Riconoscere e interpretare l’identità di un luogo e allo stesso tempo distinguersi, puntando a offrire un’esperienza di viaggio unica e personale. Il mondo dell’hôtellerie nell’era covid vira verso un’idea mutata di ospitalità, spostandosi rapidamente verso nuovi obiettivi e intercettando i trend in divenire, per captare il desiderio di chi viaggia di tornare a essere parte di una comunità.
Ne parliamo con l’architetto Daniela Colli, titolare dello studio COLLIDANIELARCHITETTO con sede a Roma, la cui lunga e prolifica attività progettuale in Italia e all’estero l’ha condotta a esplorare il mondo della ricettività a varie latitudini e a maturare uno sguardo ampio e consapevole sul campo. L’architetto Colli ha recentemente ultimato nella Capitale l’Orazio Palace, della catena 4L Collection Hotel, un albergo con molti spazi pensati appositamente per condividere lavoro, tempo libero e sport; un progetto architettonico rappresentativo delle nuove tendenze in fatto di ospitalità, dal momento che alla ricercatezza estetica degli interni unisce una grande apertura alla città.
Dal concept del suo ultimo progetto, l’Orazio Palace, emerge una nuova idea di hotel, che si apre ad accogliere la città, non solo gli ospiti dell’hotel. Qual è stata la sua idea ispiratrice?
L’Orazio Palace è stato pensato e realizzato come nuovo punto d’incontro urbano, già nell’Ottocento gli hotel erano luoghi aperti alla città, svolgevano una funzione importante all’interno delle dinamiche sociali dell’élite, dell’economia e della finanza.
Il progetto dell’hotel si ispira al contesto storico e alle tendenze stilistiche contemporanee, è un luogo di aggregazione e di dialogo con la realtà circostante, con i suoi ritmi e il suo stile di vita, dove l’esperienza umana rappresenta il cuore del progetto. È un luogo di incontro, di lavoro, di scambio e di esperienze gourmet, che invita gli ospiti a immergersi nell’atmosfera della Capitale, offrendo ai romani, così abituati alla sua bellezza da rimanerne quasi indifferenti, la riappropriazione di architetture, forme, colori e immagini della loro città, delle sue innumerevoli bellezze architettoniche e storiche.
Quali obiettivi si pone nella progettazione di una struttura ricettiva? Cosa identifica maggiormente il suo approccio al progetto?
La progettazione di una struttura ricettiva deve esprimere lo stretto rapporto tra i valori del cliente, quelli del contesto e la mia poetica progettuale. Il mio approccio al progetto si basa su una ricerca molto ampia e approfondita; dopo molte analisi ricavo gli elementi base sui cui poggerà l’elaborazione di un concept. Questa prima fase di analisi è determinante per rappresentare il brand del committente in maniera coerente ed efficace, allo stesso tempo il mio studio dedica grande attenzione a intercettare i trend in atto e di prossima attuazione e, di conseguenza, adotta soluzioni, materiali e colori che si ispirano a essi. Cerchiamo di leggere la realtà contemporanea e di interpretarla in progetti innovativi e originali, che durino nel tempo e si distinguano all’interno del panorama vasto dell’hôtellerie.
Al progetto architettonico e di interior si chiede di rappresentare l’unicità di un territorio, di una città e, allo stesso tempo, di comunicare con coerenza l’identità di un brand, di una catena di hotel che vuole essere riconoscibile in tutte le sue sedi nel mondo. Com’è possibile conciliare questi due aspetti contrastanti?
Ritengo che rappresentare l’unicità del territorio o di una città e comunicare con coerenza l’identità di un brand non siano due aspetti contrastanti. Oggi gli ospiti di un hotel sono alla ricerca di esperienze immersive, cercano autenticità e unicità, quel tocco local che li faccia sentire parte dei nuovi luoghi da esplorare.
La riconoscibilità si ottiene attraverso un metodo progettuale che coniuga l’identità dei luoghi con lo storytelling, per dare origine a spazi che esprimano la sintesi tra i valori del brand e il contesto, grazie a un mix di forme, materiali, colori e dettagli che li renda riconoscibili, sotto forma di un’identità visiva distintiva e individuabile. Costruire e raccontare alla fine sono solo forme diverse di interpretazione di un’unica realtà.
Secondo le sue esperienze professionali quali sono i nuovi trend dell’ospitalità internazionale? Quali i nuovi bisogni e i temi che oggi influenzano maggiormente la progettazione nel settore?
Uno dei trend che maggiormente condivido in questo settore e che si sta sempre più affermando è il concetto di matrice anglossassone di “affordable luxury” ossia lusso accessibile, che identifico con un’idea di bellezza non elitaria, al contrario, fatta di dettagli, di attenzione all’ambiente, al servizio, alle esperienze, quello che io definisco un lusso democratico. Aprire un grande albergo alla città e metterlo a disposizione di tutti permette di vivere nuove esperienze, che erano fino a oggi destinate a pochi e precluse a molti.