Opinioni e commenti

Putin a la svolta identitaria nelle teorie di Aleksandr Dugin

8457180 15.06.2023 SPIEF-2023. Horizon-2040: Russia on the World Map 2040. Alexander Dugin, Philosopher, Political Scientist, Sociologist. Mikhail Kireev / host photo agency: RIA Novosti

La deriva della Russia contemporanea rappresenta un caso di studio fondamentale per chiunque difenda i principi della società aperta, delle libertà individuali e del libero mercato. Il regime di Vladimir Putin è riuscito a edificare un solido sistema autocratico operando una spregiudicata sintesi politica: il Cremlino ha infatti rielaborato e unito la razionalità fredda del controllo burocratico statale con il collettivismo messianico ed anti-occidentale di Aleksandr Dugin.

Il risultato finale di questo processo è la nascita del progetto della “Nuova Russia” (Novorossija), una piattaforma che rappresenta la negazione radicale di ogni valore liberale.
Putin ha impostato la prima parte del suo percorso politico sulla base di un’efficienza centralizzatrice di stampo economico e amministrativo. L’obiettivo era superare il caos degli anni Novanta attraverso la sottomissione delle forze economiche e degli oligarchi all’autorità del Cremlino. In questa visione, lo Stato è diventato il regolatore supremo di ogni transazione, non attraverso la certezza del diritto e l’indipendenza della magistratura, ma tramite l’arbitrio del potere politico e dei servizi di sicurezza. Questo capitalismo di Stato mercantilista ha progressivamente eliminato la concorrenza, soffocato l’iniziativa privata e trasformato l’economia russa in una struttura monopolistica controllata da una ristretta cerchia di fedelissimi del regime.

Tuttavia, un sistema basato esclusivamente sul controllo burocratico e sulla redistribuzione delle rendite energetiche mostrava una profonda fragilità di fronte alla richiesta di libertà dei cittadini. Per blindare il potere, Putin ha compreso la necessità di una svolta identitaria, trovando nelle teorie di Aleksandr Dugin il perfetto carburante ideologico. Dugin, radicale oppositore del liberalismo, del capitalismo globale e dei diritti individuali, offre una visione del mondo in cui l’individuo si annulla all’interno della collettività statale e della missione storica della civiltà euroasiatica. Il Cremlino ha rielaborato queste tesi filosofiche, privandole forse della loro componente più esoterica, ma adottandone pienamente la sostensione anti-liberale. Il discorso pubblico russo è stato così militarizzato, dipingendo le libertà occidentali come minacce letali all’integrità della nazione.

La sintesi operativa di questa doppia dinamica si incarna nel manifesto politico della “Nuova Russia”. Questo progetto non descrive semplicemente un’ambizione di espansione geografica o di revisionismo dei confini, ma rappresenta il vero e proprio partito ideale dello statalismo putiniano. La Nuova Russia è un’entità autarchica e militarizzata che rifiuta le regole del commercio internazionale, della diplomazia e del diritto globale, preferendo la logica dei blocchi contrapposti e della forza pura.

Per i liberali e i sostenitori del mercato libero, il modello della Nuova Russia mostra il volto minaccioso del totalitarismo del XXI secolo. La rielaborazione compiuta da Putin dimostra come il controllo economico statale e il fanatismo nazionalista di Dugin si alimentino a vicenda. Senza la libertà economica e il rispetto dei diritti individuali, lo Stato si trasforma inevitabilmente in un Leviatano che sacrifica il benessere e la sicurezza dei propri cittadini sull’altare del misticismo imperiale, minacciando la stabilità e la pace dell’intero Occidente.

Raffaele Amendola