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Processo Mediaset: la Cassazione si pronuncerà il 30 luglio. Di Lello (Psi): «Ora uguale celerità per i detenuti in attesa di giudizio definitivo»

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Berlusconi-cassazioneFra ventuno giorni la Corte Suprema si pronuncerà sulla sentenza di condanna, la stessa sia in I che in II grado, a 4 anni di reclusione e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, nei confronti di Silvio Berlusconi, nell’ambito del processo sulla compravendita di diritti televisivi che lo vede accusato di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio. Tempi record dunque per l’udienza in Cassazione, dopo che il ricorso da parte dei legale dell’ex premier è stato presentato solo stamane. La decisione ha fatto insorgere il professor Franco Coppi, entrato nel collegio difensivo di Silvio Berlusconi, che ha l’ha definita «un’accelerazione penalizzante» e numerosi esponenti del Pdl. Marco Di Lello, coordinatore nazionale del Psi, nonché deputato, ha dichiarato che «un ricorso definito in Appello si discuta in Cassazione il 30 luglio è senz’altro un fatto straordinario per la Giustizia italiana».

DI LELLO (PSI): DECISIONE È FATTO STRAORDINARIO – Marco Di Lello, presidente dei deputati socialisti e membro della Giunta per le Autorizzazioni a Procedere ha sottolineato che la Giustizia italiana è «gravata da 8 milioni di procedimenti pendenti: ci aspettiamo ora uguale celerità per i circa 20mila detenuti in attesa di giudizio definitivo di cui abbiamo discusso con la Ministra Cancellieri la scorsa settimana». Il deputato Psi ha concluso ricordando che i socialisti sono «garantisti sempre, e non adusi a commentare le sentenze, ma una giustizia giusta, che non distingue e non privilegia è interesse di tutti. Noi continueremo a batterci per questo».

IL PROCESSO CONTRO BERLUSCONI – Il processo contro il Cavaliere, relativo ai diritti televisivi Mediaset, è cominciato sei anni fa, ed è stato interrotto per tre volte. Oltre all’ex premier sono indagati due ex dirigenti del gruppo: Daniele Lorenzano, condannato a tre anni e otto mesi in primo grado e Gabriella Galetto, un anno e due mesi, nonché l’imprenditore di origine egiziana, Frank Agrama cui è stata inflitta una condanna di tre anni. L’intero procedimento riguardava anche l’attuale presidente di Mediaset Spa, Fedele Confalonieri, successivamente assolto.