceramica che ricordano le porcellane di Capodimonte. Vistosità barocca che – nonostante abbia già raggiunto la maturità – non si deforma in virtuosismi fatui, stucchevoli, e ripetitivi, ma trionfa. Voto 10 e lode.

 

 ARMANI – Ama vestire al maschile, la donna di Giorgio Armani: tailleur, giacca e pantalone o bermuda. Pellicce ecosostenibili, e qualche eccentrico abbaglio di fucsia. Scarpe appuntite, ricamate e zebrate, a tacco basso perché, secondo lo stilista «il tacco alto fa escort». Seriosa e scura, con qualche ponderata parentesi di «follia», velata da un avvolgente dejà vu. Voto 5.
Martina Alice de Carli