La notizia dello sblocco dei 52 milioni di euro per il pagamento di sussidi in compensazione dell’indennità di mobilità in deroga con il beneficio di sostegno al reddito, come previsto dalle L. L. RR. N. 1, 4 E 27 DEL 2013 ha finalmente fatto tirare un sospiro di sollievo agli oltre 12 mila lavoratori in mobilità in deroga sardi. “Ora l’attenzione non deve cadere. Occorre che le Istituzioni, in particolare l’Assessorato al lavoro e i sindacati tutti, si adoperino per sollecitare il governo a trasferire i fondi necessari al saldo del 2013 e quelli utili per il 2014.” – Così fanno sapere i portavoce del Comitato Lavoratori in mobilità in deroga Sardegna che si è costituito nei mesi scorsi per poter seguire da vicino, ai tavoli istituzionali, l’iter della vicenda che stava rischiando di cadere nel ridicolo a livello nazionale. La nostra battaglia non è vinta, soprattutto, teniamo a precisare che preferiremo avere un lavoro piuttosto che ricevere dei soldi stando a casa oppure frequentando dei corsi professionali (chi beneficia della mobilità in deroga è obbligato a frequentarli pena l’immediata sospensione dell’erogazione) che allo stato attuale delle cose non è servito a reinserirci nel mercato del lavoro.
In tal senso, anche dopo aver preso visione dei numerosi pareri in dissenso verso la nostra battaglia espressi da chi non ha inteso bene tutta la vicenda e ci ha accusati di percepire soldi standocene comodamente seduti a casa (vedi commenti su pagina facebook unione sarda ) teniamo a precisare che in tutti questi mesi trascorsi tra incontri e sit-in abbiamo più volte avanzato sia all’ex Assessore Contu che all’attuale Assessore Virginia Mura anche proposte alternative, una tra tutte quella di studiare e attuare a livello regionale, una forma alternativa di erogazione degli ammortizzatori sociali, per esempio, erogazione in cambio di lavori di pubblica utilità.
Ci è sempre stato risposto che la cosa per il momento non era fattibile anche se, è da precisare, con tutta probabilità tutto il sistema degli ammortizzatori sociali verrà rivisto a livello nazionale. Il discorso è ampio, e – continuano i delegati dei lavoratori – “gli ammortizzatori se corrispondono ad un periodo breve possono anche avere un senso. Se questi, poi, si protraggono nel tempo, come sta avvenendo, crediamo che si debbano trovare seriamente altre forme alternative.
Si tratta di riuscire a coniugare bene le esigenze di un lavoratore che per dignità personale deve poter tornare a prestare la sua opera lavorativa anche per non perdere la sua professionalità acquisita alle esigenze della collettività. L’esempio più facile che proponiamo è questo: quanti lavoratori edili si trovano in questa drammatica situazione? Tantissimi. Quante opere si potrebbero fare utilizzando questi stessi soldi, anche aggiungendo, perché esiste la possibilità, una quota che faccia arrivare ad una soglia di decenza, una somma vicino ai 1000 euro, per esempio, e le ore debbano esser prestate in attività lavorative.
Altro esempio quello legato alla manutenzione e conservazione del territorio. Abbiamo tutti sotto gli occhi le immagini del ciclone cleopatra ed è certamente vero anche il fatto che il nostro territorio è stato fatto oggetto di totale noncuranza. Ancora, pensiamo alla manutenzione degli edifici scolastici che necessitano, lo sappiamo tutti, di interventi urgenti, pensiamo a quanti tra di noi prima svolgevano lavori altamente qualificati che sarebbero in grado di dare una mano al settore della pubblica amministrazione, per esempio nei comuni spesso intasati e nell’impossibilità di dare risposte in tempi rapidi alle pratiche edilizie.
Una sorta di progetto simile da cui prendere esempio apportando, se si vuole, delle modifiche, potrebbe esser quello che attualmente stanno adottando parecchi comuni. I cosiddetti bandi di servizio civico linea 3. I richiedenti prestano la loro opera lavorativa, ad esempio nella pulizia delle strade e delle piazze per un tot di ore settimanali a fronte di un sussidio di 400 euro (somma minima elargita in base alle disponibilità dei vari comuni).
Crediamo davvero alla necessità di una soluzione in alternativa e auspichiamo possa esser attuata. Tutto deve esser finalizzato al “fare qualcosa” per la collettività, a rendere dignità al lavoratore stesso. Perché in un paese civile gli ammortizzatori devono esser concepiti per breve termine. Per questo come comitato lavoratori in mobilità in deroga, ci impegneremo nel prossimo futuro per portare le nostre proposte alle istituzioni e possiamo dire che in questo senso abbiamo raccolto consenso anche da parte dell’Assessore Mura.
Antonella Soddu
Gli articoli precedenti:
Continua la protesta dei lavoratori sardi – 23/3/2014
La scandalosa odissea dei 12 mila lavoratori sardi – 18/3/201
12 mila in mobilità dimenticati dallo Stato – 21/2/2014
Niente ammortizzatori per i disoccupati sardi – 2/1/2014
Ammortizzatori sociali fantasma per centinaia di disoccupati – 28/10/2013