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Psi, su legge elettorale l’accordo è ancora lontano

Psi, su legge elettorale l’accordo è ancora lontano

 

C’è accordo sulle modifiche istituzionali, ma sulla legge elettorale la divergenza è abissale. Questo in sintesi ciò che emerso dall’incontro di ieri tra il Psi e il Pd. «La strada maestra da percorrere», per il segretario socialista Riccardo Nencini, scorre su binari precisi. Bisogna «ridurre il numero di parlamentari», puntando nello stesso tempo al «superamento del bicameralismo perfetto, alla previsione della sfiducia costruttiva e alla centralità del Parlamento». Fin qui i punti sui quali è emersa sintonia tra le delegazioni dei due partiti.

FINANZIAMENTO PUBBLICO – Oltre a queste riforme, il segretario del Psi ha chiesto che venga presentata «ora una proposta di legge che renda i partiti strettamente legati all’art. 49 della Costituzione». L’obiettivo è imporre loro regole di funzionamento democratiche, perché la democrazia interna diventi – secondo Nencini – fattore essenziale per poter godere del finanziamento pubblico». Si tratta di un provvedimento che contribuirebbe a far riguadagnare ai partiti un po’ di fiducia agli occhi dell’elettorato. Per questo il Psi si sta spendendo attivamente, tanto che ha convocato una conferenza stampa alla Camera, nella mattinata di oggi, per presentare già un testo che diventerà una proposta di legge.

DUE MODIFICHE – «Riforme costituzionali e riforma della legge elettorale devono procedere in modo congiunto», aveva sottolineato Nencini all’uscita dell’incontro. All’Avanti!online ha aggiunto che «non esiste una legge elettorale buona per ogni Costituzione». Il punto è che l’attuale Carta «è nata per il sistema proporzionale – ha sottolineato il segretario – mentre il Mattarellum prima e il Porcellum poi hanno creato una discrepanza trala Costituzione e il sistema politico». Ora, è la conclusione di Nencini, portando avanti le due modifiche «parallelamente» si potrebbe porre rimedio alla «discrepanza».

RISCHIO CONCRETO – Legare le due riforme avrebbe però un effetto ulteriore. Si imporrebbe anche per la modifica della legge elettorale una condivisione molto ampia. Infatti, per cambiarela Costituzione senza passare per il referendum confermativo è necessaria una maggioranza dei 2/3 in Parlamento. L’intenzione, sebbene non dichiarata, è di impedire che si faccia una legge elettorale ad uso e consumo dei partiti più grandi. Un rischio concreto che emerge analizzando la proposta del Pd. Una ipotesi di modifica del Porcellum che non si discosta da quella prospettata la scorsa settimana dal Pdl. Anzi, sono stati proprio Luciano Violante e gli altri del Pd a presentarsi da Quagliarello e company con questa proposta, poi assunta anche dal Pdl come base del dialogo.

I NUMERI – L’idea dei Democratici prevede la riduzione della Camera a 550 deputati (80 in meno), eletti con un complesso sistema misto. Con dei collegi uninominali verrebbero assegnati 232 seggi. Per altro, non essendo previste coalizioni, ogni partito presenterebbe un suo candidato. Si verrebbe eletti con un solo voto in più del secondo classificato, e tutti i voti degli sconfitti andrebbero persi. Altri 232 deputati verrebbero attribuiti con il metodo proporzionale, basato su liste circoscrizionali bloccate. Alla rappresentanza degli italiani all’estero verrebbero riservati 12 seggi. Poi, come contentino, tra i partiti che non superassero lo sbarramento – si parla del 5% – verrebbero distribuiti 24 seggi. Infine, i restanti 50 deputati verrebbero assegnati ai partiti al di sopra di una “soglia bonus” (indicata intorno tra il 15% e 20%), con l’effetto che questa sorta di premio di maggioranza potrebbe finire anche a un partito di opposizione. Le stesse regole varrebbero anche per l’elezione dei senatori, con la sola differenza che le cifre indicate sarebbero proporzionate a un Senato di 150-160 seggi. 

LA DENUNCIA – Una legge del genere, per Nencini «sarebbe anche peggio dell’attuale». Infatti, oltre a «non restituire ai cittadini il diritto di scegliersi i deputati, toglierebbe loro anche la possibilità di sapere quali coalizioni si formeranno, perché nascerebbero in Parlamento solo dopo le elezioni». Ne consegue che verrebbe «negato anche il diritto di conoscere in anticipo il candidato premier e il programma di governo». Insomma, la proposta del Pd «contraddice lo spirito degli ultimi 20 anni – denuncia il segretario socialista – e seppellisce il bipolarismo del quale si sono riempiti la bocca» nel corso della seconda Repubblica.

RITORNO AL PASSATO – Un ritorno al passato, dunque? Neanche per sogno. «Sarebbe peggio del passato, quando almeno veniva garantita la rappresentanza parlamentare anche alle forze più piccole», è la considerazione di Nencini. Questo sistema elettorale introdurrebbe «un doppio premio di maggioranza che mira a escludere» quanti più seggetti possibile. Da una parte perché «si bruciano i voti di chi perde» con il sistema uninominale. Dall’altra perché, conclude Nencini, «si fissa una soglia di sbarramento molto alta». Se la nuova legge elettorale avrà questa fisionomia, si potrà continuare a chiamarla porcata.

Nicola Bandini