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Pensioni, cosa cambia. Osservatorio Isee

Foto Wikipedia - United Artists - Pubblico dominio

Inps
PENSIONI 2026: COSA CAMBIA
Con l’entrata in vigore delle nuove regole, le principali vie di uscita dal mondo del lavoro per la pensione anticipata previsti dall’Inps si sono assottigliate. Dopo la fine di Quota 103 e di Opzione Donna, per chi pensa di andare via prima dal lavoro, le novità normative impongono un ripensamento e la necessità di valutare con attenzione le alternative a disposizione. Vediamo quali
Soglia dei 67 anni
Per chi medita un’uscita prima dei 67 anni, la soglia anagrafica dalla quale inizia ad aprirsi il varco per la pensione di vecchiaia, il nuovo panorama normativo offre poche possibilità percorribili. Nel 2026 tuttavia resta in campo la pensione anticipata ordinaria: si tratta di uno strumento “tradizionale”, introdotto con la Legge Fornero e più volte modificato, che permette il pensionamento con almeno un minimo contributivo di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne, indipendentemente dell’età.
Finestra mobile
L’annunciato innalzamento della soglia come effetto dell’allungamento della speranza di vita viene rimandato di un anno. Nonostante i requisiti siano confermati, l’a concessione della pensione anticipata ordinaria non avviene nell’immediato al raggiungimento della soglia contributiva. Come prefigurato dalle regole vigenti, si deve tener conto di una finestra mobile di tre mesi che sale fino a cinque per alcune categorie del pubblico impiego.
Pensione di vecchiaia
Le regole restano invariate anche per quanto attiene l’ammissione all’assegno di vecchiaia, il canale più diffuso per la platea di lavoratori. Senza dunque lo scatto, frutto delle stime Istat sulla speranza di vita, anche nel 2026 occorreranno per tutti almeno 67 anni di età e 20 anni di contributi effettivamente versati.
Il requisito è destinato a mutare il prossimo anno quando, dal 1° gennaio 2027, bisognerà attendere un mese in più. Nel 2028, la soglia aumenterà ancora, arrivando a 67 anni e 3 mesi. A differenza della pensione anticipata, il diritto al trattamento economico decorre a partire dal mese successivo all’uscita effettiva.
Lavoro discontinuo
Per i lavoratori che pur perfezionando il requisito anagrafico hanno svolto attività discontinue, il limite minimo dei 20 anni di contribuzione effettiva rimane l’ostacolo principale. Il mancato raggiungimento della soglia apre la strada a forme di tutela previdenziale alternativa come l’assegno sociale, la cui erogazione, va però ricordato, viene assicurata ai richiedenti in caso di redditi sotto la soglia inferiore a 7.002,97 euro, raddoppiata a 14.005,94 euro se si è coniugati.
Opzione donna
L’uscita anticipata tramite Opzione Donna, come indicato, esce definitivamente di scena. La misura “sopravvive” tuttavia per le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2024 hanno maturato il requisito. In questo caso, la domanda presentata negli anni successivi resta valida a parità di condizioni. Servono almeno 35 anni di contributi e l’assegno viene calcolato interamente con il metodo contributivo con una conseguente riduzione dell’importo.
Ape sociale
Tra gli strumenti di uscita anticipata resta in vigore l’Ape sociale. Fino al 31 dicembre di quest’anno i lavoratori in condizione di difficoltà – come disoccupati, caregiver o invalidi – con almeno 63 anni e 5 mesi di età e 30 di contributi possono richiedere l’attivazione dello strumento “ponte” di accompagnamento alla pensione. La soglia contributiva sale a 36 anni per alcune categorie di attività usuranti.
Lavoratori precoci
Una strada ulteriore di pensionamento anticipato è riservata alla categoria dei lavoratori cosiddetti precoci. Coloro che hanno iniziato l’attività prima dei 19 anni versando all’epoca almeno 12 mesi di contributi effettivi possono infatti uscire dal lavoro con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Va poi considerata la condizione di difficoltà al momento della richiesta di pensione, come disoccupazione, caregiving o attività usurante.
Lavori usuranti
Per i lavoratori che per metà della carriera o per 7 anni (sugli ultimi 10) hanno espletato mansioni usuranti restano in campo, anche nel 2026, forme di pensionamento anticipato. Occorrono in ogni caso almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi versati.
Ad essere interessati da questo strumento sono in particolare i lavoratori notturni che svolgono turni dalle 24 alle 5 del mattino, gli addetti alla linea a catena e i conducenti di mezzi pubblici, cioè veicoli adibiti a trasporto pubblico con capienza non inferiore a 9 posti.

 

Lo sportello assicura la continuità dei servizi alla popolazione del territorio colpito dalla frana
APERTO A NISCEMI UN PUNTO INPS
Lo sportello assicura la continuità dei servizi alla popolazione del territorio colpito dalla frana.
Da lunedì scorso 23 febbraio, a Niscemi, è stato attivato temporaneamente un Punto Inps, per garantire la piena operatività dei servizi, in favore della popolazione interessata dalla frana che ha colpito l’area.
Lo sportello è ospitato nei locali messi a disposizione dal Comune, in stretto coordinamento con l’amministrazione locale.
Il presidio è stato attivato dalla Direzione regionale Sicilia ed è gestito dal personale della Direzione provinciale di Caltanissetta con il supporto dell’Agenzia di Gela.
L’obiettivo è assicurare un punto di riferimento immediato per cittadini, famiglie e imprese, offrendo assistenza sulle prestazioni ordinarie e su eventuali misure straordinarie che potranno essere introdotte dal Governo. Particolare attenzione è rivolta al comparto agricolo, fulcro economico dell’area e tra i più esposti agli effetti dell’evento.
«L’attivazione di un presidio temporaneo dell’Istituto in una fase così delicata è un segnale di responsabilità e di presenza concreta dello Stato sul territorio» ha affermato il Presidente Gabriele Fava. «La frana ha generato difficoltà significative e richiede un intervento rapido, ordinato e continuo. Per questo l’Inps si stringe alla comunità di Niscemi mettendo a disposizione una struttura operativa immediatamente funzionante, per facilitare l’accesso ai servizi e accompagnare le persone nelle procedure più complesse».
Il Presidente ha ringraziato il Direttore regionale Sergio Saltalamacchia e il Direttore provinciale Antonio Armando Iacono «per la tempestività e la qualità del lavoro svolto, che hanno reso possibile l’apertura del presidio in tempi brevissimi».
«Continueremo a monitorare l’evoluzione della situazione insieme alle autorità locali» ha concluso Fava, «per garantire supporto costante e modulare il nostro intervento in funzione delle esigenze della popolazione e del tessuto produttivo».

 

I dati 2026 – 2025
OSSERVATORIO SU DSU E ISEE
L’Osservatorio sulle Dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) e sull’Isee, pubblicato di recente dall’Istituto di previdenza, ha lo scopo di illustrare la distribuzione e le caratteristiche dei nuclei familiari che hanno presentato negli anni 2016-2025 una Dichiarazione unica sostitutiva (Dsu) per il rilascio dell’attestazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee).
L’indagine offre un quadro dettagliato sull’evoluzione delle dichiarazioni e sulle principali dinamiche socioeconomiche che emergono dai dati raccolti, evidenziando come l’utilizzo dell’Isee sia diventato sempre più centrale nell’accesso a numerosi servizi e prestazioni sociali.
Attraverso questa analisi si intende fornire uno strumento utile per comprendere le trasformazioni e le tendenze che hanno caratterizzato il periodo considerato, favorendo una lettura approfondita dei fenomeni che interessano i nuclei familiari italiani.
Negli anni, sempre più prestazioni sono state parametrizzate al valore Isee del nucleo familiare: dal 2016 al 2025 si è registrato un incremento delle Dsu attestate pari all’88%, passando da circa 6 milioni nel 2016 a 11 milioni nel 2025.
La Dsu può essere presentata in qualsiasi periodo dell’anno e ha validità fino al 31 dicembre dello stesso anno di presentazione; può essere compilata:
direttamente dall’interessato, tramite il Portale unico Isee, accessibile anche attraverso il Portale della famiglia e della genitorialità;
avvalendosi dell’assistenza gratuita dei Caf sulla base di una convenzione stipulata con l’Inps.
Negli anni la percentuale di cittadini che compilano in autonomia la Dsu è passata dal 2% al 17%. Dal 2020 è inoltre possibile avvalersi della Dsu precompilata, modalità utilizzata nel 16% delle dichiarazioni presentate nel 2025.
Si ricorda che, nel corso dello stesso anno solare, può essere presentata più di una Dsu, per cui il numero di nuclei familiari distinti è inferiore rispetto a quello del numero delle dichiarazioni: nel 2025, a fronte di 11 milioni di Dsu, si registrano 10,4 milioni di nuclei familiari distinti, mediamente composti da circa tre persone.
Analizzando la distribuzione territoriale delle DSU, emerge che nel 2025:
il 43% delle Dsu sono state presentate nelle regioni del Sud e delle Isole;
il 38% in quelle del Nord;
il 19% in quelle del Centro.
Il valore Isee segue un andamento decrescente da Nord a Sud, con valori che vanno dai 18.840 euro al Nord, ai 18.164 euro al Centro e ai 13.486 euro nelle regioni del Sud e nelle Isole.
Osservando la distribuzione percentuale delle DSU per mese di presentazione della domanda, si nota che le domande vengono inoltrate prevalentemente nei primi tre mesi dell’anno (nel 2025 sono state il 71%).
Rispetto al valore Isee si osserva che nel 3% dei casi l’Isee è nullo, nel 37% è al di sotto dei 10.000 euro e nell’11% è superiore ai 35.000 euro. La classe di valore Isee con il maggior numero di Dsu è quella tra 5.000 e 10.000 euro in cui risultano presentate oltre 2 milioni di Dsu pari al 19% del totale annuo.
Con riferimento alla distribuzione dei nuclei familiari per numero di componenti, nel 2025 i nuclei familiari con tre o quattro componenti rappresentano il 50% del totale, con un valore medio Isee superiore ai 20.000 euro. Sempre nel 2025 il 48% dei nuclei familiari ha almeno un minore al suo interno e il 25% almeno un disabile.

 

Le analisi sulle attività dell’Istituto previdenziale
LA FUNZIONE DI INTERNAL AUDIT E’ CONFORME AGLI STANDARD
La piena aderenza ai Global Internal Audit Standards emanati dall’Institute of Internal Auditors (IIA), operativi dal 9 gennaio 2025, rappresenta un elemento chiave per rafforzare credibilità, indipendenza ed efficacia della funzione di Internal Audit. Gli standard forniscono infatti un quadro metodologico globale, riconosciuto e condiviso, che garantisce uniformità di approccio, qualità professionale e capacità di generare valore per l’organizzazione.
In tale contesto, l’Inps ha affidato a un advisor esterno qualificato l’esecuzione di una External Quality Review della propria funzione di Internal Audit.
L’External Quality Review ha esaminato in particolare tre ambiti fondamentali:
positioning: il posizionamento dell’Internal Audit, con riferimento al mandato, alla natura dell’attività, alla struttura organizzativa, alla gestione delle relazioni e delle risorse;
people: l’organizzazione della funzione, includendo dimensionamento, sviluppo professionale, competenze e formazione;
process: il processo di audit, dalla pianificazione e risk assessment alle attività operative, reporting, follow up e sviluppo complessivo della funzione.
Dall’analisi è emerso che la funzione Internal Audit dell’Istituto opera in maniera “pienamente conforme” ai Global Internal Audit Standards dell’IIA, rispettando integralmente tutti i 15 principi previsti nelle sezioni “Etica e professionalità”, “Governo della funzione”, “Gestione della funzione” e “Svolgimento delle attività”, nonché l’obiettivo dell’Internal Auditing.
Per la revisione sono stati coinvolti anche diversi stakeholder interni, i quali hanno espresso un forte apprezzamento per il percorso evolutivo intrapreso dalla funzione e per il crescente rapporto di partnership sviluppato negli ultimi anni con i process owner, in una prospettiva di controllo collaborativo orientato a fornire assurance sui rischi dell’Istituto. Il risultato conseguito rappresenta un traguardo significativo nel panorama delle pubbliche amministrazioni, sia per l’ufficio Internal Audit, sia per l’Istituto che ne ha sostenuto la crescita e lo sviluppo.
Alessandro Romano, Direttore centrale Internal audit, Risk management, Compliance e antifrode, ha così commentato il riconoscimento: «Il conseguimento di un giudizio di “pienamente conforme” nell’ambito della Quality Assurance Review certifica che la funzione di Internal Audit dell’Inps opera in piena conformità agli standard internazionali per la pratica professionale dell’Internal Auditing emanati dall’IIA, confermando l’affidabilità e il rigore metodologico del nostro operato. Il risultato positivo della Quality Assurance Review, valutazione esterna condotta da revisori indipendenti secondo gli standard IIA, è il riconoscimento concreto dell’impegno di tutti colleghi della funzione di Internal Audit dell’Inps nel garantire processi di controllo efficaci, trasparenti e allineati alle migliori prassi internazionali».
Valeria Vittimberga, Direttore Generale Inps, ha rivendicato il target raggiunto: «Il riconoscimento ottenuto attraverso la Quality Assurance Review conferma che l’Inps non solo eroga servizi essenziali a milioni di cittadini, ma lo fa con un sistema di controllo interno solido, trasparente e conforme ai più elevati standard internazionali. È un risultato di cui siamo orgogliosi e che rafforza il nostro impegno verso una governance responsabile e moderna, a tutela della collettività e delle risorse che la Repubblica ci affida».

 

Carlo Pareto