Ai catalani, molto probabilmente, non piacerà essere accostati alla dittatura. Eppure negli ultimi quattro anni il calcio del Barça ha soggiogato Spagna ed Europa. Ora, dopo le sconfitte in Champions e Liga, il dominio sembra agli sgoccioli, tant’è che anche Guardiola ha abdicato. Ci aspetta la fine di un regime oppure è solo un semplice passaggio di consegne? Diciannove trofei in quattro anni sono un record spaventoso, anche per un club come il Barça, ammettiamolo. Il dato che colpisce maggiormente e non si può quantificare, però, è un altro: lasciando perdere i dibattiti sul modulo e sui campioni, lo stile di gioco del Barça è diventato dominante non solo sul campo ma anche fuori.
Un avversario da temere e un modello da imitare, ecco cos’è diventato in termini di comunicazione il Barcelona di Guardiola: un passaggio dopo l’altro ha prima terrorizzato e poi culturalmente colonizzato l’Europa calcistica. Prima d’ora, solo il Milan di Sacchi s’era avvicinato a un risultato simile. Il predominio culturale, è ovvio, genera una serie di vantaggi non indifferenti. Intanto il rispetto e il timore – come dicevamo – da parte degli avversari; poi sicuramente un peso maggiore nelle istituzioni e, chiaramente, una serie enorme di ritorni e vantaggi economici. Ci sono voluti quasi venticinque anni di investimenti e correzioni in corso d’opera per arrivare a questo risultato: un percorso partito da Cruijjff, perfezionato da Rijkaard e culminato con Guardiola. È difficile che Tito Vilanueva riesca a seguire le orme del suo predecessore.
Non tanto per le sue capacità piuttosto perché i dei pezzi pregiati della collezione iniziano ad accusare anni di battaglie, i loro sostituti non sembrano all’altezza e le vendemmie più recenti della cantera blaugrana non hanno prodotto i frutti sperati… Ma questo è un problema del club e dei soci. Quel che mi interessa sono gli scenari futuri: il Real – nonostante Mou e la vittoria quasi certa in Liga – ha già ampiamente dimostrato di non meritare il trono vacante; le squadre inglesi – nonostante i petroldollari – faticano ad affermarsi; in Italia non c’è un club in grado di affermarsi né economicamente né mediaticamente; il Bayern rischia di vincere quest’anno e poi esplodere. E quindi?
Le mie ipotesi sono tre: Tito riuscirà a sorprenderci e migliorerà i record di Guardiola (la vedo difficile); assisteremo a Champions League più interessanti e combattute (è lo scenario più scontato). E la terza? Attenzione a Carletto Ancelotti.