Da millenni quella terra è piagata dalla guerra. Contesa fra Egiziani e Hittiti già tremila anni fa oggi la Palestina è ancora coperta di sangue. Dalle spade ai fucili, non c’è duna, oasi, campo, pianura, roccia dove non sia morto qualcuno. Incrocio fra tre religioni. Nodo fra tre continenti. Incastro di molte culture. Dopo duemila anni lo stato di Israele ha ripreso a respirare e duramente si è intromesso nella scena internazionale. Appare incredibile che una terra così piccola sia riuscita a fronteggiare tutto lo scenario mediorientale. In effetti si è detto molto riguardo ai successi israeliani. Solo il fatto di possedere l’Iron Dome, che risulta praticamente impenetrabile, un esercito competente al pari delle attuali potenze dello scacchiere internazionale, un costante finanziamento del territorio insieme ad un duro lavoro, che in poco più di mezzo secolo hanno trasformato una terra rurale in una forte economia liberale. Colonia americana, finanziata dai banchieri ebrei del mondo, noncuranti di massacri, finte vittime…
Tutti questi giudizi e queste invettive si scagliano addosso a questa piccola, ma potente nazione e stavolta dobbiamo riconoscere che possiedono un briciolo di credibilità. Eppure per paura dell’accusa di antisemitismo dobbiamo tacere. Allora pensiamo, che ci è ancora dato, come sia possibile che Israele sia diventata una potenza di così grande portata. Vorrei aggiungere una critica che sento poco da parte della stampa, dei politici e della gente in generale. Se Israele si considera una nazione occidentale, moderna e superiore a degli stati retti da terroristi, che costringono il popolo a fargli da scudo umano, perché si comporta come tale? Perché lancia migliaia di razzi contro la zona più densamente abitata del suo vicino? Perché mantiene nel suo governo ministri, donne addirittura, che affermano che è un bene massacrare le madri di Gaza, presunte creatrici di mostri antisemiti?
Perché manda volantini avvertendo di possibili incursioni aeree e poi bombarda spiagge, scuole delle Nazioni Unite e obiettivi privi di importanza strategica? Perché mobilita blindati, carri armati, missili, elicotteri, la marina addirittura contro un esercito privo di ogni mezzo moderno, a parte quei tanto famosi razzi, tanto famosi quanto inutili a causa dell’Iron Dome? E se Israele è questo paese civile, perché non si comporta da tale? Se fosse una democrazia moderna e occidentale, perché usa metodi medievali? Perché bombardare una zona militarizzata ma piena di civili, costretti da terroristi insensibili, gli uomini di Hamas, a stare dove sono, immobili, come scudi umani sotto una furente costante pioggia di ferro e fuoco? E infine restare indifferenti, indifferenti a ciò che i loro ed i nostri padri soffrirono.
Se questa è una democrazia…. Invece, ingaggiare colpi su colpi cercando di intavolare una discussione, rischiare la propria incolumità, solo per una minima speranza di pace, questa è democrazia. Creare la pace, creare due stati indipendenti e sovrani: questo è possibile, ma solo se l’Europa si schierasse in modo fattivo e economico con quella parte di palestinesi che non stanno con Hamas e con gli israeliani che non credono nella guerra. Questo è ciò che non sento dire. Ciò che noi tutti sappiamo è invece che Hamas, rappresenta circa la metà dei voti dei palestinesi, opposizione alla più moderata Olp, anch’essa ormai favorevole alla pace.
I palestinesi che per difendere la propria terra accettano un’alleanza con terroristi, criminali, uomini che, indottrinati da predicatori fanatici per la gloria di un dio tramutato in un demonio assetato di sangue, vorrebbero compiere un genocidio, non possono avere giustificazione alcuna. Come mai parte degli arabi e degli stati del medio oriente condividono tali posizioni? Forse perché qualcuno li ha costretti o addirittura invitati, anche se indirettamente, a diventare malvagi in risposta ad una malvagità che hanno e sentono sulla propria pelle? Mi auguro che finalmente i giusti di entrambe le parti creino la democrazia e la pace, una pace non imposta con le armi, ma ottenuta attraverso la comprensione e il rispetto per le diversità.
Ed è proprio in questi giorni che si gettano le fondamenta di una nuova pace, se Dio vuole, quello di ambo le parti, che soffre ugualmente delle morti degli israeliani e dei palestinesi. Ma attenzione, poiché da un’ingiusta pace può nascere una guerra ben peggiore…
Niccolò Musmeci