Economia

Montani al vertice di BPM. Bankitalia: troppi consiglieri «Amici»

Montani al vertice di BPM. Bankitalia: troppi consiglieri «Amici»

Non sembra ancora tornato il sereno sulla Banca Popolare di Milano. La nomina di Piero Montani a nuovo consigliere delegato avrebbe dovuto mettere la parola fine agli ultimi, travagliati mesi e riportare la banca in carreggiata. La sua avventura parte però in salita. Montani, dalla scorsa estate amministratore delegato della Banca del Mezzogiorno, non è un volto nuovo nel mondo delle banche popolari. Dopo una lunga gavetta al Credito Italiano, alla fine degli anni Novanta era approdato al vertice della Banca Popolare di Novara, per poi diventare direttore generale della Bpvn, nata dalla fusione tra Verona e Novara. Nel 2003 era stato chiamato dagli olandesi di Abn Amro per rilanciare Antonveneta, e lì rimase fino al 2008, ovvero fino al passaggio della banca al Monte dei Paschi di Siena. Al timone dell’istituto veneto, nel 2004, Montani aveva gestito il ciclone giudiziario e mediatico seguito al tentativo di scalata da parte della Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani. In curriculum, Montani ha anche la presidenza, in quota Antonveneta, di Banca Italease, finita sul lastrico per colpa dei derivati: da questo incarico il neo consigliere delegato di Bpm era stato sollevato dopo l’azzeramento dei vertici dell’istituto, deciso da Bankitalia.

STIPENDIO DA FAVOLA – Montani è ora approdato, con il consenso unanime dei vertici, alla guida della Popolare di Milano, che negli ultimi mesi ne ha viste di tutti i colori. A cominciare dal contestato rinnovo della governance, con il passaggio al sistema duale deciso lo scorso 22 ottobre, fino all’infuocata assemblea degli obbligazionisti di due mesi dopo, che ha visto i vertici della banca sommersi dalle proteste per la conversione del prestito obbligazionario da 400 milioni, lanciato nel 2009. In una situazione così difficile, le prime polemiche sul nome di Montani sono arrivate quando si sono appresi i dettagli sul suo stipendio. Il nuovo consigliere delegato, il cui mandato scadrà con l’assemblea di bilancio del 2014, potrà incassare fino a 6 milioni di euro in due anni. I vertici avrebbero riconosciuto a Montani un emolumento fisso di un milione l’anno, a cui si andrebbero a sommare due bonus di 500 mila euro ciascuno, rispettivamente, per il raggiungimento del budget e per eventuali operazioni straordinarie. A questa cifra si aggiungerebbero altri 2 milioni di buonuscita in caso di mancato rinnovo all’assemblea del 2014.

AMICI BPM – Un’altra questione aperta riguarda il rapporto con il direttore generale Enzo Chiesa, finora deus ex machina di Piazza Meda. Il presidente del consiglio di sorveglianza della banca, Filippo Annunziata, ha assicurato che Chiesa resterà al suo posto, e che i due incarichi dirigenziali sono compatibili. Bisognerà vedere in concreto come si concilieranno. Ma il problema più grosso è senz’altro la lettera chela Banca d’Italia ha inviato – la missiva porta la data del 5 gennaio, ma è stata resa nota solo una settimana dopo – all’associazione Amici della Bipiemme. L’accusa di via Nazionale, che ha avviato una procedura sanzionatoria, è che gli Amici siano un vero e proprio patto di sindacato, che condiziona pesantemente la vita della banca. Ne è prova, secondola Banca d’Italia, il fatto che la lista sostenuta dall’associazione abbia espresso 11 membri sui 19 del consiglio di sorveglianza. Il tanto auspicato cambio di rotta, insomma, non c’è ancora stato, e a governare la banca ci sono sempre gli stessi gruppi di potere. Organi aziendali che in passato, come ha sottolineato Palazzo Koch, «non hanno adottato sufficienti iniziative per corrispondere alle ripetute richieste della vigilanza». In molti sperano che l’arrivo di Montani segni davvero una svolta decisiva.

Chiara Merico