Che il lavoro domestico vada tutelato è problema che non dovremmo neppure discutere, tanto è evidente la sua importanza anche sul piano sociale del lavoro. Quello che non è più tollerabile è la riduzione di un problema di così ampia rilevanza a piccole operazioni di sotto governo o a iniziative di immagine con una pubblicità come quella che l’INAIL manda ripetutamente in onda attraverso i canali televisivi e che potremmo a buona ragione definire ” pubblicità omissiva”.
Che serietà può avere infatti una individuazione a fini assicurativi del lavoro domestico escludendo a priori qualsiasi copertura per chi a meno di diciotto anni o più di sessanta cinque, le due fasce di età che forniscono il maggior numero di incidentati?
L’INAIL continua a custodire gelosamente i dati relativi al bilancio di questa assicurazione. Noi riteniamo invece che sarebbe necessario che tutti possano conoscere quanti sono davvero i soci dell’assicurazione, distinguendo tra quelli volontari (coloro che pagano i dodici euro e cinquanta annui) e quelli che avendo un reddito inferiore alla soglia di povertà possono accedere gratuitamente alla copertura assicurativa.
Particolarmente importante è conoscere con esattezza quanti sono gli incidenti denunciati. Quanti ne sono stati riconosciuti, risarciti e con quale ammontare? Quale è il bilancio del quale l’INAIL è chiamata a rispondere?
Se ci rifacciamo alle indagini sul campo (chiacchierate indiretta) che realizziamo allo sportello del comitato “cittadini stanchi di subire”, e anche a qualche statistica che possiamo ricavare leggendo qualche dato che fuoriesce dalle maglie dell’INAIL o ai risultati delle attività del progetto “sicurezza in casa” che Upter-SolidariÉtà e AMPAS hanno elaborato da tempo, Sappiamo che gli incidenti in ambito domestico sono davvero numerosi: oltre il doppio di quelli sul lavoro o sulla strada messi assieme.
Sappiamo che l’assicurazione (impropriamente definita anche pensione alle casalinghe) ha costi relativamente bassi, e che gli assicurati paganti non sono certo una marea, che però le entrate sono comunque molto superiori alle uscite. A quanto ammonta quindi l’attivo di bilancio? E soprattutto a quali finalità si intende destinarlo? Non crediamo ci sia affatto bisogno di un esposto alla corte dei conti per avere notizie dettagliate. Noi vorremmo evitare di ricorrere a denunciare l’INAIL per avere violato alcuni compiti d’ufficio. E ci sembra che sia giunto il momento di rendere assolutamente trasparente, prima di eliminarla, la gestione di una legge che non è servita pressoché a niente.
Sia chiaro che siamo assolutamente convinti che cancellare una assicurazione inutile riconoscendone il valore di pura e semplice presa in giro non significa affatto avere risolto un problema che ci sia permessa la battuta, è ormai diventato grande come una casa. Questa scelta è però condizione per smettere di far finta che il problema non esista o sia già stato risolto.
Silvano Miniati, Carlo Pileri, Franceso Orofino
Comitato “cittadini stanchi di subire” di Upter- SolidariÉtà