Opinioni e commenti

Salvaguardiamo il nostro territorio e i nostri centri storici

Prevenzione, sicurezza e lotta all’abusivismo devono diventare priorità nazionali. Servono risorse e interventi strutturali per tutelare il territorio e rilanciare borghi e centri storici.

* di Silvia Carbone

Non è possibile che all’ennesima alluvione, frana, terremoto, evento ambientale avverso ci riscopriamo impreparati ad affrontarlo, restando soltanto la conta dei danni, spesso irreparabili, ad ambiente, centri storici e il rammarico delle vite perse oltre alla conta dei danni, quando quantificabili, con i conseguenti speranzosi risarcimenti.

Gli eventi sismici che hanno colpito tristemente e duramente il nostro paese, iniziano nel 1908, con il terremoto di Messina e si susseguono negli anni: L’Aquila (2009) Mirandola (2012) Amatrice e Norcia (2016)

Il terremoto di Amatrice e Norcia hanno mietuto tantissime vittime, nonostante fosse di magnitudo contenuta, rispetto, ad esempio, al Giappone e alla Turchia.

In Abruzzo, crollò una scuola e uccise 27 bambini e la maestra, crollò una casa dello studente e, oggi, siamo ancora qui a parlare di sicurezza nelle scuole.

Inutile paragonarsi a paesi come il Giappone, a come gestiscono e fanno fronte agli eventi tellurici.

Partiamo però da un dato di fatto: l’Italia è considerata di alta pericolosità!

Il rischio sismico (secondo il geologo e divulgatore Mario Tozzi) è il prodotto matematico di tre fattori chiave: Pericolosità, Vulnerabilità ed Esposizione.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di ridurre il rischio, ma quale dei tre fattori?

Costruire bene, riducendo la vulnerabilità! Perché non riusciamo a costruire meglio e con quella opportuna coscienza e scrupolosità professionale?

Iniziamo rivedendo l’inutile coacervo di Enti, ponendo in atto opportune semplificazioni (non la tanto sbandierata e indiscriminata sburocratizzazione!) che potrebbero facilitare la messa in atto di programmi attuativi e facilitare l’individuazione dei responsabili di ritardi e di omissioni e con controlli a campione sui cantieri in fase di ultimazione.

Non sarà mai troppo tardi quando comprenderemo che l’abusivismo edilizio è strettamente connesso alla fragilità idrogeologica del nostro territorio, all’esondazioni, agli eventi franosi.

Parliamo di eventi naturali avversi che coinvolgono tristemente il nostro paese, dal nord al sud, dalla dimensione cittadina a quella territoriale. A Ischia, ma non solo, chi ha un terreno costruisce una casa, chi ha una baracca prova a trasformarla in una villetta, abusiva sì ma affìttabile a cifre non di poco conto.

Abbiamo perso l’occasione del PNRR: gli enti locali si sono persi nelle complesse procedure di accesso ai fondi e si sono trovati a rispolverare progetti Tenuti chiusi nei cassetti, senza una reale programmazione e pianificazione.

Non abbiamo investito in un programma generale di risanamento e le parziali ricostruzioni (alcune persone vivono ancora in container) non hanno coinciso con rinascite.

Spendere nella prevenzione, anche se non è evidente, immediata, non porta a quella “visibilità pubblica tutta salviniana”, permette di risparmiare nelle situazioni di emergenza. Tutto questo senza dimenticare il valore delle vite umane.

L’attenzione ed opportune risorse economiche andrebbero rivolte verso interventi volti a risanare la fragilità idrogeologica e strutturale del nostro territorio con la messa a punto di piani operativi di emergenza (in collaborazione con la Protezione civile e gli enti locali) atti a fronteggiare le emergenze e a salvaguardare vite umane.

Primaria, la necessità di avvio di un censimento del territorio italiano volto ad impostare una “prevenzione diffusa” sul territorio, mediante anche la revisione dei contenuti del “fascicolo del fabbricato” o documenti similari, nonché l’elaborazione di possibili proiezioni in grado di garantire la prevenzione del rischio.

Dovremmo iniziare con l’istituzione di una “mappa” dei comuni virtuosi e conseguenti incentivi statali, al fine di intraprendere interventi sia di manutenzione straordinaria sul territorio (esempio, l’alluvione a Ischia) che di lotta all’abusivismo edilizio.

Ragionare sull’istituzione di un meccanismo premiale a favore dei Comuni virtuosi che combattono l’abusivismo edilizio e pongono in atto interventi volti al recupero e alla salvaguardia: potrebbe costituire un’importante leva verso un cambiamento.

L’istituzione di un fondo nazionale, in primo luogo per la prevenzione, certo, senza dimenticare il risanamento dovuto ai danni causati da dissesti idrogeologici e dal sisma, assieme all’ideazione di opportuni esoneri contributivi/deducibilità (a tempo determinato) al pari degli incentivi alle assunzioni di Renzi (grazie alla legge di stabilità del 2015) a favore di grandi aziende/fondazioni che finanzino studi/indagini conoscitive, nonché interventi di messa in sicurezza e salvaguardia del territorio.

Quanto sopra si legherebbe a quella tanto agognata valorizzazione dei nostri centri storici e alla rinascita di borghi ormai abbandonati (ad esempio, la realtà del Molise) grazie alla messa a punto di interventi volte a incentivare l’ospitalità diffusa (la regione Friuli insegna) e la conseguente rivitalizzazione degli stessi, con relativo indotto nel settore turistico.

Inutile dire quanto tutto questo condurrebbe alla creazione di nuovi posti di lavoro, alla valorizzazione di professionalità (dal nord al sud) nonché alla salvaguardia e alla rinascita delle piccole realtà produttive/artigianali scomparse o che stanno scomparendo.

 

Se le ricostruzioni non hanno coinciso con delle vere rinascite, cerchiamo di rinascere adesso.

AVANTI… Iniziamo!

 

*Silvia Carbone architetto

Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico