Economia

Pensionati, vacca sacrificale della Legge di Stabilità

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PensionatiCol passare dei giorni, anzi dovremmo dire delle ore, si scopre che la nebbia che ha avvolto la legge di stabilità altro non era che una cortina fumogena sparsa ad arte per impedire ai più di cogliere l’essenza vera dei provvedimenti governativi. Enrico Letta ha più volte affermato che agli italiani occorre dire la verità. Con tutta la stima e il rispetto che nutro per il nostro Presidente del Consiglio, vorrei far notare che questa volta si è persa l’ennesima occasione per incominciare a dire pane al pane e vino al vino.

A conti fatti, emerge che un pensionato, con una pensione mensile netta di 1120 € (18.200 € annui), tra mancato rateo Irpef e tagli su abitazione, perderà 294 € e che uno con 1700 € mensili subirà un danno di 253 €. Un pensionato con 45.500 € lordi annui (2384 € mensili) subirà un danno di 389 €. Per i pensionati ciò significa che un pezzo della tredicesima mensilità è così andato in fumo, mentre c’è chi viene in Tv a spiegare che gli aumenti ci sarebbero stati elargiti in una sola data.

Ancora una volta, lo dimostra oltretutto il mancato sgravio Irpef, nei confronti dei pensionati si è usata la mano pesante. Se poi si tiene conto di una misura davvero singolare come quella che, in un contesto che blocca tutto e di più per quanto riguarda i lavoratori pubblici e para pubblici, per i quali si confermano le vecchie rigidità e se ne aggiungono delle nuove, l’unica norma che viene addolcita, quindi di fatto rimossa, è quella che riguarda i dipendenti della Banca d’Italia, per i quali si apre uno spiraglio per rimuovere solo per loro il blocco del contratto e quindi degli aumenti pregressi.

Si scopre così, che il dottor Saccomanni, sotto l’aria del buon capofamiglia, invita tutti a fare sacrifici, avendo già stabilito che in famiglia siamo sì tutti uguali, una volta però che si è accettato il principio che esistono figli e figliastri e che i figli, in questo caso i dipendenti di Bankitalia hanno diritto però a trattamenti speciali. Il principio potrebbe essere quello di dare il poco a chi sta in basso per giustificare il tantissimo dato ai dirigenti.

Inutile chiedere a Saccomanni come un tale provvedimento si possa spiegare a un pensionato, con 1120 € di pensione netta al mese,  che non ha diritto neppure ai 167 € di sgravio annuale Irpef o a quello che, superando di tre volte il minimo della pensione, vede ridotta l’indicizzazione o la vede assolutamente sparire, per non parlare di milioni di pensionati incapienti, per i quali non è previsto neppure un centesimo. Impossibile spiegare perché i pensionati italiani non abbiano più nessun santo in paradiso, se si prescinde ovviamente dagli ultimi venti giorni di campagna elettorale, quando tutti sembrano improvvisamente ricordarsi che i pensionati esistono.

Detto francamente, meraviglia tanto che della condizione di milioni di pensionati e del loro diritto a una qualità della vita degna di questo nome e quindi a un futuro decente non si parli affatto e, soprattutto, che questo sia un atteggiamento che si nota non solo nei comportamenti dei politici, ma riguarda anche l’informazione in generale, oltre la grande schiera di benpensanti, che sono pronti a parlare di equità soltanto quando hanno la sensazione o la garanzia che, con politiche di equità, potrebbero loro salire uno scalino. Gli altri, ovviamente, portino pazienza.

A mio giudizio, questo modo di pensare sta progressivamente penetrando anche nel movimento sindacale, dove c’è sempre qualche problema più urgente che viene prima dei pensionati. Che Saccomanni, arrivato lì anche grazie alla Banca d’Italia, si comporti in tal modo non può meravigliare più di tanto. Meraviglia invece che Letta, Fassina e Giovannini, che non sono stati scelti da Bankitalia, lascino fare.

Silvano Miniati
Network sinistra riformista