Lettere al Direttore

Scrive Angelo Santoro:
Le banche, i prestiti e l’usura

Caro Direttore, una nuova figura professionale di novecentesca memoria! Il nuovo mestiere di oggi arriva invece da un triste passato. Ecco il profilo del nuovo Direttore “ariano” delle banche italiane che non sopporta i poveracci, gli straccioni, quelli che vanno ad elemosinare il rinnovo di un piccolo fido piuttosto che la dilazione della rata del mutuo che non riescono in questo momento a pagare.

Immagino la stessa scena dentro un ambulatorio medico dove il dottore esce con la mascherina sul viso perché gli fanno ribrezzo i malati presenti, mentre preferirebbe visitare le persone sane, belle e ricche.

Sono certo che questo dottore verrebbe cacciato con calci alle terga. Invece ai ‘dottori’ che devono curare la nostra salute economica tutto ciò è permesso, nessuno ci bada, come fosse normale!

No, non commettono malvagità fisiche contro le persone, anche se qualche volta il morto ci scappa, però, a causa di un suicidio per disperazione.

Questi direttori sono specializzati in quell’azione continua, brutale e psicologica, che ha il suo antenato e maestro nella “pittima” genovese: l’uomo incappucciato assoldato dal creditore per assillare tutti i giorni, senza sosta, il debitore in ritardo nel far fronte ai propri obblighi.

Questi ariani “de’ noantri” sono composti da giovani in carriera, appositamente addestrati, che dall’oggi al domani soppiantano fior di direttori ed esperti funzionari di istituti di credito (quelli di una volta, per intenderci), ed iniziano un lavoro sistematico di pressioni incessanti verso la clientela che non riesce a rientrare dagli scoperti di conto corrente, oppure salta il pagamento di una rata del mutuo. Molti clienti ci hanno riferito che alcuni di loro si spacciano per “buoni” perché suggeriscono (quando addirittura non telefonano direttamente) il nome di società finanziarie compiacenti, ma “strozzine” per finanziare, appunto, le rate non pagate: bravi! Come lavorassero per una Banca di Santi …

Difficilmente costoro si occupano di grossi debitori, verso i quali gli istituti si comportano con ben altri riguardi. Il loro ambito d’intervento sono i clienti piccoli, esposti per somme relativamente limitate, diciamo fra i mille ed i 10mila euro.

La situazione è  molto grave se il sottoscritto, già Console On. d’Albania per l’Emilia Romagna, consulente di comunicazione strategica per le imprese e relazioni diplomatiche, forte di un’esperienza ventennale spesa in tante campagne civili (come la lotta al traffico di organi umani, spesso estirpati dai corpi dei bambini dei Paesi più poveri) e nella creazione di “Missione Possibile” (con la quale ha avuto l’approvazione di due Presidenti della Repubblica Italiana ed Albanese) in tre mesi ha raccolto più di 100 dossier su altrettanti casi di famiglie e piccole imprese letteralmente terrorizzate dagli istituti di credito, che sono ormai alla disperazione.

Il sottoscritto è il fondatore dell’associazione “Interessicomuni”, nata proprio per affrontare le difficoltà oggettive che insorgono non tanto sul fronte dell’accesso al credito, bensì su quello dei crediti pregressi. In tal senso la brutalizzazione subita da famiglie ed imprese ha assunto le dimensioni di un problema morale, sociale, umano, che va ben oltre l’aspetto meramente economico.

Tra i tanti casi sottoposti ad “Interessicomuni” potrei citare quello dell’azienda a conduzione familiare in ritardo con le rate del mutuo a causa della diminuzione del volume d’affari dovuta alla crisi, la quale è aggredita da parte dell’istituto creditore con uno stalking continuo, caratterizzato da uno stillicidio di telefonate arroganti e piene di disprezzo. Un funzionario ha addirittura detto alla moglie del titolare: ‘Se avete meno lavoro vuol dire che non siete capaci a fare il vostro mestiere’. Hanno due bambini e ora si ammazzano di lavoro sino a notte fonda nella speranza di venirne fuori. Per non dire del ragazzo con la compagna incinta, che ha perso il lavoro ed al quale per soli 4.000 euro di scoperto di conto corrente minacciano di portargli via la casa. Certo, i debiti sono debiti e vanno pagati, ma è giusto che le cose vengano risolte così?”.

Interessicomuni, che prestissimo diventerà una Fondazione operante in tutta Italia, si avvale della consulenza tecnico-legale di Fondazione SDL, che è specializzata nella lotta all’anatocismo ed all’usura bancaria. Punte di diamante sono gli avvocati Serafino Di Loreto e Biagio Riccio, due luminari in materia, i quali a loro volta si avvalgono della collaborazione di 250 legali presenti in ogni parte della penisola.

“Vedo di continuo casi di costi del denaro che sfiorano il 30%, percentuale incredibilmente sopra l’usura (che è reato penale – ndr), e persone che, nonostante tutto, continuano a subire per vergogna o per paura di finire a vivere sotto un ponte. E’ ora di dire basta”.

Anche perché fino a 3-4 anni fa le banche ‘tampinavano’ i clienti pur di piazzar loro dei mutui che coprivano anche il 120% della somma di cui avevano bisogno per comprare un appartamento od i muri di un negozietto. Oggi, invece, se vai sotto zero anche solo di poche centinaia di euro ti dimezzano o tolgono il fido, chiedendo talvolta il rientro immediato delle somme prestate. Così, se prima eri in bilico, ora si spalancano le porte dell’Inferno. Mi domando: non sarebbe meglio e più utile per tutti sedersi intorno ad un tavolo e discutere, per offrire una via d’uscita alle persone oneste che non ce la fanno più?!? Un comportamento più umano converrebbe anche alle stesse banche. Il protocollo, già … Quando il protocollo si sostituisce al buon senso, non c’è più alcuna assunzione di responsabilità, è come aver subito una lobotomia di gruppo a prezzo scontato.

A proposito  facciamo che ho comprato la bottega per svolgere la mia attività professionale. Quando l’ho comprata è stato acceso un prestito, un mutuo consensuale, giusto? e mi è stata finanziata al 100%, ad un prezzo diciamo di 100.

Bene. Mettiamo che dopo 5 anni il mio lavoro non mi permetta più di pagare le rate, e questo non certo perché io nel frattempo sono diventato incapace, bensì perché, con la crisi, sono cambiate le condizioni del mercato.

La banca allora insiste e persiste nel chiedermi conto del debito, sapendo che la bottega oggi vale 25 e non più 100. Chiedo scusa, forse sono un illuso, ma la banca non dovrebbe mettermi nelle condizioni di pagare meno interessi ed allungarmi i tempi di rientro? Altrimenti che affare fa la stessa banca se a fronte di 100 prestati riporta a casa un valore di 25?!?

Ma che senso ha? Se semplice è stato il matrimonio, altrettanto semplice deve essere anche il divorzio. Tieni, prendi il locale, e poi? Cosa ci hai guadagnato? Cosa te ne fai? Tutto ciò diventa un incubo assurdo per l’una e per l’altra parte: per il direttore di banca che dovrà rendere conto ai suoi superiori per il prestito non andato a buon fine; e per il povero artigiano che maledirà il giorno in cui ha deciso di acquistare la sua bottega accettando la proposta di un mutuo. ‘Ma questo è il protocollo ti senti dire dai funzionari dell’istituto di debito. Pensate che ancora fino a qualche giorno fa erano istituti di credito …”.

Provo a riformulare il concetto: secondo la logica la banca, che ti ha dato 100, avrebbe interesse almeno a riportare a casa altrettanto, cioè 100, rientrando così della somma concessa, e per questo dovrebbe mettere in campo tutte le iniziative utili a raggiungere questo obiettivo: ad esempio aumentare il numero di rate richieste al bottegaio (diminuendo cioè l’importo di ogni singola rata), nonché azzerando gli interessi richiesti. Così facendo ci guadagnerebbe sia la banca sia il cliente. Già. Ed invece no: il funzionario s’impunta e, spesso senza nemmeno scusarsi, fa partire il famigerato iter di “addosso al poveraccio”!

Ah sì? gli direi io. Bene, allora vai al diavolo tu ed il tuo protocollo masochistico, la tua burocrazia oggettivamente anti-economica. Ecco la mia bottega, che a te non serve a nulla, e che forse, chissà quando, riuscirai a piazzare a qualcun’altro per due lire riciclate: contenta banca? Cosa ci hai guadagnato con la tua azione seriale? E quanto ci hai perso, provocando perdite più danni sociali e famigliari?

Domanda delle 100 pistole: perché, come ho anticipato poc’anzi, il funzionario di turno, che comunque ha un nome ed un cognome (non è una figura astratta, avendo un ruolo e svolgendo mansioni), non fa un discorso di buon senso, di logica e di interesse negli “interessicomuni”, appunto?!?

Semplice: perché le banche hanno fatto un patto scellerato, come lo chiamo io, con tutta una serie di società esterne, delle Srl dai nomi spesso astrusi, le quali, vedendosi appaltato tale servizio di esattoria e riscossione della disperazione, talvolta anche un po’ stracciona, hanno carta bianca per tormentare il malcapitato cliente in nome e per conto dell’istituto di credito, laddove si cercherà in tutti i modi ed a qualsiasi costo di andare ad incassare un credito da chi non può pagarlo. Affidano, cioè, la pratica a dei mazzieri, poiché le spoglie del moribondo devono dar da mangiare a tutti, strozzini inclusi”.

La responsabilità è sempre e comunque degli uomini, anche se una gran parte della classe dirigente bancaria normalmente si trincera dietro lo svolgimento acritico dei propri ‘doveri’, arrivando ad avallare comportamenti anche “delittuosi”. E la questione morale? E la ricaduta sociale? E l’esercizio attivo della propria coscienza, magari in termini di obiezione attiva, nei confronti di ciò che è palesemente sbagliato od ingiusto fare?

Porto un altro esempio, ricavato pure questo dall’esperienza di ‘Interessicomuni’. Un’imprenditrice l’altro giorno è venuta a chiedermi aiuto sia a livello legale che psicologico avete capito bene: psicologico. Durante l’incontro avuto nella nostra sede, dove è venuta per illustrare il suo caso, ha ripetuto più volte: ‘Ho solo voglia di togliermi la vita’. Tra le altre cose degne di approfondimento, sfogliando la sua documentazione, mi sono accorto che aveva sottoscritto con la sua banca una rinuncia a poter in futuro far valere i suoi diritti. La sua giustificazione? ‘Avevo una pistola puntata alla tempia’. In senso figurato, ovvio, ma la testimonianza resta. ‘Per rinnovarmi una linea di fido, tra l’altro a tempo determinato, ho rinunciato ad ogni eventuale futura azione contro l’istituto in tema di tassi usurari’. Insomma, siamo al ricatto. A parte che qualsiasi legale smonterebbe facilmente la validità di una firma apposta in quelle circostanze …”.

A questo punto mi vengono in mente le parole del Santo Padre, pronunciate il 14 gennaio scorso in udienza generale. Papa Bergoglio, cito a memoria, ha detto che ‘è immorale che non si facciano mangiare i bambini per pagare la rata del mutuo’.

Per questo ho scritto a Papa Francesco, informandolo del fatto che dalle nostre parti una banca sta usando ancora il nome ‘Banco dei Santi’ per praticare costi del denaro ai confini dell’usura. Perciò mi sono permesso di segnalare alla massima autorità morale oggi sulla Terra l’utilizzo improprio di un brand che scomoda (sfruttandoli) addirittura i santi. Mentre le colpe, si sa, sono sempre e solo dei fanti”.

Io ed ‘Interessicomuni abbiamo scelto di accendere i riflettori su questo malessere, diventato ormai una patologia sociale. Tutti i cittadini correntisti di banca devono controllare i loro conti correnti, i loro mutui e leasing per far valere i loro diritti, affrontare i problemi che li affliggono, evitando così di cadere nel baratro della disperazione. Perché chi ha agito in buona fede non merita di essere umiliato, vessato e vedere la propria dignità umana e professionale calpestata, a volte, con sprezzo. Agli ‘operatori della trincea bancaria’, invece, chiedo un atto di altrettanto coraggio, cioè quello di soluzioni intelligenti ed umane in alternativa a quelle (ciniche, brutali, scorrette) messe in campo fino ad oggi; le quali porteranno quasi certamente il correntista a pagare il suo debito, con la sopravvenienza di un grande ritorno di immagine, ossia di un meccanismo onesto e virtuoso che fidelizzerà anche i clienti di domani.

Angelo Santoro