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Processo Ruby: ecco perché questo è il processo a Berlusconi più amato dalla stampa estera

Sentenza Berlusconi

Sentenza BerlusconiL’appeal sulla stampa estera del cosiddetto “processo Ruby” non ha davvero eguali. L’interno dell’aula del Tribunale di Milano lunedì era infatti invasa da telecamere di media internazionali: dalla Bbc ad Al Jazeera, passando per la Cnn e Fox news, mentre all’esterno, in uno stato di impaziente attesa, vi erano decine e decine di giornalisti stranieri, pronti a commentare in diretta la sentenza contro Silvio Berlusconi. Ma anche a preconizzare i prossimi scenari politici del precario governo guidato da Enrico Letta, ora forse ancora più fragile in seguito alla condanna nei confronti dell’ex premier. In particolare la stampa spagnola e francese ha sottolineato il tramonto della carriera politica del Cavaliere, mentre quella tedesca ha sparato a zero sugli aspetti più torbili e scandalistici della vicenda: “Bild” ha infatti puntato sullo scandalo, accompagnando la notizia da grosse immagini di sfondo, rimarcando soprattutto l’interdizione dagli uffici pubblici inflitta a Berlusconi; per gli inglesi, invece, la condanna sentenzia la fine di un playboy. L’unico quotidiano che ha espresso una parvenza di solidarietà è stato il conservatore “Le Figaro” che ha voluto ricordare come la sentenza di lunedì non sia definitiva «finché l’accusato non avrà fatto appello in tutti i gradi di giudizio». Avanti! ne ha parlato con Tobias Piller, presidente dell’Associazione della stampa estera in Italia, secondo cui il processo Ruby «presenta dettagli estremamente interessanti».

Piller, quale il rapporto di Silvio Berlusconi nei confronti della stampa estera?

Nel caso specifico Berlusconi si lamenta con la stampa estera. Io, che lavoro per il quotidiano tedesco “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, sono stato collocato tra i giornali “comunisti”. Consto inoltre che la comunicazione verso la stampa estera di Silvio Berlusconi e dei suoi è scarsa o nulla.

Cioè?

Personalmente ho provato a organizzare incontri con i rappresentati del Pdl, il portavoce o con il segretario nazionale, Angelino Alfano: non sono mai venuti. Osservo, inoltre, che in numerosi Paesi stranieri, per esempio in Germania o negli Usa, i magistrati e i giudici godono di grande prestigio. Il potere giudiziario rappresenta un’istituzione che ha una posizione terza rispetto alla dimensione politica. In Italia ciò non avviene.

Perché?

Una parte degli elettori vede i giudici come forza politica. E questo atteggiamento, secondo me, rappresenta un limite per l’Italia. Mi rammarico anche del fatto che questa battaglia su Berlusconi – che ha bloccato il Paese per 20 anni – andrà avanti. E continuerà a tenere ferma l’Italia, invece di affrontare questioni più importanti e urgenti che concernono la difficile situazione economico-politica.

Silvia Sequi