- Le sfide legate alle disuguaglianze sociali, alla qualità dei servizi pubblici e all’accesso effettivo alle opportunità rendono ancora centrale la questione del ruolo dello Stato nella promozione dell’uguaglianza sostanziale
La libertà rappresenta uno dei valori fondamentali su cui si basa ogni società democratica e costituisce una condizione indispensabile per il pieno sviluppo dell’individuo. Essa è libertà politica, economica e sociale, libertà di esprimere le proprie idee e di accedere alle stesse opportunità. Tuttavia, la libertà può esistere in forma giuridica e formale senza essere effettivamente esercitabile nella vita concreta.
Carlo Rosselli spiegava come il metodo liberale di lotta politica non tolleri attributi ma porti a favorire le forze progressiste. In questa prospettiva, la socialdemocrazia considera la libertà non solo come diritto formale, ma come strumento necessario per costruire una società più giusta, equa e solidale, nella quale la tutela del benessere collettivo origini dalla libertà individuale. In continuità con questa visione, Bettino Craxi sosteneva che “il socialismo democratico rifiuta il metodo della collettivizzazione burocratica” e che il suo obiettivo è
quello di “arricchire le libertà dell’uomo e le sue condizioni di vita materiale e spirituale”, evidenziando il legame tra libertà e sviluppo umano.
Parallelamente, Giuseppe Saragat affermava che “la democrazia non è tale se non è anche giustizia sociale”, sottolineando come le libertà politiche debbano essere accompagnate da condizioni materiali che ne rendano possibile l’esercizio effettivo.
Per la socialdemocrazia, infatti, la libertà rischia di rimanere un principio puramente formale quando non si fa strumento in grado di dare a tutti i cittadini istruzione, salute, sicurezza economica e accesso ad un lavoro dignitoso. In questo senso, lo Stato non deve essere soltanto un regolatore, un garante, ma un attore attivo nella promozione dell’uguaglianza delle opportunità.
In “Il vangelo socialista”, Craxi spiegava come il socialismo, nella sua versione democratica, debba, tra i suoi obiettivi, avere la diffusione del potere e la distribuzione egualitaria della ricchezza e delle opportunità.
La società socialdemocratica e quella liberaldemocratica condividono alcuni principi fondamentali, come il rispetto della democrazia, dello Stato di diritto, del pluralismo politico e delle libertà civili. Entrambe riconoscono l’importanza delle elezioni libere e della tutela dei diritti individuali. Tuttavia, si differenziano nel ruolo attribuito allo Stato e nelle modalità con cui intendono promuovere la giustizia sociale.
La liberaldemocrazia e i soggetti politici che ad essa si rifanno, pongono al centro la libertà individuale e il mercato, ritenendo che lo Stato debba intervenire in misura limitata nell’economia, principalmente per garantire regole, concorrenza e sicurezza giuridica. In generale la riduzione delle disuguaglianze non rappresenta necessariamente l’obiettivo primario dell’azione pubblica, poiché si ritiene che la crescita economica e il funzionamento del mercato possano, nel lungo periodo, quasi naturalmente, favorire anche chi si trova in condizioni di svantaggio.
L’esperienza storica ci dimostra come ciò non sia, ci dimostra quanto la “teoria del gocciolamento”, del “grasso che cola” sia fallace.
Mentre l’esperienza storica ci dimostra anche quanto in Italia e in Europa, dopo la seconda guerra mondiale, seppero fare i governi che presentano al loro interno forze politiche di matrice socialista.
La socialdemocrazia, infatti, pur accettando l’economia di mercato e la proprietà privata, sostiene che lo Stato debba svolgere un ruolo più attivo nel correggere le disuguaglianze naturalmente prodotte dal mercato. Attraverso politiche redistributive, un sistema fiscale progressivo e un ampio welfare, essa mira a garantire a tutti pari opportunità e condizioni di vita dignitose.
La differenza principale tra i due modelli risiede quindi nel diverso equilibrio tra libertà economica, intervento pubblico e uguaglianza sociale, pur nel comune rispetto delle istituzioni democratiche.
Il modello socialdemocratico presenta il vantaggio di coniugare l’economia di mercato con una forte tutela sociale. Esso contribuisce a migliorare la qualità della vita, a ridurre il rischio di esclusione sociale e a promuovere la coesione sociale attraverso l’accesso universale a servizi essenziali come sanità, istruzione e protezione sociale, forniti e gestiti dallo Stato.
Quindi, interviene a sostegno delle fasce più deboli della popolazione, favorendo una distribuzione più equa delle risorse e pari opportunità per tutti i cittadini. Alla luce di queste considerazioni, il dibattito tra liberaldemocrazia e socialdemocrazia non rimane soltanto teorico, ma si riflette anche nell’attuale scenario politico italiano. Le sfide legate alle disuguaglianze sociali, alla qualità dei servizi pubblici e all’accesso effettivo alle opportunità rendono ancora centrale la questione del ruolo dello Stato nella promozione dell’uguaglianza sostanziale.
In questo contesto, appare fondamentale che le forze del centrosinistra riescano ad agire in modo unitario, superando divisioni e frammentazioni, per costruire un programma politico coerente e credibile. Nel centrosinistra, il contributo del PSI a tale programma dovrebbe porre al centro un rafforzamento dell’intervento pubblico nei settori strategici del Paese, in particolare nell’istruzione, nella formazione universitaria, nella sanità e nel sostegno sociale.
Solo attraverso un investimento deciso in questi ambiti è infatti possibile garantire realmente pari opportunità, ridurre le disuguaglianze e rendere effettivo il principio di libertà sostanziale. Questa consapevolezza sembra riemergere in diverse parti del Mondo, in Spagna, negli Stati Uniti.
In questa prospettiva, l’azione politica del centrosinistra potrebbe rappresentare oggi una declinazione concreta dei valori socialdemocratici, adattati alle esigenze della società contemporanea, e contribuire alla costruzione di una democrazia più equa, inclusiva e stabile.
Luca Fantò