Opinioni e commenti

Quando l’odio brucia

Non ci sono altre definizioni a mio avviso per descrivere l’ondata di astio e cattiveria che Alessandro Di Battista sta ricevendo su certe pagine social, proprio mentre sta lottando tra la vita e la morte in una Cuba disastrata e bullizzata dai diktat, trumpiani e non. Il titolo di questa mia riflessione l’ho preso in prestito da un bel film francese del 1957, diretto da Henri Calef, dimenticato artigiano.

Dibba è un personaggio scomodo, sotto tutti i punti di vista. Ma è amabile anche per questo. Quando si è così radicali e dirompenti si può essere detestabili. Ma anche amabili. Certo. Soprattutto se appartieni a un discorso elettorale di minoranza. Apparentemente  innocuo, ma in realtà molto esplosivo.

Confidiamo che, nonostante la medievale crisi energetica che sta vivendo l’isola, gli infallibili medici de L’Avana ce la stiano mettendo tutta per salvare l’ex deputato. Ovviamente c’è già chi, nella cloaca del web, si chiede perplesso “ma come, a Cuba non c’è la migliore medicina del mondo? Se Di Battista muore, allora, vedete che non era affatto vero?”. La risposta più logica al momento sarebbe questa “no, i medici sono eccezionali, invece. Ma senza rifornimenti energetici e attrezzature adeguate cosa pretendete? Che quei medici diventino stregoni?”. Al momento l’unica dote che non ha la medicina cubana è proprio quella dei poteri soprannaturali. Meno male, aggiungerei!