A inizio settembre, Santa Margherita Ligure ha ospitato Sant’in Jazz – “I Can See Fo(u)r Miles”, una settimana di concerti, mostre, proiezioni, incontri e attività formative dedicata a Miles Davis, nel centenario della nascita del grande trombettista americano.
Un progetto che ha portato il jazz nei luoghi più rappresentativi della città e che ha offerto l’occasione per riflettere su una visione del festival particolarmente vicina a quella maturata negli anni da Pomigliano Jazz: la musica come possibilità di scoperta, promozione culturale e valorizzazione del territorio. Realtà distanti nello spazio, che si caratterizzano e contraddistinguono per la condivisione di una medesima vision, ovvero mettere in connessione la musica jazz con i rispettivi patrimoni storici-archeologici, paesaggistici ed enogastronomici.
È dal riconoscimento reciproco di questa sensibilità comune che prende il via un percorso di collaborazione tra Pomigliano Jazz, Itinera, TCSette e Sant’in Jazz di Santa Margherita Ligure, percorso comune tra due realtà che condividono una stessa idea di festival: non solo spettacolo, ma luogo di incontro, ricerca, innovazione e costruzione di nuove relazioni artistiche e culturali. Un rapporto orientato al futuro, destinato a svilupparsi attraverso nuovi progetti, artisti e occasioni di scambio tra il territorio ligure e quello campano, nel segno di un jazz sempre più aperto, contemporaneo e capace di creare connessioni.
Un percorso, quello di Pomigliano Jazz nei suoi trentuno anni di storia, e di santa Margherita Ligure, che guarda al jazz non soltanto come forma di espressione musicale, ma come linguaggio in continua trasformazione, in grado di attraversare luoghi e generazioni e mettere in relazione le diverse preziosità locali.
Sant’in Jazz, festival ideato da Andrea Turrin, con la direzione artistica del Maestro Alessandro Cerino, ha trasformato per una settimana Santa Margherita Ligure in un palcoscenico diffuso, coinvolgendo alcuni dei luoghi più rappresentativi della città: Villa Durazzo, l’Anfiteatro Bindi, Casa del Mare, Spazio Aperto di via dell’Arco e il Cinema Centrale. Il programma ha intrecciato musica dal vivo, fotografia, cinema, editoria, divulgazione e formazione, costruendo intorno alla figura di Miles Davis un percorso che va oltre i confini del concerto.
La manifestazione ha avuto inizio domenica 6 settembre, alle 18, a Casa del Mare, con la presentazione del festival e l’inaugurazione della mostra fotografica “MILES 100%” di Mirko Boscolo, con circa trenta immagini di Miles Davis realizzate tra il 1983 e il 1991.
A seguire, nei giorni successivi, proiezioni e una mostra dedicata alle copertine dei vinili di Davis. E ancora, la presenza degli autori Guido Michelone, Francesco Cataldo Verrina e Carlo Pasceri. il Paul McIntyre Quintet; il Sandro Cerino VSIP Quintet; i Bright Magus. Poi ancora la proiezione della film “Ascensore per il patibolo” (1958) di Louis Malle, film entrato nella storia anche per la colonna sonora realizzata da Miles Davis. E il gran finale, all’Anfiteatro Bindi, con la Sant’In Jazz Orchestra diretta dal Maestro Alessandro Cerino e il progetto “I Can See Fo(u)r Miles”, costruito attraverso arrangiamenti originali dedicati alle diverse stagioni creative di Davis. Accanto ai concerti, guide all’ascolto, incontri pomeridiani, proiezioni, attività dedicate alle scuole e momenti di approfondimento sulla figura e sull’eredità artistica di Davis.
Domande e risposte
Cosa è
Dalla Campania alla Liguria per una sinergia tra festival jazz