Cronaca

Pres. Municipio Torpignattara, a Roma la situazione è preoccupante

Pres. Municipio Torpignattara, a Roma la situazione è preoccupante

“Nonostante le ultime elezioni a livello nazionale e locale siano state vinte grazie al tema della sicurezza, in questi tre anni nella città di Roma e in questo quartiere (Torpignattara, ndr) le condizioni di sicurezza sono peggiorate”. Parla Giammarco Palmieri, trentacinquenne presidente del VI municipio di Roma, sotto la cui giurisdizione ricade il quartiere di Torpignattara, teatro dell’assassinio di Zhou Zheng, commerciante cinese di 31 anni, e di sua figlia Joy, che il 16 marzo avrebbe compiuto un anno. E pensare che nel quartiere, due anni fa, stava per essere chiuso il commissariato di polizia. “Un paradosso, se si pensa che l’ordine di chiusura fu firmato mentre erano incarica un governo e un’amministrazione comunale che proprio sulla sicurezza avevano fondato il successo elettorale”, racconta Palmieri aggiungendo che “la chiusura fu scongiurata grazie a una forte mobilitazione dei cittadini”.

Presidente, quali episodi, oltre al delitto del 4 gennaio, le fanno dire che il suo quartiere e la sua città siano meno sicure rispetto a tre anni fa?

Ad esempio i 35 omicidi avvenuti dal 2011 a oggi. Inoltre, nell’area di Torpignattara e del Pigneto, che è confinante, circa un mese e mezzo fa c’è stato un altro omicidio. Sempre nella zona limitrofa al Pigneto si verificano frequenti liti e accoltellamenti, legati a contesti di spaccio. La situazione è preoccupante.

Si tratta di piccole bande o di criminalità organizzata?

Questo non lo so. Ma che siano piccole bande o criminalità organizzata, in entrambi i casi non c’è da star tranquilli. Ad esempio, per l’omicidio di Zhou e della piccola Joy bisogna sperare che i colpevoli vengano individuati e arrestati per capire quali siano state le cause reali del delitto. Ma la cosa che mi spaventa di più è che queste persone giravano armate di pistola. Quindi, o è facile procurarsi una pistola, oppure ci sono organizzazioni forti alle spalle di questi soggetti. In ogni caso non si può star tranquilli.

Quali sono le cause di questa escalation di violenza a Roma?

Credo ci sia da una parte un fenomeno di tipo culturale. Ormai da anni, soprattutto i giovani, sono bombardati da messaggi sbagliati. Ci dicono che l’importante sono i soldi, che quello che conta è il successo facile, che è meglio prendere scorciatoie. Non conta più la valutazione morale sui mezzi che portano a raggiungere l’obbiettivo. Si sta addirittura erodendo il rispetto per la vita umana. Poi, in tale contesto culturale, si innesta la problematica della crisi economica, che rende più facile, per la criminalità organizzata, reclutare manovalanza. Oppure può spingere qualcuno, in condizioni di disperazione, a delinquere.

Quindi, condizioni di difficoltà economica… 

Possono essere il pantano in cui la malavita sguazza, trova manovalanza e persone disponibili. Però credo che a monte ci sia l’aspetto culturale. Da questo punto di vista, Roma negli ultimi tre anni si è ripiegata su sé stessa. Ha smesso di essere una città che guarda avanti. Si è spenta.

Perché Roma si è spenta? E’ un cortocircuito istituzionale o si è indebolito il tessuto associativo?

Il tessuto associativo continua ad essere molto vitale a Roma. Il problema è che la città ha smesso di investire su di esso, sulla cultura, sulle iniziative che possono aiutare i cittadini a riprendere possesso dei propri quartieri. La responsabilità, fortissima, è delle istituzioni. In particolare dell’amministrazione comunale, che in questi anni ha ridotto in maniera decisa i fondi per le attività culturali, soprattutto quelli a disposizione dei municipi. É una tendenza che va invertita se si vuole dare a Roma un futuro in cui le persone non rimangano a casa per paura.

Alemanno ha proposto «perquisizioni a tappeto» per contrastare la criminalità. Basta questo per garantire sicurezza ai cittadini?

L’attività ispettiva è indispensabile, ma da sola non basta a risolvere il problema. La città ha bisogno di avere fiducia in sé stessa. Poi serve anche l’attività di controllo e vigilanza del territorio. Ma innanzitutto i cittadini devono avere fiducia nel proprio presente e nel proprio futuro. Per questo servono scelte politiche chiare, in grado di spronare i cittadini a vivere a pieno la loro città.

Domani a Torpignattara si terrà una fiaccolata…

Come municipio abbiamo organizzato una manifestazione civica di solidarietà alla famiglia delle vittime. Vogliamo affermare con forza che i cittadini di Torpignattara non vogliono che il loro quartiere finisca sui giornali solo quando succedono queste cose e, soprattutto, vogliamo che questi fatti non accadano mai più.

Nicola Bandini