L’altissimo livello di fibrillazione del mondo politico – da vent’anni impegnato a dividersi pro o contro Berlusconi relegando in secondo piano i problemi veri della nostra nazione – ha fra l’altro distolto l’attenzione dalle riforme delle istituzioni, ivi inclusa l’ipotizzata abrogazione delle Province, che viene ciclicamente prospettata quale panacea di tutti i mali della pubblica amministrazione. Assodato che il costo di tale livello di governo assorbe le briciole della spesa pubblica – circa l’1,2% secondo i dati di un recente studio dell’Università Bocconi – naturale emerge il dubbio che si sia cercato un comodo capro espiatorio per sollevare cortine fumogene utili a nascondere ben più profonde “voragini” dei conti pubblici.
Per dirla in altro modo, a giudizio dei socialisti si è andata cercando la classica pagliuzza per nascondere la trave, ignorando dolosamente gli effetti collaterali della demagogica proposta avanzata! Ci conforta in merito apprendere che anche “un’autorità”, come il Prof. Giuseppe De Rita l’altissimo livello di fibrillazione del mondo politico – da vent’anni impegnato a dividersi pro o contro Berlusconi relegando in secondo piano i problemi veri della nostra nazione – ha tra l’altro distolto l’attenzione dalle riforme delle istituzioni, ivi inclusa l’ipotizzata abrogazione delle Province, che viene ciclicamente prospettata quale panacea di tutti i mali della pubblica amministrazione.
Assodato che il costo di tale livello di governo assorbe le briciole della spesa pubblica – circa l’1,2% secondo i dati di un recente studio dell’Università Bocconi – naturale emerge il dubbio che si sia cercato un comodo capro espiatorio per sollevare cortine fumogene utili a nascondere ben più profonde “voragini” dei conti pubblici. già presidente del CENSIS (e dunque persona attentissima ai numeri) L’altissimo livello di fibrillazione del mondo politico – da vent’anni impegnato a dividersi pro o contro Berlusconi relegando in secondo piano i problemi veri della nostra nazione – ha fra l’altro distolto l’attenzione dalle riforme delle istituzioni, ivi inclusa l’ipotizzata abrogazione delle Province, che viene ciclicamente prospettata quale panacea di tutti i mali della pubblica amministrazione. Assodato che il costo di tale livello di governo assorbe le briciole della spesa pubblica – circa l’1,2% secondo i dati di un recente studio dell’Università Bocconi – naturale emerge il dubbio che si sia cercato un comodo capro espiatorio per sollevare cortine fumogene utili a nascondere ben più profonde “voragini” dei conti pubblici. la pensa allo stesso modo. Infatti,in un recente articolo apparso sul Corsera dall’eloquente titolo “E se lasciassimo in pace le Province?” l’eminente studioso ha dettagliato una serie di criticità che la prospettata abrogazione comporterebbe: dall’impatto sul sentimento di appartenenza territoriale (a tutto vantaggiodell’individualismo), al venir meno del coordinamento del controllo territoriale, fino al (udite udite!) pressoché scontato aumento dei costi per svolgere le funzioni oggi gestite dalle Province stesse.
Ne deriva che i risparmi vagheggiati – senza peraltro mai abbozzare uno straccio di previsione economica di dettaglio – sono con ogni probabilità una bufala!!! Ne avevamo già il sospetto (per fare un esempio, il costo del Servizio Provinciale Agricoltura ed Alimentazione oggi gestito dalla Provincia di Parma costa quasi un terzo in meno di quando se ne occupava direttamente la Regione): se lo dice De Rita è una certezza!!! Ma a questo punto che senso avrebbe procedere ad un riordino istituzionale parziale ed approssimativo – foriero di ulteriori costi, disservizi e farraginosità – se non quello di un’immane presa in giro per i cittadini, magari condita di macelleria sociale verso i lavoratori???
I socialisti ritengono che per migliorare la gestione della cosa pubblica – specializzandola, realizzando economie di scala e snellendo le procedure – occorra razionalizzare i livelli di governo, rivisitando organicamente l’intera architettura istituzionale nel suo complesso; non, quindi, con un estemporaneo spezzatino, buono solo a buttare fumo negli occhi della gente, ma asfittico quanto a prospettive. Tutto ciò con il rischio di creare nuovi carrozzoni, per di più non democraticamente eletti, che quale unica certezza comporterebbero un ulteriore allontanamento dello svolgimento delle funzioni istituzionali dal territorio e sottraendole per di più alle libere scelte dei cittadini-elettori.
Arcangelo Cocconcelli