«Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive». E i libri di Ray Bradbury sempre al confine tra realtà e fantascienza, quel limite molto labile e in alcuni casi impercettibile, mostravano infinite e maestose inquietudini, dolori intergalattici di guerre marziane o terrestri, dimostrando che la vita nello spazio non sarebbe neppure tanto diversa da quella che si conduce sulla Terra. Di Bradbury, morto ieri a 92 anni, rimarranno i preziosi libri, “cronache marziane” e occidentali, che raccontano le paure e la fantasia di uno straordinario uomo del vecchio millennio.
FAHRENHEIT 451: UNA DELLE OPERE PIU’ VISIONARIE – Ad omaggiare lo scrittore su Twitter ci ha pensato un altro scrittore, Salman Rushdie che lo ha ricordato dicendo che “ci lascia su una pila di libri”, alcuni che hanno segnato la letteratura occidentale tra cui Il gioco dei pianeti, Le cronache marziane e l’intramontabile Fahrenheit 451 che ha portato sotto gli occhi dei più appassionati lettori di tutto il mondo lo spinoso tema della censura letteraria, indovinando la pericolosa influenza che la televisione avrebbe avuto sulla civiltà, sostituendosi alla compagnia offerta fino a quel momento dai libri. E il futuro raccontato dal capolavoro di Bradbury è quello angosciante dell’elettrodomestico tuttofare: insegnante, giudice e unico interlocutre concesso ai cittadini dal governo.
BRADBURY E IL GRANDE SCHERMO – E i Vigili del Fuoco di Fahrenheit 451, che bruciavano indistintamente le copie di tutte le pubblicazioni in circolazione, divennero i protagonisti dell’omonima trasposizione cinematografica ad opera di Francois Truffaut del 1966 che portò definitivamente Bradbury nell’Olimpo indiscusso degli scrittori. E il rapporto tra lo scrittore e il cinema è stato profondo e creativo, sono infatti circa una quindicina i film per il grande e piccolo schermo che traggono ispirazione o ripropongono le opere di Bradbury firmate da registi celebri come Michael Anderson che nel 1980 ha girato la versione cinematografica de Le cronache marziane, fino a Jack Clayton nel suo Qualcosa di sinistro sta per accadere del 1983.
CAPOLAVORI NATI SUI PULP MAGAZINES – Negli ultimi anni la fama di Ray Bradbury si è allargata coinvolgendo anche quei lettori appassionati dei generi giallo e noir, con la riscoperta di opere che originariamente (intorno agli anni ’40) uscivano sui Pulp Magazines quali Il piccolo assassino, Morte a Venice e la raccolta di Omicidi di annata. Anche in Italia le opere di Bradbury uscivano a puntate sulle riviste specializzate: il capolavoro Fahrenheit 451 venne pubblicato infatti in due tempi sul periodico di fantascienza Urania Rivista nel 1953. Bradbury riusciva a mostrare “i pori della faccia della vita” attraverso narrazioni che quasi mai erano pesanti e che appartenevano a generi letterari ritenuti, erroneamente, minori o meno importanti. È proprio adesso che si intuisce la grandezza di questo scrittore che se restava un giorno senza scrivere cominciava ad agitarsi: «Due giorni e mi vengono dei tremiti. Tre giorni e do segni di pazzia. Quattro e potrei benissimo essere un maiale che si rotola nel fango».