Politica

Oppedisano (Psi): Assolto dopo 5 anni di processo e ora torno alla politica

Oppedisano (Psi): Assolto dopo 5 anni di processo e ora torno alla politica

«Mi dispiace per gli anni di vita che si perdono, quelli non te li ridà nessuno. Però sono contento, è finita bene». Queste le parole di Corrado Oppedisano, assolto dopo 5 anni di processo in cui era accusato di aver sottratto fondi all’organizzazione di cui era presidente. A capo del Forum Italiano Sostegno a Distanza, Presidente del Partito SDI Ligure e Capo di Gabinetto dell’Assessorato alla Cultura, Oppedisano ha speso la sua vita al servizio di chi ha più bisogno. Durante le indagini, e anche in seguito, ha sempre chiesto di essere giudicato dalla magistratura, convinto del fatto che fosse l’unico modo per fare luce sull’inesistenza del suo coinvolgimento nel caso riguardante il CCS Italia (Centro Cooperazione e Sviluppo), di cui era Presidente.

Di cose è stato accusato?

All’epoca ero presidente di un organizzazione internazionale non governativa, il Centro Cooperazione e Sviluppo, e sono stato arrestato con l’accusa di non aver controllato distrazioni altrui e di favoreggiare così un’associazione a delinquere finalizzata ad arricchimento indebito.

Cosa è successo dopo l’arresto?

Sono stato una settimana in carcere dove sono stato trattato benissimo e ho ricevuto solidarietà. Una volta uscito per fortuna sono stato reintegrato subito nel mio posto di lavoro in Regione, però la mia situazione era terribile. Ho subito una causa civile da parte dell’organizzazione CCS Italia, che a soli 7 giorni dall’entrata in carcere ha disposto il sequestro conservativo dei beni e dello stipendio nonché il blocco del conto. Mi ha fatto da subito guerra in modo tra l’altro incomprensibile. Il Forum Italiano Sostegno a Distanza non ha mai condiviso le mie dimissioni dalla carica di Presidente e anzi, nel 2010, in pieno processo, mi ha chiesto di rientrare nel Cda per fare il consulente sulla trasparenza.

Quando è iniziato il processo?

Nel novembre del 2006 sono iniziate le indagini, durate un anno: c’è voluto tutto il 2007 per accertare che non avevo un conto all’estero condiviso con il tesoriere del centro, indagato per la sottrazione di denaro. Nel 2009 c’è stato il rinvio a giudizio, però il collegio è stato sciolto e il processo è iniziato effettivamente nel 2010, è finito poi in un anno e mezzo. Sono infatti contento e soddisfatto del giudice che ha capito fin dall’inizio che non c’era niente e in generale per l’operato della magistratura. Il processo è stato chiuso molto velocemente, pur essendo stato complicato, con un collegio che si è sciolto, con dei testimoni provenienti dall’Africa e le udienze rimandate. Alla fine il sistema ha funzionato.

Ha ricevuto supporto durante il processo?

La stampa mi ha disegnato come un criminale fin dall’inizio: non mi ha presentato come presidente del CCS, ma come segretario del Partito socialista. Ero “il solito socialista”: una grande offesa per me che mi sono sempre dedicato a chi aveva più bisogno, secondo la linea severa e integerrima di Pertini. Ci si può difendere in tribunale, ma non ci si può difendere dalla stampa. Mentre nessuno ha mai detto – fatta esclusione per Don Gallo, presidente onorario del centro, che per fortuna è sceso in campo a difendermi – che nel periodo della mia presidenza il CCS ha incrementato il suo fondo da 900mila euro a 4 milioni e 800mila euro. Volevo uscire pulito dalla faccenda e ci sono riuscito: non ho rubato, non sapevo niente di quello che stava accadendo, sono stato assolto e il bilancio è stato triplicato in un momento di congettura economica critica. Quello che ho fatto è stato intrecciare la mia capacità politica con la mia storia personale per collegare i centri umanitari alla politica.

Il procedimento l’ha portata a rinunciare agli incarichi che ricopriva.

Consiglio ai politici che hanno procedimenti in corso di farsi da parte. I processi a volte durano tanto, ma anche perché lo si desidera. Chi non ha nulla da temere deve andare a giudizio velocemente. La politica tornerà ad essere un fatto nobile quando i politici non creeranno problemi in primis ai loro partiti. Io ci sono stato sempre col cuore, il mio partito non l’ho abbandonato, ma sempre restandone al di fuori. La gente poi comprende: a Genova si è detto che bisognava prendere esempio da chi, come me, il giudizio l’ha richiesto a gran voce.

Come sono ora i rapporti con le associazioni di cui era presidente?

Ora sono di nuovo consigliere del Forum, del quale fanno parte solo i presidenti delle associazioni di sostegno a distanza: io sono l’unico ad essere lì “honoris causa”. Con il CCS c’è stata da subito una rottura, ma nonostante tutto ho sempre mandato i miei 20 euro alla bambina che sostengo a distanza.

Da dove riparte ora?

Sono stato assolto il 16 febbraio e il 20 sono stato eletto segretario del Psi a Genova, per acclamazione, non c’è stata una vera elezione. Gerardo Labellarte, conoscendo le difficoltà di Genova, mi ha chiesto un aiuto, perché conoscevo già la storia della città, essendo stato segretario proprio nel periodo in cui scoppiò il caso del CCS. Avrei voluto riposarmi un po’, 5 anni di processo come li ho fatti io non li auguro a nessuno. Ma per il mio partito ci sono sempre. Riparto proprio da qui, dal partito, con la campagna elettorale. Il segretario nazionale Riccardo Nencini mi ha esortato a rimettermi in moto subito e ha creare la lista, già pronta per le comunali, da formalizzare sabato, dove si leggono i nomi di 40 persone validissime. È un gruppo affiatato, il clima è sereno e appoggeremo Marco Doria, candidato sindaco validissimo. In certi momenti lo sconforto si è fatto sentire, ma l’importante è avere la capacità di rialzarsi.

Martina Perrone