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Mondiale ciclismo: a Montreal trionfa Brandon McNulty

Di nome fa Brandon e di cognome McNulty, di fatica ne ha fatta tanta, di sacrifici ancora di più, fin da quando dalla sua Phoenix e dai margini del deserto di Sonora ha iniziato a girare il mondo per guadagnarsi il pane pedalando in bicicletta al fianco di grandi campioni, attualmente sulle ruote del grande Tadej Pogacar.

Ieri McNulty la fatica ed il sacrificio li ha sparsi copiosamente sull’asfalto di Montreal, meritando di indossare la Maglia di Campione del Mondo 2026, alla fine di un attacco efficace e convinto iniziato a 32 chilometri dall’arrivo, quando ha lasciato sul posto tutti i favoriti, che già avevano accesso la miccia quando ancora mancavano oltre cento chilometri alla striscia bianca del traguardo.

Il podio è stato completato dall’inossidabile australiano Michael Matthews e da Mathieu Van Der Poel, l’olandese nipotino del compianto Raymond Poulidor.

E l’Italia?

Il primo degli Azzurri che compare scorrendo con il dito l’ordine di arrivo è stato Giulio Ciccone, che negli ultimi giri del circuito canadese ha provato più volte a mettersi in evidenza e volare in avanti sulla Voile Camillene Houde, la strada che sale verso il punto più alto nei dintorni di Montreal e prende il nome dallo storico e controverso sindaco di Montreal in carica a più riprese tra gli anni ’20 e ’50, soprannominato “l’imprevedibile”.

Gli spunti di Giulio Ciccone sono stati sempre rintuzzati ma tutti gli Azzurri hanno dimostrato di essere squadra e di sapersi comportare come tale.

Vale per tutti, per Alberto Bettiol, per Christian Scaroni, Matteo Trentin, Davide Piganzoli, Giulio Pellizzari, Mattia Cattaneo e Lorenzo Mark Finn.

Il giovanissimo Lorenzo Mark Finn, 19 anni e grande promessa del ciclismo italiano, ha potuto esordire tra i big e seppure con grande fatica ha dimostrato grande rispetto per la Maglia Azzurra ed ha portato a termine la gara classificandosi al cinquantacinquesimo posto, con un distacco di dieci minuti dal vincitore.

“È stata senza dubbio la giornata più dura della mia vita.” Ha dichiarato Finn ai microfoni della RAI “Quando si è fatta selezione ho iniziato a sentire la fatica, sono venuti i crampi. Per me è stata una bella esperienza: sono mattoncini per il futuro. Mi ricorderò questa giornata “

Chi ieri non ha vinto nulla come gli Azzurri, chi non è neppure arrivato in fondo alla lunga competizione di oltre 273 chilometri ma ha onorato la corsa con tutte le sue forze inserendosi nel gruppetto dei primissimi attaccanti si chiama Amir Arsalan Ansari, nato in Iran ventisette anni fa ma cresciuto in Afghanistan, costretto a scappare dalla sua terra nel 2015 ed approdato in Svezia alla fine di un lungo ed avventuroso viaggio da profugo e migrante.

Ansari ha potuto partecipare al Mondiale correndo nella squadra dei rifugiati, iniziativa promossa dall’unione Ciclistica Internazionale come progetto di inclusione sportiva.

Per quanto riguarda la cronaca della prova iridata vale la pena ricordarla a partire dai cinquanta chilometri finali, con in testa un trio formato dallo sloveno Primoz Roglic, Mathieu Van Der Poel e dallo statunitense Quinn Simmons, con il britannico Onley dieci secondi più indietro.

Grazie agli spunti del messicano Isaac Del Toro il terzetto veniva ripreso e si formava un nuovo gruppo di testa, composto dal messicano, da Giulio Ciccone, dal francesino Paul Seixas, ancora Mathieu Van Der Poel, Tommy Pidcock, il colombiano Santiago Buitrago, l’ennesimo statunitense Matteo Jorgenson e … Brandon McNulty, che su un tratto in pianura si alzava sui pedali ed iniziava a spingere, spingere, spingere.

Nessuno reagiva o forse già non ce la faceva.

Non lo

Poi il podio, poi la Maglia Arcobaleno, poi l’emozione profonda che saliva dalle viscere di Brandon McNulty per salire sul suo volto scavato.

Il brivido gli increspava la fronte, gli occhi si caricavano di un velo lucido che piano piano accendeva lo sguardo, le labbra si schiudevano sul volto bozzoluto sospese in un sorriso accennato e subito arreso.

Le lacrime battezzavano la verità di quell’istante sul podio, con la mano appoggiata sul cuore.

E adesso pedala Brandon, pedala ancora.

MONTREAL – CAMPIONATO DEL MONDO UOMINI 2026

ORDINE DI ARRIVO

1 – Brandon McNulty (Stati Uniti) in 6 ore, 17 minuti e 4 secondi
2 – Michael Matthews (Australia) +13
3 – Mathieu Van Der Poel (Paesi Bassi) +13
4 – Quinn Simmons (Stati Uniti) +13
5 – Isaac Del Toro (Messico) +14
6 – Mads Pedersen (Danimarca) +14
7 – Tom Pidcock (Regno Unito) +14
8 – Matteo Jorgenson (Stati Uniti) +14
9 – Giulio Ciccone (Italia) +14
10 – Ben Healy (Irlanda) +14​