Cronaca

Processo Eternit, 18 anni all’imprenditore svizzero. Il presidente dell’ONA: «La nostra battaglia non si ferma qui»

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Eternit-processoDiciotto anni. Due in più rispetto alla sentenza di prima grado. Questa la condanna inflitta ieri dalla Corte d’Appello di Torino nei confronti dell’imprenditore elvetico, Stephan Schmidheiny unico imputato rimasto dopo la morte, lo scorso 21 maggio, del barone belga Louis De Cartier De Marchienne. L’accusa è di disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche a partire dal 1977, mentre la parte precedente è prescritta. Schmidheiny è ritenuto responsabile di disastro anche per gli stabilimenti Eternit di Bagnoli e Rubiera, rispettivamente in provincia di Napoli e di Reggio Emilia. Con la sentenza di ieri pomeriggio la Corte d’Appello di Torino ha inoltre disposto una provvisionale di oltre 30.9 miliardi di euro per il Comune di Casale Monferrato. Nella città della provincia di Alessandria Eternit aveva infatti il suo stabilimento italiano più importante, e il numero delle vittime è più elevato che altrove. Alla Regione Piemonte, che si era costituita parte civile, i giudici hanno invece riconosciuto un risarcimento di 20 milioni di euro. Alla Eternit spa è attribuita, a partire dagli anni ‘50, la morte di quasi 3.000 persone, tra operai e abitanti delle zone vicine ai quattro stabilimenti italiani. Avanti! ha intervistato l’avvocato Ezio Bonanni, tra i difensori di parte civile nel maxi-processo Eternit, nonché presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), l’onlus nata per raccogliere la sofferenza, il disagio e le difficoltà dei lavoratori esposti all’amianto e dei familiari delle vittime dell’amianto stesso.

Presidente Bonanni, come ha accolto la sentenza di ieri pomeriggio della Corte d’Appello di Torino?

La giustizia ha trionfato nei tribunali d’Italia. Il magnate dell’Eternit è stato condannato a diciotto anni di reclusione per la morte di migliaia di cittadini e lavoratori, inermi, ai quali ha somministrato amianto per anni.

Secondo lei la decisione dei giudici servirà a smuovere qualcosa?

Certamente. La sentenza incoraggia la battaglia delle vittime dei familiari e delle persone oneste per un mondo migliore senza amianto, e senza quella sete di profitto cui sacrificare vite umane.

Ieri il procuratore aggiunto Guarinello ha ritenuto colpevole Schmidheiny anche per il disastro degli stabilimenti Eternit di Bagnoli.

Il Tribunale ne aveva dichiarato la prescrizione. Il nostro Osservatorio aveva chiesto al pg Guariniello di impugnare la sentenza, in quanto il reato poteva considerarsi ancora in essere. Guariniello ha accolto la nostra richiesta, e ieri la Corte ha ritenuto sussistente siffatto reato anche per quanto riguarda Bagnoli, presso cui l’amianto è ancora presente.

La Eternit di Siracusa, invece, in quale situazione versa?

Tutti i lavoratori sono ormai deceduti, salve rare eccezioni. Sono state almeno 800 le persone morte nell’Eternit di Siracusa. Ma questo non è rientrato nel processo celebrato ieri. L’ONA ha dunque avanzato le relative denunce, e ora è in piedi un’altra istruttoria.

Quali sono i dati relativi ai casi di morte per amianto?

Secondo una stima realizzata nel 2010 dall’ONA sono circa 5.200 i casi annui di morti legate all’asbesto (altro nome dell’amianto, ndr). Questa allarmante cifra è ripartita in 1.500 morti per mesotelioma, 3.000 per cancro al polmone, e 700 per asbestosi, una malattia polmonare cronica.

Quale l’auspicio dell’ONA in merito alla condanna di ieri?

Il nostro auspicio è che l’imputato sia sottoposto alla custodia cautelare in carcere, per iniziare a scontare i 18 anni di reclusione, anche per evitare che continui le lavorazioni dell’amianto negli altri continenti.

La vostra battaglia però non finisce qui.

No. Proseguirà per avere giustizia per le altre vittime, quelle di Napoli, come quelle di Siracusa, come di ogni altra parte d’Italia cadute per via delle fabbriche di Eternit lì presenti, così come nei confronti di ogni altro responsabile.

Silvia Sequi