Che l’abbia ideato e concepito per sensibilizzare e sostenere una causa o per il solo gusto della satira poco importa. Di fatto, il video del comico e attivista saudita Hisham Fageeh sta spopolando nella Rete raggiungendo in pochi giorni cinque milioni di visualizzazioni. Il filmato virale è una parodia del giovane che, sulle note della celebre canzone del re del reggae Bob Marley “No woman no cry”, ne rivisita titolo e testo, partorendo l’ironico “No woman, no drive”. (http://www.youtube.com/watch?v=aZMbTFNp4wI) Il riferimento non è per nulla casuale, essendo dello scorso sabato la protesta, in Arabia Saudita, di numerose donne che hanno manifestato contro il divieto che proibisce loro di guidare l’automobile.
L’ASSOCIAZIONE “WOMEN2DRIVE” – La manifestazione – organizzata dall’associazione “Women2Drive”, attiva dal 2011, – prevedeva che le donne saudite con patente internazionale si mettessero alla guida e si filmassero. Lo scopo è quello di far abolire il divieto dal governo saudita, tra i più conservatori al mondo. L’Arabia Saudita è infatti l’unico Paese al mondo che vieta alle donne di mettersi alla guida di mezzi a motore su strade pubbliche, e per spostarsi devono ottenere un permesso del proprio “tutor” che, di norma, è il marito, il padre, il fratello o un parente di sesso maschile. Nonostante le proteste di sabato siano state isolate, la manifestazione ha avuto un’ampia eco sui media internazionali e sulla rete, riaccendendo il dibattito sul diritto della donna di guidare.
LA NATURA AMBIGUA DEL DIVIETO – Introdotto nel 1990 durante la guerra del Golfo, il reato non è però previsto né dalla legge islamica in vigore nel Paese, né dal codice stradale saudita. In ogni caso durante questi vent’anni, numerose donne che si sono pubblicamente opposte alla restrizione, sono state arrestate. Il Grand Mufti, la più importante e influente figura religiosa sunnita del Paese, all’epoca emanò una fatwa, un editto religioso, per vietare la guida alle donne poiché l’atto del guidare le avrebbe esposte “a tentazioni” e avrebbe portato al “caos sociale”. Più recenti sono le dichiarazioni di un influente uomo degli ambiti religiosi secondo cui le donne che guidano la macchina possono avere problemi alle ovaie e causare «disturbi clinici» ai figli. «Ovaie, così al sicuro e sane, così da poter fare tanti figli», canta il comico che – con la derisione delle motivazioni surreali per giustificare un simile divieto – ha dato un “assist” alle donne saudite. E alla loro battaglia per il diritto di guidare.
Silvia Sequi